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Michael J. Fox e il Parkinson: ‘La verità è che sono stato fortunato’

Michael J. Fox, 61 anni, nel film Still, dal 12 maggio su AppleTv+ 
Dopo il successo di Ritorno al futuro, a 29 anni la diagnosi del morbo di Parkinson. Ora l’attore racconta la quotidianità in un docufilm
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Los Angeles. "Non mollerò mai, sarò bastardo fino in fondo. Non voglio raccontare la storia di uno sfigato triste e malato, voglio solo dirvi cosa faccio e come combatto la battaglia contro il Parkinson che porto avanti fin dal 1998". Michael J. Fox mette subito le cose in chiaro. Accompagnato dalla moglie, l'attrice Tracy Pollan, i quattro figli, e da amici e conoscenti, al Festival di Sundance ha presentato il docufilm Still. La storia di Michael J. Fox, dal 12 maggio su Apple Tv+.

'Still: a Michael J. Fox Movie' - trailer

Diretto dal regista Davis Guggenheim (premio Oscar nel 2007 per Una scomoda verità, in cui Al Gore denunciava i disastri climatici), il film alterna elementi documentaristici, foto, spezzoni d'archivio e ricordi, raccontati dall'attore in prima persona con grande senso dell'umorismo e documenta ciò che accade quando un inguaribile ottimista si trova a lottare co…

Los Angeles. "Non mollerò mai, sarò bastardo fino in fondo. Non voglio raccontare la storia di uno sfigato triste e malato, voglio solo dirvi cosa faccio e come combatto la battaglia contro il Parkinson che porto avanti fin dal 1998". Michael J. Fox mette subito le cose in chiaro. Accompagnato dalla moglie, l'attrice Tracy Pollan, i quattro figli, e da amici e conoscenti, al Festival di Sundance ha presentato il docufilm Still. La storia di Michael J. Fox, dal 12 maggio su Apple Tv+.

'Still: a Michael J. Fox Movie' - trailer

Diretto dal regista Davis Guggenheim (premio Oscar nel 2007 per Una scomoda verità, in cui Al Gore denunciava i disastri climatici), il film alterna elementi documentaristici, foto, spezzoni d'archivio e ricordi, raccontati dall'attore in prima persona con grande senso dell'umorismo e documenta ciò che accade quando un inguaribile ottimista si trova a lottare contro la malattia.

Guggenheim è un amico di famiglia per i Fox, marito di Elisabeth Shue, l'attrice che interpretava la fidanzata di Marty McFly in Ritorno al futuro 2 e 3: "Ho voluto dare al documentario uno stile quasi sperimentale, inserendo lunghe sessioni di interviste e conversazioni con Michael, nelle quali racconta la sua vita, in parte conosciuta se avete letto i suoi libri. E poi ci sono momenti più spontanei che mostrano il Michael "dietro le quinte", giocherellone, solare, tutt'altro che rassegnato, che testimoniano bene la sua quotidianità".

Per niente pessimista, Michael J. Fox si ritiene un uomo fortunato: "Sono nato in una famiglia operaia, mamma impiegata, e papà nell'esercito per 25 anni", ci racconta. "Rimasero stupiti dal mio desiderio di diventare attore e musicista ma mi hanno sempre aiutato, anche quando andai a Hollywood. Ho sposato la donna che ho sempre amato, ho quattro figli e vivo una vita favolosa. Alcuni giorni sono più difficili di altri, ma la malattia non definisce la mia persona, anzi, sono fortunato perché ho possibilità economiche che altri, con la mia stessa malattia, non hanno. Il Parkinson mi ha permesso di scoprire cosa significa essere grato, e soprattutto che la gratitudine va cercata, aiutata e sostenuta".

Hollywood le ha dato tanto.
"Negli anni Ottanta ero senz'altro uno degli attori più in voga e più conosciuti di Hollywood, grazie a un volto affabile, un sorriso sardonico da figlio di puttana, e un paio di ruoli abbastanza decenti (ride) che mi avevano portato nelle case e sugli schermi di tutt'America. Tutto andava a gonfie vele, quando sul set ho notato che mi tremavano le dita... Via a fare esami e prelievi, alla fine mi hanno diagnosticato il morbo di Parkinson, malattia che colpisce il cervello e provoca problemi come tremore e rigidità che non possono fare altro che peggiorare nel tempo".

E come ha reagito?
"Avevo solo 29 anni. E non essendoci alcuna cura, per sette anni ho cercato di convivere con questa malattia, soprattutto cercando rimedio ai miei problemi, per esempio limitandomi a tenere qualsiasi oggetto con la mano dove non avevo tremolii; e venendo seguito ovunque da Tracy, a cui devo tutto nella vita. Poi mi sono stancato di sotterfugi, di nascondere i lividi presi cadendo e sbattendo a destra e a sinistra, e da quel momento ho deciso di dedicare la mia vita a informare il pubblico sulla malattia, combattere i pregiudizi e raccogliere fondi per la ricerca di una cura tramite la Michael J. Fox Foundation".

Come è nata la fondazione?
"L'abbiamo messa in piedi io e Deborah Brooks con il solo scopo di trovare una cura. Nessun altro obiettivo. Abbiamo creato un network enorme di pazienti e scienziati, che lavorano tutti insieme, e finora abbiamo investito più di un miliardo di dollari, abbiamo sviluppato farmaci per trattamenti più efficaci per combattere gli effetti collaterali della malattia e investito sulla ricerca dei biomarcatori, che dovrebbero permettere di pre-identificare i sintomi della stessa. La fondazione è aperta a tutti, non siamo malati terminali".

Perché un film se aveva già raccontato molto nei libri?
"Per continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica su questa malattia che mi ha cambiato la vita. Ma anche per ringraziare i fan e tutte le persone che mi hanno aiutato. Attenti, questa diagnosi non ha significato la fine della mia vita, ma solo l'inizio. Non è un film sul Parkinson, ma la storia di una persona che affronta la propria fragilità e con l'attivismo cerca di contribuire per far studiare ed eliminare questo morbo. Adesso ho 61 anni, e dopo averle provate tutte (ride) mi piace l'idea di poter raccontare ad altri come si vive con questa malattia".

Una cosa che avrebbe voluto fare?
"Continuare a recitare, senza dubbio. Amavo ed amo recitare, adesso ancora più di prima, vestirmi con la pelle e le idiosincrasie di altri è un toccasana, e dopo 30 anni di carriera in cui sono sempre stato il ragazzino della porta accanto ho provato un piacere enorme quando m'hanno chiesto di fare, per la serie tv The Good Wife, Mr. Louis Canning, il più grosso bastardo stronzo disabile della storia della tv, nato per manipolare le giurie grazie alla sua malattia. Sai quante volte avrei voluto fare la stessa cosa, anche solo per ridere della vita. Essere tristi è tremendo!".

Un consiglio per chi è stato colpito dal morbo?
"Non isolatevi. Non si muore di Parkinson, ma con il Parkinson, perché una volta che ce l'hai è per tutta la vita, ecco perché stiamo lavorando per eliminarlo. Per condurre una vita dignitosa è necessario fare molto esercizio fisico, e nutrirsi bene. La cosa peggiore che potete fare a voi stessi è ignorare il fatto che siete malati, è importantissimo per la mente e il morale, non nascondetevi, e anche se non è facile, fatevi aiutare dalle persone che vogliono farlo".

Un rimpianto?
"Aver detto di no al ruolo di Sam Wheat, in Ghost, che grazie al mio rifiuto andò a Patrick Swayze, nessuno avrebbe mai potuto farlo come lui. Non tutti i mali vengono per nuocere".