I bronzi di San Casciano ci mostrano un'Italia antica e multietnica
di Tomaso MontanariQuante volte abbiamo sentito che il paesaggio dove oggi si svolge la nostra vita quotidiana contiene altre vite, altri mondi, altre dimensioni? Carlo Levi diceva che "tutto è avvenuto e tutto è nel presente: ogni albero, ogni roccia, ogni fontana contiene dentro di sé gli dèi più antichi. L'aria e la terra ne sono impastati e intrisi. Con gli dèi, gli uomini, e i loro fatti. Sui selciati delle strade, sugli asfalti delle automobili, risuona l'eco di passi innumerevoli". Ogni fontana: la fonte sacra di San Casciano dei Bagni i suoi dei li ha restituiti al nostro tempo, al nostro spazio.
Quante volte abbiamo sentito che il paesaggio dove oggi si svolge la nostra vita quotidiana contiene altre vite, altri mondi, altre dimensioni? Carlo Levi diceva che "tutto è avvenuto e tutto è nel presente: ogni albero, ogni roccia, ogni fontana contiene dentro di sé gli dèi più antichi. L'aria e la terra ne sono impastati e intrisi. Con gli dèi, gli uomini, e i loro fatti. Sui selciati delle strade, sugli asfalti delle automobili, risuona l'eco di passi innumerevoli". Ogni fontana: la fonte sacra di San Casciano dei Bagni i suoi dei li ha restituiti al nostro tempo, al nostro spazio.
Un po' come nelle chiese saranno le figure dei donatori nei quadri, o dei defunti sulle loro tombe: ritratti in eterna preghiera. Quelle vestigia evocano con forza straordinaria una presenza umana, individuale: corporea. Ci dicono "anche io fui qua, prima di te. Sotto lo stesso cielo, a bagnarmi nella stessa acqua calda, parte viva dello stesso paesaggio. Avevo le tue stesse malattie, le tue stesse speranze, le tue stesse ansie...". Queste parole - immaginarie, ma così naturali - ci dicono che ciò che chiamiamo patrimonio culturale è un fatto di corpi, non di idee o astrazioni. E ci rimettono in prospettiva: ci relativizzano, ci insegnano il senso del limite, ci impongono il dovere della custodia per chi verrà dopo.
Come dice ancora Calamandrei, scrivendo della città di Cosa ad Ansedonia, "tutte le fantasticherie che si possono sognare da una finestra che dà sul mare furono sognate quassù, più di duemila anni fa... Forse è proprio questa consapevolezza della sorte comune che ci rende così cara e così familiare questa terra: il saper che in questa vegetazione che rinasce da millenni su questo strato sempre più spesso di macerie si sono mescolate e fuse le vicende umane che oggi per un istante si incarnano in noi, ci fa sentire per questa terra, anche per i suoi sassi e per i suoi arbusti una struggente tenerezza". Così quelle acque termali sono tornate a curarci: dalla nostra febbre dell'oro, dalla paura del diverso, dal nostro senso di onnipotenza e di proprietà. Lasciamoglielo fare.
Sul Venerdì del 19 maggio 2023