Alessandro Manzoni, chi era costui? A 150 anni dalla morte il Venerdì di Repubblica in edicola domani dedica la copertina al più celebrato, ma forse meno amato, tra i grandi della letteratura italiana. A partire dalla sua città, Milano: il poeta Maurizio Cucchi, suo concittadino, racconta i trionfi pubblici e i problemi privati di “don Lisander” seguendolo nelle sue passeggiate tra le strade e i palazzi di quello che oggi è il Quadrilatero della moda. Fino alla chiesa di San Fedele, che gli fu fatale: scivolò sui gradini all’uscita della messa il giorno dell’Epifania del 1873 e non si riprese più, per poi morire il 22 maggio all’età – quasi impossibile per l’epoca – di 88 anni.
Nel suo commento Gabriele Romagnoli si interroga su che cosa resta oggi dell’eredità di Manzoni: per tanti italiani la lettura dei Promessi Sposi, imposta a scuola, è uno spiacevole ricordo, funzionano meglio le parodie. Eppure il capolavoro manzoniano nasconde ancora qualche segreto: ne svela uno l’articolo di Claudia Arletti, recuperando la storia di Emilia Luti, una donna fiorentina che faceva da bambinaia alla nipotina dello scrittore. Che si rivolse a lei per correggere (“risciacquare”, diceva lui) la lingua del suo romanzo.
Già online sul sito, un'intervista di Carmine Saviano a Marco Furfaro, fedelissimo di Elly Schlein: "è una persona intelligente che sa rendere virtuoso un elemento: utilizzare il proprio consenso per agganciarlo alla forza del partito", raconta. Mentre riguardo al governo Meloni afferma: "Di loro ho una pessima impressione: sono dei mentitori seriali". E a chi teme una donna sola al comando risponde: "Siamo piuttosto bravi a cambiare leader...".
Nella pagine di Esteri, un reportage di Francesca Borri da Dara-i-suf, una remota provincia afghana, zona di fame e miniere. Qui, a peggiorare le già dure condizioni di vita di uomini, donne e bambini, più che i talebani sono state le sanzioni.
Gesticolare è buono e giusto. E noi italiani in questo siamo campioni. Ma dovrebbero farlo tutti, dicono convinti i neuroscienziati: perché aiuta a ragionare, a organizzare il pensiero e anche a capire meglio gli altri. In che modo, lo spiega una psicolinguista in un saggio e nell'intervista di Giuliano Aluffi.
Per gli Spettacoli Paola Jacobbi ha intervistato i fratelli Dylan e Hopper Penn, figli di Sean che ora recitano insieme nel film Signs of Love. Dove interpretano due fratelli pieni di problemi.