Maurizio Landini: noi italiani i primi a fermare Bezos
di Claudia ArlettiRoma. L'ombrellone a Gabicce in estate. La maglia della salute in inverno e di sera un libro giallo. Gli amici di sempre, la moglie (di sempre anche lei) nel paese di sempre. È l'iconografia di una vita tranquilla, con Il postino di Troisi nel cuore, lontana da Netflix e dai social. Ma Maurizio Landini è stato appena rieletto segretario generale di una macchina con cinque milioni di iscritti ("persone che ogni mese scelgono di versare una quota di denaro alla Cgil senza che gliel'abbia ordinato il medico") e gira, gira come una trottola su e giù per l'Italia. Alle 8 del mattino, tra accattivanti volumi tipo L'energia del salario e L'accordo Iri-sindacati, sulla sua scrivania spunta una gran tazza di tè: "Ne bevo in quantità, ho detto basta al caffè".
Lo sa che in tv, quando era il leader dei metalmeccanici, aveva un'aria più descamisada? Sarà il ruolo?
"Più che alt…
Roma. L'ombrellone a Gabicce in estate. La maglia della salute in inverno e di sera un libro giallo. Gli amici di sempre, la moglie (di sempre anche lei) nel paese di sempre. È l'iconografia di una vita tranquilla, con Il postino di Troisi nel cuore, lontana da Netflix e dai social. Ma Maurizio Landini è stato appena rieletto segretario generale di una macchina con cinque milioni di iscritti ("persone che ogni mese scelgono di versare una quota di denaro alla Cgil senza che gliel'abbia ordinato il medico") e gira, gira come una trottola su e giù per l'Italia. Alle 8 del mattino, tra accattivanti volumi tipo L'energia del salario e L'accordo Iri-sindacati, sulla sua scrivania spunta una gran tazza di tè: "Ne bevo in quantità, ho detto basta al caffè".
Lo sa che in tv, quando era il leader dei metalmeccanici, aveva un'aria più descamisada? Sarà il ruolo?
"Più che altro, sarà l'età che avanza".
Però sulla vostra pagina Fb si leggono post come "riuscirà Landini a innescare un moto generale di lotta?". E anche: "in Francia scioperi, in Italia un assordante silenzio...".
"Quando le condizioni delle persone peggiorano e un'intera generazione è precaria, senza diritti, e per di più la scuola ti insegna che la sola via per vivere è competere, la prima conseguenza è che venga messa in discussione l'esistenza del sindacato. Che vive se le persone si coalizzano, si uniscono e organizzano tra loro. Mentre le leggi da anni vanno in direzione contraria".
La peggiore di tutte?
"Dal pacchetto Treu, al Libro bianco di Roberto Maroni, fino al Jobs Act, si sono moltiplicate le forme di lavoro senza diritti. E si è favorita la crescita di un lavoro fintamente autonomo, per cui a parità di ruoli ci sono tutele diverse e stipendi diversi, in contrasto con la Costituzione. La stessa contrattazione collettiva è in forse. Il famoso articolo 8 della 148/2011 consente accordi aziendali territoriali che derogano dalle leggi".
Colpa di chi?
"La politica ha abbracciato l'idea che il mercato risolva tutto, e l'illusione che alla fine le persone sistemino da sé i propri problemi. La centralità del mercato ha prevalso e il lavoro è tornato a essere una semplice merce".
Tanti pensano che questa sia l'unica realtà possibile.
"Ma nessuno dice: da grande voglio fare il precario. Tra i giovani vedo anzi crescere la contestazione, una visione critica di quello che avviene nel Paese, una domanda di realizzarsi nel lavoro che si fa".
Intanto sono i parigini a protestare, anche se in modo disordinato.
"La protesta e i movimenti si costruiscono e devono avere un obiettivo, puntare a un nuovo modello economico e culturale. Altrimenti si rischia di non ottenere risultati" .
"Non difendo il sindacato a prescindere, ma è difficile fare questo mestiere quando hai misure che rendono legale ciò che legale non è. Pagare qualcuno 3 euro l'ora è immorale. E però la legge lo permette. Negli anni 70 si approvarono norme che garantivano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e il sindacato andava nei luoghi di lavoro a esigere che venissero rispettate. Poi la flessibilità e l'idea che il mercato potesse fare da solo hanno preso il sopravvento".
C'è un partito che può aiutare?
"Tutte le esperienze che si rifanno alla sinistra tradizionale nelle sue varie forme, da quelle comuniste e socialiste fino a quelle socialdemocratiche, hanno esaurito la spinta propulsiva. Queste organizzazioni, nessuna esclusa, una volta arrivate al governo dei loro Paesi hanno confermato il modello preesistente. Fordismo e taylorismo non sono mai usciti di scena. Poi la cosiddetta globalizzazione ha prodotto una competizione nel mondo del lavoro senza precedenti, e la rottura tra le persone e la rappresentanza politica".
Esclude di prendere la tessera Pd.
"Prima, in ogni caso, viene l'appartenenza al sindacato. Per me deve essere chiaro che la funzione primaria dell'agire sindacale è rappresentare gli interessi e la condizione materiale di chi lavora. Non discuto le scelte personali. Ma come segretario generale della Cgil mi regolo così. E come antifascista ho la tessera dell'Anpi".
Questa politica così deludente chi dovrebbe orientarla? La Cgil? Lei?
"Metà dei cittadini non vota, qualcosa significa. È il momento di ricostruire la partecipazione, e un sindacato confederale come il nostro svolge anche una funzione politica. Fisco, scuola, sanità, ambiente: sono temi che riguardano tutti. Non per sostituirci ai partiti, ma per rappresentare chi per vivere ha bisogno di lavorare. E deve cambiare la concezione di fare impresa, tenendo presenti la trasformazione digitale e il rispetto dell'ambiente".
Un reportage del Venerdì nel Piacentino mostrava la Cgil e le altre rappresentanze della logistica in concorrenza e in lite. Un po' triste.
"Le rispondo che serve una legge che garantisca a chi lavora di scegliere il sindacato. E di decidere sui contratti. Ce ne sono circa mille, di cui solo duecento firmati da organizzazioni che hanno reale rappresentanza, e cito dati del Cnel, non della Cgil. Nella logistica prevale la logica dell'appalto, del subappalto e delle finte cooperative; pur appartenendo a un'unica filiera produttiva, i lavoratori spesso hanno contratti diversi. In passato non era così. Vanno ridotti i contratti nazionali e si deve misurare anche la rappresentanza delle imprese. Ora il governo ha introdotto il subappalto a cascata, senza fine. Follia pura, sia perché la maggior parte degli infortuni e delle morti sul lavoro avvengono in questo contesto, sia perché si danneggia chi vuole fare seriamente impresa: la competizione non ha più a che vedere con la qualità, e sarà sfrenata".
"Mi rifaccio all'elaborazione di Bruno Trentin e a un'idea di democrazia compiuta che si realizza attraverso la libertà nel lavoro e la qualità di ciò che si produce. Questo significa anche superare la logica che fa del mercato libero lo strumento di regolazione di tutti i rapporti".
Nel mondo "liquido" del web banchettano Elon Musk e pochi altri.
"Siamo a un passaggio epocale. La tecnologia ha da sempre modificato il lavoro e la vita delle persone, ma oggi il nuovo oro sono i dati, le informazioni private. Lasciar fare al mercato significa permettere che le nostre vite siano usate per fare soldi, mentre il ruolo dello Stato si ridimensiona sempre più".
Abbiamo messo in copertina la storia di Chris Smalls che fonda una union in Amazon. Sembra un film. Ce lo abbiamo, noi, uno così?
"Veramente il primo sindacato al mondo ad avere organizzato uno sciopero in Amazon, nel 2021, e ad avere ottenuto risultati importanti, è quello italiano. E siamo anche l'unico sindacato europeo ad avere ottenuto il blocco dei licenziamenti in tutti i settori durante la pandemia".
Come mai allora proprio i giovani e i non garantiti si tengono alla larga dalle organizzazioni sindacali?
"Il congresso, poche settimane fa, si è aperto dando la parola a una studentessa e a una partita Iva che ha detto "mi rifiuto di lavorare per 750 euro al mese". Ha raccontato che il sindacato non lo aveva mai incrociato. C'è un problema di rapporto con i giovani. Eppure le nuove generazioni non hanno mai avuto così tanto bisogno di rappresentanza come oggi. Dobbiamo tornare per strada, uscire dagli uffici, andare nelle scuole e nelle università. Il baricentro organizzativo va spostato verso il basso, dando più spazio ai delegati e alle delegate eletti nei luoghi di lavoro. Già ora sono il 50 per cento".
Sicuro che i suoi la seguiranno?
"Ho visto un congresso unito e sono ottimista".
Si è mai pentito di una scelta, di una trattativa?
"Ho fatto del mio meglio, poi magari qualche volta non ci ho preso. Ma il mestiere del sindacalista è realizzare accordi e non ne ho mai firmato uno che non sia stato prima approvato liberamente dalla maggioranza dei lavoratori".
Quanto guadagna, si può chiedere?
"Perbacco. Circa 3.900 euro netti al mese. Erano 2.300 quando ero alla Fiom, 2.800 quando sono entrato nella segreteria confederale della Cgil".
Ha lasciato la scuola da ragazzino per aiutare la famiglia; con la sua terza media come se l'è cavata?
"Studiare mi piaceva e, anche se considero il sindacato la mia università, un certo livello di conoscenza mi è mancato. Però ho una linea precisa: se non so, chiedo. Del resto il mio è un lavoro basato sul sapere collettivo. Quando mi proposero di fare il delegato - a 18 o 19 anni - un operaio più vecchio mi disse: dovrai avere chiaro come funziona l'azienda meglio dei dirigenti e del presidente, e l'unico modo per riuscirci è parlare con le persone e fare buoni accordi. Non l'ho dimenticato" .
Come le sembra la scuola dell'era Meloni?
"Quando si reintroduce la logica della meritocrazia, a prescindere dalle condizioni di partenza, e il messaggio è che ognuno compete con qualcun altro per realizzarsi, si offre il modello sbagliato. Non condivido niente delle affermazioni del ministro Valditara".
"Noi, cinque figli, andavamo al catechismo. Mio padre, un partigiano comunista, lasciava fare. Il sentimento religioso è una cosa alla quale non penso. Trovo però nelle encicliche del Papa tanti elementi importanti. C'è un terreno comune, soprattutto nel rimettere al centro la persona".
Per il 1° Maggio sarà a Potenza con Cisl e Uil. Poi tre giorni di mobilitazione. Niente sciopero generale?
"A Potenza ribadiremo l'unità del Paese e il principio secondo cui il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione. Oggi, più che sul lavoro, il Paese sembra fondato sullo sfruttamento e sulla precarietà. Giudichiamo i governi per quello che fanno e non concediamo nulla. Dopo i tre giorni di mobilitazione - il 6 maggio a Bologna, il 13 a Milano e il 20 a Napoli - niente è escluso".
Andrà in piazza con la scorta?
"Come sempre dall'aggressione alla nostra sede, il 9 ottobre 2021. A volte è faticoso, ma sono fortunato, i ragazzi della scorta sono persone straordinarie e ho scoperto un mondo nuovo".
Cofferati a Strasburgo, Camusso deputata; e Landini che cosa farà dopo la Cgil?
"Dai tempi della Fiom, ogni minuto mi danno in politica. Io continuo a fare quello che ho sempre fatto. Dopo, avendo iniziato a lavorare a 15 anni, mi riposerò".
Sul Venerdì del 28 aprile 2023