Misiliscemi (Trapani). Il neo primo cittadino Salvatore Tallarita racconta che i partiti gli hanno offerto di tutto: "Pure il posto di vice sindaco di Trapani" sorride ""basta che non ve ne andate", era la condizione". Ma, ormai, le otto contrade avevano deciso: ""Ci staccheremo da Trapani, che ci ha abbandonato", ripetevano. E così è stato, nel 2021". Misiliscemi è uno degli ultimi comuni nati sulla carta geografica d'Italia: "È soprattutto un laboratorio di nuova politica", tiene a precisare Tallarita, geometra specializzato in arredamenti per interni. Ma guai a parlargli di leghe, populismo o antipolitica: "Negli anni Novanta" racconta "fu il vescovo a creare un collegamento fra le sette parrocchie di questa bellissima campagna alla periferia della città; peraltro fra noi e Trapani c'è pure un altro comune, Paceco. E, allora, poco a poco, abbiamo capito che eravamo una comunità". Così, adesso, nella maggioranza del nuovo Comune c'è gente che non ha fatto mai politica: "All'opposizione, ci sono invece tutti i partiti", dice Tallarita.
Ora, il sindaco tira fuori da un cassetto una cartina e mostra i fiumi che delimitano i 13 chilometri quadrati di territorio, da una parte e dall'altra: "Vede?" dice. "Ci sono pure dei confini naturali e un incantevole sbocco sul mare delle Egadi, che ha segnato la storia: fra queste contrade, nel 1299, si tenne la battaglia di Falconaria, in cui l'esercito di Federico terzo di Sicilia sconfisse quello del Regno di Napoli". Oggi, la grande battaglia Misiliscemi la sta facendo con la burocrazia e la politica del Comune di Trapani. "Non vogliono cedere, come dovrebbero, una parte del loro personale", racconta l'assessore Giuseppe Laudicina. "E poi non ci hanno ancora consegnato gli immobili che ci spettano, la rete idrica soprattutto". Risultato, al momento, il nuovo Comune di Misiliscemi ha un solo dipendente, un'assistente sociale, nuova assunta. Ma non ha una sede, solo qualche stanza di un'ala del grande palazzo che ospita il Comune di Trapani: "Questo almeno ce l'hanno concesso" sorride il sindaco "ma sono stanze spoglie, dove ci stanno solo una scrivania e qualche sedia".
Ospiti non graditi
Benvenuti al Comune di Misiliscemi: "In fondo al cortile, salga al terzo piano", informa l'usciere giù all'ingresso. Le scale sembrano non finire mai. E arrivati in cima scopri che c'è l'ascensore. Ma, evidentemente, al Comune di Trapani, gli ospiti di Misiliscemi non sono graditi. E anche l'ingresso non è dei più accoglienti: al terzo piano, la prima scritta che è appare è "Toilette"; accanto, "Comune di Misiliscemi". Sorride l'assistente sociale Fabiola Mannone, l'unica dipendente: "Non si lasci ingannare dalle apparenze, questo è un grande cantiere" dice "io per adesso mi occupo di tanti casi riguardanti minori, anziani, donne vittime di violenza. E, intanto, lavoro per creare un servizio sociale che sia davvero territoriale, partecipativo e solidaristico. Sarà un modello". Ci riuscirà da sola? "Spero arrivi almeno un impiegato amministrativo". Il sindaco annuisce: "Capisco che anche il Comune di Trapani abbia carenza di personale, ma devono darcene una parte. Mi appresto a scrivere alla Corte dei conti". La battaglia di Misiliscemi: "Anche la consegna delle rete idrica è fondamentale" spiega "ci sono decine di falle negli impianti e devo intervenire al più presto. Venga le faccio vedere".
In effetti, lungo la strada per Salinagrande, ci sono tanti zampilli sull'asfalto, che creano delle pozzanghere. "Da sempre è così", sussurra una signora che per attraversare col bambino e la spesa in mano fa un giro largo. "Sarà perché Misiliscemi deriva dall'arabo Manzil-al-Escemmu, che significa luogo elevato dove scorre l'acqua?". Ma il sindaco assicura che qui non ci saranno più destini già scritti. Uno l'hanno appena cambiato i carabinieri del Ros, arrestando il superlatitante Matteo Messina Denaro, che nel 1995 ordinò l'uccisione di un coraggioso agente della polizia penitenziaria, Giuseppe Montalto, in carcere aveva scoperto dei pizzini: in una delle piazze di Misiliscemi c'è un monumento che ricorda l'agguato di quel 23 dicembre. In un'altra contrada del nuovo comune, i killer di Totò Riina freddarono il giudice Alberto Giacomelli, la mattina del 14 settembre 1988: era andato in pensione da un anno, ma il capo dei capi non gli aveva perdonato di avere sequestrato i beni a suo fratello Giacomo.
"Questo territorio è ricco di storia" dice Carlo Vultaggio, instancabile animatore della Web Tv di Misiliscemi, "dai pozzi arabi ai giorni nostri, vogliamo far conoscere un pezzo di Sicilia che oggi si batte per il proprio riscatto". Qualche tempo fa, il sindaco ha ricevuto la visita di un architetto portoghese, che si è innamorato di questo territorio e ora vuole aiutare la comunità a realizzare un grande parco agricolo e storico. Tra le saline con i fenicotteri, il fiume Misiliscemi che attraversa le contrade, i mulini a vento. Un angolo di paradiso che per tanti anni è stato però ostaggio della politica più becera. "La vera guerra che ci hanno fatto è perché i novemila abitanti costituivano un importante bacino elettorale", spiega il sindaco Tallarita.
Un tempo questo era il regno di Francesco Canino, esponente storico della Democrazia cristiana trapanese, finito sotto inchiesta per collusioni con la mafia, morì all'improvviso durante il processo: la procura di Trapani aveva chiesto per lui 12 anni di carcere, perché in questo territorio avrebbe favorito un altro laboratorio politico, tutt'altro che lecito, quello di "Sicilia libera", il movimento autonomista che Cosa nostra voleva rilanciare a metà degli anni Novanta. Dopo Canino, il territorio di Misiliscemi è stato il regno di Paolo Ruggirello, l'ex uomo forte del Pd in Sicilia, finito in manette perché incontrava i boss: nei giorni scorsi, il pubblico ministero della procura di Palermo Gianluca De Leo ha sollecitato una condanna a 20 anni. Sono le ombre di un passato anche recente.
In attesa dei fondi
"Anni di incuria e disattenzione della politica", dice Maurizio Macaluso, profondo conoscitore della storia antica del territorio, "che hanno portato a recenti devastazioni". Non pulire i corsi d'acqua ha portato il Verderame a esondare dopo le piogge insistenti: nell'ottobre dell'anno scorso, la frazione di Salinagrande ha vissuto momenti drammatici: strade allagate, case devastate dal fango. Era già accaduto anni fa. "E ancora aspettiamo i risarcimenti della Regione", raccontano.
Però, è scattata la solidarietà dei comuni dei circondario: "In certi momenti non possono esserci divisioni", dice l'assessora di Erice Carmela Daidone, che oggi è arrivata a Misiliscemi con i volontari dell'Associazione "Donare rende felici": stanno consegnando degli elettrodomestici ai cittadini più bisognosi. Ma la vera speranza è nei fondi del Pnrr, arriveranno anche nel comune 1432 d'Italia, 142esimo in Sicilia: "Per ammodernare una scuola, per creare percorsi di sport e inclusione", spiega l'assessore ai Lavori pubblici. Nella maggioranza di Misiliscemi gli uomini sono in minoranza: "Siamo solo in tre in Consiglio, le donne sono cinque", spiega Giuseppe Laudicina. Un'altra donna battagliera è Silvana Alagna, la referente del plesso scolastico Giovanni Pascoli: "In questo territorio mancano spazi di aggregazione per i nostri ragazzi, dai centri sociali alle palestre".
Il sindaco rassicura: "Siamo un grande cantiere". E, intanto, Misiliscemi è già diventato un punto di riferimento per tanti altri territori che vorrebbero staccarsi dalle grandi città: "Ci hanno contattato da tutta la Sicilia e anche da fuori", dice Salvatore Tallarita. La lista degli aspiranti comuni cresce sempre più. "Sa quando abbiamo presentato le 2.600 firme per la richiesta del referendum nel 2014?" sorride il sindaco. "Il 24 dicembre. Quando la politica era distratta".
Sul Venerdì del 28 aprile 2023