✕

I bronzi di San Casciano ci mostrano un'Italia antica e multietnica

Il recupero di una delle 24 statue (agosto 2022).  Agli scavi hanno partecipato studentesse e studenti provenienti da ogni parte del mondo (Ufficio Stampa Beni Culturali / Agf) 
Lo storico dell'arte racconta la vasta impresa collettiva che ci ha restituito i preziosi reperti
2 minuti di lettura

Quante volte abbiamo sentito che il paesaggio dove oggi si svolge la nostra vita quotidiana contiene altre vite, altri mondi, altre dimensioni? Carlo Levi diceva che "tutto è avvenuto e tutto è nel presente: ogni albero, ogni roccia, ogni fontana contiene dentro di sé gli dèi più antichi. L'aria e la terra ne sono impastati e intrisi. Con gli dèi, gli uomini, e i loro fatti. Sui selciati delle strade, sugli asfalti delle automobili, risuona l'eco di passi innumerevoli". Ogni fontana: la fonte sacra di San Casciano dei Bagni i suoi dei li ha restituiti al nostro tempo, al nostro spazio.

E tra le metaforiche levatrici di questo parto - una vasta impresa collettiva coordinata dal professor Jacopo Tabolli, d…

Quante volte abbiamo sentito che il paesaggio dove oggi si svolge la nostra vita quotidiana contiene altre vite, altri mondi, altre dimensioni? Carlo Levi diceva che "tutto è avvenuto e tutto è nel presente: ogni albero, ogni roccia, ogni fontana contiene dentro di sé gli dèi più antichi. L'aria e la terra ne sono impastati e intrisi. Con gli dèi, gli uomini, e i loro fatti. Sui selciati delle strade, sugli asfalti delle automobili, risuona l'eco di passi innumerevoli". Ogni fontana: la fonte sacra di San Casciano dei Bagni i suoi dei li ha restituiti al nostro tempo, al nostro spazio.

E tra le metaforiche levatrici di questo parto - una vasta impresa collettiva coordinata dal professor Jacopo Tabolli, dell'università per Stranieri di Siena, di cui chi scrive è rettore - ci sono ragazzi provenienti da ogni parte del mondo: ragazzi di etnie, culti, culture, alfabeti e lingue diverse che aiutano a riscoprire i documenti di un'Italia antica in cui etnie, culti, culture, alfabeti e lingue diversi convivevano e si permeavano a vicenda, in comunione con quel paesaggio in cui "non si riesce più a capire dove finisca la roccia inanimata e dove cominci il segno lasciato dai viventi" (Piero Calamandrei).

Un'idea, questa, avverata in senso letterale, dagli oggetti forse più suggestivi e toccanti riemersi dalle acque: le vestigia, orme di piedi umani, ma anche di zoccoli bovini, scavati nella roccia sul bordo della vasca, e a volte occupate proprio dai piedi, o dagli zoccoli stessi, colati in bronzo e fissati al suolo (e non è difficile intravedere, sia detto tra parentesi, che è da qua che nasce la curiosa tradizione medioevale delle impronte "miracolose" lasciate dalla Madonna, dai santi taumaturghi, e dal diavolo in quelle animali). Insieme ad alcune orecchie, e alla possibile base di bracci in bronzo che dovevano essere fissati in verticale, tutti questi segni sono come una perpetua messa in scena dell'atto di offerta e del dialogo con la divinità della fonte: essi dovevano prolungare simbolicamente la supplica.

Un po' come nelle chiese saranno le figure dei donatori nei quadri, o dei defunti sulle loro tombe: ritratti in eterna preghiera. Quelle vestigia evocano con forza straordinaria una presenza umana, individuale: corporea. Ci dicono "anche io fui qua, prima di te. Sotto lo stesso cielo, a bagnarmi nella stessa acqua calda, parte viva dello stesso paesaggio. Avevo le tue stesse malattie, le tue stesse speranze, le tue stesse ansie...". Queste parole - immaginarie, ma così naturali - ci dicono che ciò che chiamiamo patrimonio culturale è un fatto di corpi, non di idee o astrazioni. E ci rimettono in prospettiva: ci relativizzano, ci insegnano il senso del limite, ci impongono il dovere della custodia per chi verrà dopo.

Come dice ancora Calamandrei, scrivendo della città di Cosa ad Ansedonia, "tutte le fantasticherie che si possono sognare da una finestra che dà sul mare furono sognate quassù, più di duemila anni fa... Forse è proprio questa consapevolezza della sorte comune che ci rende così cara e così familiare questa terra: il saper che in questa vegetazione che rinasce da millenni su questo strato sempre più spesso di macerie si sono mescolate e fuse le vicende umane che oggi per un istante si incarnano in noi, ci fa sentire per questa terra, anche per i suoi sassi e per i suoi arbusti una struggente tenerezza". Così quelle acque termali sono tornate a curarci: dalla nostra febbre dell'oro, dalla paura del diverso, dal nostro senso di onnipotenza e di proprietà. Lasciamoglielo fare.

Sul Venerdì del 19 maggio 2023