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Edda Ciano Mussolini, in un libro la vita della figlia prediletta del Duce

Edda Ciano nel dopoguerra. getty images 
Varcò il confine svizzero poco prima della fucilazione del marito Galeazzo. Passerà due anni in convento, poi in una clinica psichiatrica, come racconta con documenti inediti "Morire è poco" di Enrico Mannucci
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"La figlia del duce era donna con uso di mondo, si considerava una vera cosmopolita, d'altronde era stata in Sudamerica, a Stalino, vicino a Stalingrado, aveva visitato Africa e Asia per arrivare in Cina e stare tre anni a Shanghai, consorte di Galeazzo, il nostro console laggiù. Se la cavava con quattro lingue oltre all'italiano: 'Parlo inglese e francese e sono in grado di comprendere spagnolo e tedesco'". Così il giornalista Enrico Mannucci descrive Edda Ciano nel libro a lei dedicato, dal titolo Morire è poco. L'esilio di Edda Ciano (Neri Pozza): una persona intraprendente e irrequieta, una delle donne più potenti d'Europa.

Ma quando il 9 gennaio 1944 Edda Mussolini varca clandestinamente e sotto falso nome il confine italosvizzero, due giorni prima che il marito Galeazzo Ciano, ex ministro degli Esteri del governo fascista, sia fucilato, "a trentatré anni, è una donna stremata, cupa, quasi isterica,…

"La figlia del duce era donna con uso di mondo, si considerava una vera cosmopolita, d'altronde era stata in Sudamerica, a Stalino, vicino a Stalingrado, aveva visitato Africa e Asia per arrivare in Cina e stare tre anni a Shanghai, consorte di Galeazzo, il nostro console laggiù. Se la cavava con quattro lingue oltre all'italiano: 'Parlo inglese e francese e sono in grado di comprendere spagnolo e tedesco'". Così il giornalista Enrico Mannucci descrive Edda Ciano nel libro a lei dedicato, dal titolo Morire è poco. L'esilio di Edda Ciano (Neri Pozza): una persona intraprendente e irrequieta, una delle donne più potenti d'Europa.

Ma quando il 9 gennaio 1944 Edda Mussolini varca clandestinamente e sotto falso nome il confine italosvizzero, due giorni prima che il marito Galeazzo Ciano, ex ministro degli Esteri del governo fascista, sia fucilato, "a trentatré anni, è una donna stremata, cupa, quasi isterica, attraversa una delle fasi di pessimismo e autocommiserazione, per lei ormai frequenti quanto prima erano state quelle di esaltazione e sicumera". È sola, in crisi, disgustata dal comportamento del padre, che ha dato il suo beneplacito all'uccisione di Galeazzo, e inseguita dai tedeschi che vorrebbero mettere le mani sui diari del marito.

Attraverso documenti originali e lettere,  l'autore ricostruisce in modo inedito i due anni passati in Svizzera dalla figlia del duce, prima in un convento a Ingenbohl, poi in una clinica psichiatrica a Monthey. E racconta come, nonostante la depressione, sia riuscita a crearsi una rete di protezione efficace agli occhi delle autorità elvetiche, facendo riferimento al mondo finanziario e a forti legami internazionali, come quello con Virginia Agnelli. Grazie alla sua mediazione, Edda riuscirà a fare arrivare i diari agli Alleati, vendicando così la morte di Galeazzo. Una volta tornata in Italia, sarà in grado di smarcarsi con scaltrezza dal ruolo di figlia del dittatore, per diventare una protagonista dei nascenti rotocalchi, con rivelazioni, memoriali, confessioni. Senza però mai raccontare nei dettagli gli anni passati in Svizzera.