Ai Weiwei, un cinese alla scoperta dell'America
di Daria GalateriaL'artista Ai Weiwei partì nel 1981 per gli States. Alla Bank of China di Pechino, la sola che poteva cambiare i renminbi in dollari, calcolarono la distanza tra New York e Philadelphia, e gli diedero in contanti 30 dollari, per pagarsi il bus. Sotto la neve Ai arrivò così a Philadelphia, dove una vecchia compagna di classe lo spedì subito a suonare ai campanelli del vicinato, a cercar lavoretti. Cominciò a pulire le case; era bravo, ma non si raccapezzava con i tantissimi, variegati, specifici prodotti. Vagava poi nei musei - vide una ruota di bicicletta montata su uno sgabello di legno; era Duchamp, ma ancora non lo sapeva. Era Natale quando sbarcò a New York, trovando il clima simile a quello di Pechino - sono sulla stessa latitudine; perse la borsa di studio per aver consegnato una prova in bianco (non sapeva abbastanza l'inglese). Perciò prese dal marciapiede una vecchia tv buttata, e non la spense più, nel suo monolo…
L'artista Ai Weiwei partì nel 1981 per gli States. Alla Bank of China di Pechino, la sola che poteva cambiare i renminbi in dollari, calcolarono la distanza tra New York e Philadelphia, e gli diedero in contanti 30 dollari, per pagarsi il bus. Sotto la neve Ai arrivò così a Philadelphia, dove una vecchia compagna di classe lo spedì subito a suonare ai campanelli del vicinato, a cercar lavoretti. Cominciò a pulire le case; era bravo, ma non si raccapezzava con i tantissimi, variegati, specifici prodotti. Vagava poi nei musei - vide una ruota di bicicletta montata su uno sgabello di legno; era Duchamp, ma ancora non lo sapeva. Era Natale quando sbarcò a New York, trovando il clima simile a quello di Pechino - sono sulla stessa latitudine; perse la borsa di studio per aver consegnato una prova in bianco (non sapeva abbastanza l'inglese). Perciò prese dal marciapiede una vecchia tv buttata, e non la spense più, nel suo monolocale con futon e panchina. L'East Village era invaso dall'arte contemporanea; faceva freddo, e un artista alto e magro vendeva palle di neve disposte ai suoi piedi. Finalmente Ai trovò un buon alloggio: era di un artista performativo di Taiwan, che iniziava un anno legato con una corda di nylon di due metri e mezzo alla collega californiana Linda Montano; in casa restava spazio (era un enorme loft, ex officina di macchinari pesanti); intanto Ai, cacciato da altre scuole, diventava un immigrato senza documenti. Nel dicembre 1984 era a un incontro di poesia nella St. Mark's Church, e fu sbalordito da Allen Ginsberg, appena rientrato dalla Cina, che recitò dei versi in cui parlava di suo padre! Il padre di Ai Weiwei, Ai Qing, era il più grande poeta rivoluzionario della Cina (alla caduta del muro di Berlino, per esempio, la poesia che fu letta era sua). Ai si presentò: Ginsberg gli disse che l'abbraccio con suo padre era il suo più bel ricordo della Cina. Presero uno zabaione in un caffè ucraino, e Allen disse a Weiwei che doveva scrivere le memorie di famiglia.
Ai Weiwei non ci aveva mai pensato. La luce dell'indottrinamento ideologico era stata così forte che il passato si cancellava. Così, solo ora Ai Weiwei si racconta, in 1000 anni di gioie e dolori (Feltrinelli): la grotta in cui il padre, uscito di prigione, viveva nella "Piccola Siberia", dove era assegnato alla pulizia delle latrine (ghiacciate: ci lavorava col trapano). Nel 1941 Mao, non ancora presidente ma "colto e riflessivo", si affacciava a parlare con il grande poeta; poi ci fu la stagione delle autodenunce. Un giorno Ai Qing bruciò, col figlio, tutti i libri di casa: sembrò a Weiwei che gli crescesse dentro una forza, il senso "inflessibile" della bellezza.
Sul Venerdì del 5 maggio 2023