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Erminio Spalla. Dai guantoni al cinema: la vita avventurosa di un pugile artista

Milano, 28 settembre 1924: Erminio Spalla sconfigge Piet van der Veer nella rivincita per il titolo europeo. getty images
  
Scultore, cantante, editore. E, solo per caso, campione di boxe. Vita e miracoli del primo italiano che 100 anni fa, 20 maggio 1923, vinse un titolo europeo. Per poi darsi al cinema
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Il suo bel viso da attore più che da pugile (e lui fu attore e pugile) ancora sorride tra i corridoi celesti di YouTube, come quando Erminio recitava per Vittorio De Sica e Dino Risi. E le sue mani potenti e leggere ancora si chiudono per prendere a pugni l'aria in un vecchio filmato, sono saltelli e sorrisi, il ring è un improvvisato quadrato di legno con le corde molli, sembra un'aia o un cortile, ci sono sedie vuote nel barbaglio remoto del bianco e nero. Alla fine dell'esibizione, concede un'altra smorfia sbarazzina da timido incoraggiato, i riccioli che scappano sulla fronte. Poi fa l'occhiolino, compiaciuto della sua giovinezza per sempre.

Idolo popolare. E da fumetti

Erminio Spalla, il pugile artista, l'uomo dalle mille vite, primo campione d'Europa nella storia della boxe italiana esattamente un secolo fa, la boxe dei pionieri degli anni Venti, rinasce così nelle forme della nostra modernità, eppure non perde il fascino…

Il suo bel viso da attore più che da pugile (e lui fu attore e pugile) ancora sorride tra i corridoi celesti di YouTube, come quando Erminio recitava per Vittorio De Sica e Dino Risi. E le sue mani potenti e leggere ancora si chiudono per prendere a pugni l'aria in un vecchio filmato, sono saltelli e sorrisi, il ring è un improvvisato quadrato di legno con le corde molli, sembra un'aia o un cortile, ci sono sedie vuote nel barbaglio remoto del bianco e nero. Alla fine dell'esibizione, concede un'altra smorfia sbarazzina da timido incoraggiato, i riccioli che scappano sulla fronte. Poi fa l'occhiolino, compiaciuto della sua giovinezza per sempre.

Idolo popolare. E da fumetti

Erminio Spalla, il pugile artista, l'uomo dalle mille vite, primo campione d'Europa nella storia della boxe italiana esattamente un secolo fa, la boxe dei pionieri degli anni Venti, rinasce così nelle forme della nostra modernità, eppure non perde il fascino di un antico idolo popolare. Lui che, prima e dopo essere stato un padreterno del ring e avere affascinato l'Europa e le Americhe, ha messo insieme una quantità di avventure da eroe dei fumetti: campione sportivo e scultore, pittore e cantante, paracadutista e istruttore ginnico, giornalista-editore e scrittore, soldato in due guerre mondiali e attore per registi importanti, ma anche protagonista di celebri Caroselli. Erminio Spalla: un fenomeno.

La moltiplicazione di esistenze comincia il 7 luglio 1897 in un paesino del Monferrato, Borgo San Martino, provincia di Alessandria. Suo padre fa l'agricoltore e commercia vini, e presto trasferisce la famiglia a Milano. Qui il giovane Erminio comincia a lavorare in un laboratorio di scultura, e il talento non passa inosservato: allora si iscrive all'Accademia delle Belle arti di Brera, dove le sue mani delicate ed esatte sembrano già stringere un destino fatto di scalpelli e marmo. Ma la leggenda racconta che proprio in questo momento della gioventù Erminio Spalla vada al cinema e si metta a guardare le immagini del campionato mondiale di boxe dei pesi massimi tra Jack Johnson, il detentore, e Jim Jeffries: è il 4 luglio 1910. Un match magnifico, vinto dal pugile di colore, lo sfidante, per K.O. al quindicesimo round. Ma ad andare al tappeto è il giovane Erminio, colpito dal cazzotto della passione sulla via di Damasco, anzi di Reno, stato del Nevada, dove si svolse il combattimento galeotto.

I guantoni dell'immortalità

Ed è così che il ragazzo si iscrive alla palestra dell'U.S. Milanese insieme al fratello Giuseppe. Entrambi diventeranno pugili e non vinificatori, come il loro babbo avrebbe forse sperato. La prima vita di Erminio Spalla è anche la più gloriosa, quella con i guantoni e le scarpette allacciate. Nel 1918 è già professionista, status che gli impedisce di partecipare alle Olimpiadi di Anversa del 1920, allora riservate solo ai dilettanti, non però di iscriversi ai Giochi Interalleati di Parigi, riservati ai militari che avevano combattuto nella Grande Guerra: Erminio Spalla vince il titolo dei mediomassimi nell'ultimo giorno di gare, sconfiggendo l'australiano John W. Pettybridge.

Sono anni di sport eroico e tumultuoso, dove pugili perfetti per un racconto di Jack London si menano senza ritegno. La sorte porta Erminio ad affrontare anche il fratello Giuseppe, i due ora sono pesi massimi, e il match finisce in parità. Ed Erminio Spalla comincia a essere accompagnato da voci di grandezza, tra l'altro è un personaggio espansivo, aitante, un dongiovanni. La sua fama varca l'oceano. Lo vogliono in America dopo un tour a Londra e Berlino, ormai è una star. Nella Newark che sarà di Philip Roth, il 21 maggio 1921, spedisce al tappeto al primo round la gloria locale Frank Hagney, poi torna in Italia dove batte il tedesco Breitenstraeter e l'inglese Cowler, ricevendo i complimenti di Mussolini, scaltrissimo nel volgere in propaganda ogni successo sportivo.

Mentre il fratello di Erminio diventa campione italiano dei massimi, lui si prepara all'incontro che lo renderà immortale: quello del 20 maggio 1923 all'Arena Civica di Milano, contro l'olandese Piet van der Veer. Una battaglia estenuante, venti riprese che daranno all'italiano la vittoria ai punti, e il primo titolo europeo nella nostra storia: l'impresa che compie adesso cent'anni. Erminio avrà la meglio anche nella rivincita, il 28 settembre 1924, di nuovo ai punti e ancora in venti round.

La corona lo cinge in altre avventure lontane, come la sfida all'argentino Luis Ángel Firpo, detto "il toro selvaggio della Pampa", o come quella al mitico Jack Dempsey, campione del mondo, che batterà l'italiano che pure lo aveva scaraventato oltre le corde alla prima ripresa. Il titolo europeo sarà perduto nel 1926 contro il basco Uzcudun, e quello italiano un anno più tardi. È il momento di dire addio alla boxe, ma altre memorabili vite sono in arrivo.

Povero ma bello

Nel 1927 Erminio comincia a recitare e lo farà in ben 53 film, alcuni passati alla storia, come Poveri ma belli, Il mattatore e Miracolo a Milano. Non sono mai parti da protagonista, ma camei che si fanno ricordare. Erminio è molto espressivo, sia che interpreti un barbone di periferia o un detenuto, sia che pubblicizzi a Carosello il Brandy Gran Senior Fabbri, "il brandy invecchiatissimo", "a buon palato buon brandy". Lo chiama anche Sandro Bolchi per la storica versione televisiva dei Karamazov. Ma non finisce qui. Erminio Spalla diventa cantante lirico, fonda e dirige una rivista, ottiene la croce al merito di guerra, fa l'allenatore, scrive tre autobiografie e incide canzoni alla moda. Restano di lui, scomparso il 14 agosto 1971, il fascino senza tempo, il sorriso, un viale romano all'Ardeatino che porta il suo nome e l'immagine in una guglia del Duomo di Milano, insieme a Primo Carnera, per volere del governo fascista che esaltò quelle mani piene di pugni.