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Con "Misty" l’impertinente Sarah Vaughan faceva miracoli

La copertina dell’album di Sarah Vaughan, Vaughan 
and Violins, che contiene Misty (1959) 
SENTI QUESTA. La canzone della settimana è "Misty" interpretata da Sarah Vaughan
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Questa cos’è? Una canzone jazz? Una melodia sentimentale? Una raffinata pop song? Una so-tutto-io del canto? Un’ostentazione di virtuosismo? No, no, non è un’opera lirica, solo una canzone di tre minuti e due secondi. È lei che fa miracoli, Sarah Vaughan (1924-1990), detta Sassy, l’impertinente, ma anche The Divine One, la divina: trasforma Misty – una composizione del pianista Errol Garner del 1954, cui successivamente Johnny Burke aggiunse un testo iperglicemico (perfetto per un artista latte e miele come Johnny Mathis, che ne fece un successo da hit parade) – in un motivo assai chic e un po’ snob, così ricco di voli audaci e discese vertiginose da rendere la versione del morbido Mathis una cosina da juke-box.

E sì che anche qui, come lì, si fa sfoggio di archi: Misty è uno dei pezzi forti di Vaughan and Violins (1959), un album preziosissimo dell’impareggiabile jazz singer orches…

Questa cos’è? Una canzone jazz? Una melodia sentimentale? Una raffinata pop song? Una so-tutto-io del canto? Un’ostentazione di virtuosismo? No, no, non è un’opera lirica, solo una canzone di tre minuti e due secondi. È lei che fa miracoli, Sarah Vaughan (1924-1990), detta Sassy, l’impertinente, ma anche The Divine One, la divina: trasforma Misty – una composizione del pianista Errol Garner del 1954, cui successivamente Johnny Burke aggiunse un testo iperglicemico (perfetto per un artista latte e miele come Johnny Mathis, che ne fece un successo da hit parade) – in un motivo assai chic e un po’ snob, così ricco di voli audaci e discese vertiginose da rendere la versione del morbido Mathis una cosina da juke-box.

E sì che anche qui, come lì, si fa sfoggio di archi: Misty è uno dei pezzi forti di Vaughan and Violins (1959), un album preziosissimo dell’impareggiabile jazz singer orchestrato e diretto da Quincy Jones (che all’epoca faceva magie con le voci jazz: Dinah Washington, Helen Merrill, Les Double Six, Ella Fitzgerald, Betty Carter); registrato a Parigi con, tra gli altri, Zoot Sims al sax e Kenny Clarke alla batteria. Quando gli ingredienti sono così abbondanti, e con una cantante di quel calibro da tenere in equilibrio su una mezza dozzina di generi musicali, il rischio è di sembrare presuntuosi e arroganti. Ma la Vaughan non è un’urlatrice alla Dinah Washington, il suo atteggiamento di fronte alla canzone – di Misty in particolare – è timido, se non umile (parliamo di una tigre che si finge gattina, naturalmente). Con un controllo vocale prodigioso, Sassy racconta con impressionismo quasi pittorico le sfumature di quei sentimenti piccoli piccoli che Johnny Burke mise in poesia (i piacevoli sintomi dell’innamoramento). Ascoltatela, e cominciate a contare quante Mine vaganti ha generato questa voce.