Che fine ha fatto la legge Basaglia
di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Buongiorno Serra, sono la sorella di un uomo di quasi quarant'anni che da venti soffre di problemi psichiatrici importanti (grave disturbo di personalità, con deliri e violenza). Questo l'ha portato a vivere tra ospedali, case di cura, comunità e gruppi appartamento. In questi luoghi gli episodi di mancanza di umanità e rispetto sono innumerevoli, a dispetto del vantarsi l'Italia della nobilissima legge Basaglia. Durante l'ultimo ricovero in un ospedale del Torinese, in questo mese di maggio, mio fratello si trovava sulla barella, pieno di tranquillanti per aiutare il rientro dall'ennesima crisi durante la quale aveva rotto vetri in casa dei nostri genitori, e non riusciva a respirare bene. Frase della psichiatra di turno: "Se lei non vuole tornare in comunità e i suoi non la vogliono in casa mi dica lei cosa ci resta…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Buongiorno Serra, sono la sorella di un uomo di quasi quarant'anni che da venti soffre di problemi psichiatrici importanti (grave disturbo di personalità, con deliri e violenza). Questo l'ha portato a vivere tra ospedali, case di cura, comunità e gruppi appartamento. In questi luoghi gli episodi di mancanza di umanità e rispetto sono innumerevoli, a dispetto del vantarsi l'Italia della nobilissima legge Basaglia. Durante l'ultimo ricovero in un ospedale del Torinese, in questo mese di maggio, mio fratello si trovava sulla barella, pieno di tranquillanti per aiutare il rientro dall'ennesima crisi durante la quale aveva rotto vetri in casa dei nostri genitori, e non riusciva a respirare bene. Frase della psichiatra di turno: "Se lei non vuole tornare in comunità e i suoi non la vogliono in casa mi dica lei cosa ci resta da fare? La mando sotto i ponti?".
Può sembrare una frase leggera, vista con gli occhi di noi sani e fortunati, ma per una persona fragile è gratuitamente violenta. Il dedalo di paure, sensi di colpa, abbandono e pericolo nel quale vive la famiglia di un malato psichiatrico è ingiusto e ingiustificabile. Lo scherno e la leggerezza con il quale venticinque anni fa ci è stato detto dal primo psichiatra: "Quando apriamo la cartella di un paziente non la chiudiamo più", ci avrebbe dovuto far capire quale percorso si apriva davanti a noi e a mio fratello. Questa lettera è un grido di indignazione, perché non c'è giustizia nel trattare i malati psichiatrici come numeri da gestire e non persone. Esseri viventi da tenere calmi e inebetiti, dipendenti a vita dai farmaci. Ho vissuto in Islanda, ho osservato da vicino l'inclusione che vivono gli stessi malati, integrati in comunità in cui possono lavorare e avere una dignità. Arrivare alla sera con un senso, con la soddisfazione di aver vissuto un giorno pieno, di aver compiuto qualcosa di importante. A Torino tutto questo è un'utopia, i medici stessi ritengono fisiologico passare dalla casa genitoriale all'ospedale alla comunità e ricominciare il giro, in un eterno gioco dell'oca. Giorni attesi ad aspettare "la terapia", il vuoto della televisione sempre accesa, i pasti, le uscite al caffè. La più alta delle povertà. Un gioco al ribasso che porta alla disperazione. Chissà che qualcuno, leggendo, non abbia idee, piste, consigli, aiuti reali da offrirci.
Lettera firmata
Cara amica, ovviamente non entro nel merito, non ne ho le competenze. Ma proprio la scorsa settimana, in questa stessa pagina, una lettrice citava la legge Basaglia come il classico esempio di "eccellenza italiana" poi andata in malora perché all'intuizione, all'idea potente, non siamo mai capaci di far seguire la cura quotidiana, la manutenzione, la perseveranza, insomma la gestione della normalità.
Abili nello straordinario, mediocri nell'ordinario: detto per sommi capi, questo noi siamo come comunità nazionale. Anche la malattia psichiatrica, come tante altre cose, sembra essere un'eterna emergenza, o peggio una condizione "scandalosa", come se non riguardasse un grande numero di persone e di famiglie, e come se l'esperienza degli ultimi anni non ci avesse suggerito, in maniera sempre più pressante, che il disagio psichico non è certo in fase recessiva. Mancano strutture e mancano psichiatri, si legge spesso. Secondo me manca - soprattutto - la paziente attitudine a includere i problemi, le malattie, le criticità sociali, dentro una rete solida e duratura. Come se stare male fosse ogni volta una sgradevole sorpresa e non, come purtroppo è, parte integrante della vita. Spero che qualcuno legga questa sua lettera e abbia qualche suggerimento utile da darle.
Sul Venerdì del 19 maggio 2023