Doveva venire Stalin ma non fece in tempo
di Edoardo NovelliNel settantesimo della morte di Giuseppe Stalin e delle seconde elezioni politiche dell’Italia repubblicana, emerge dagli archivi una storia dimenticata legata a questi due fatti. Racconta bene alcuni aspetti della vita e del costume politico dell’Italia del 1953. Un Paese alle prese con un forte scontro politico, l’avvio del boom economico e in vista delle elezioni che prevedevano un premio di maggioranza ai partiti coalizzati che avessero ottenuto più del 50 per cento dei voti.
Con alcuni mesi di anticipo sulla data del voto, fissato per il 7 e l’8 giugno, i principali protagonisti iniziano a pensare alla campagna elettorale. Quella di cinque anni prima è stata carat…
Nel settantesimo della morte di Giuseppe Stalin e delle seconde elezioni politiche dell’Italia repubblicana, emerge dagli archivi una storia dimenticata legata a questi due fatti. Racconta bene alcuni aspetti della vita e del costume politico dell’Italia del 1953. Un Paese alle prese con un forte scontro politico, l’avvio del boom economico e in vista delle elezioni che prevedevano un premio di maggioranza ai partiti coalizzati che avessero ottenuto più del 50 per cento dei voti.
Con alcuni mesi di anticipo sulla data del voto, fissato per il 7 e l’8 giugno, i principali protagonisti iniziano a pensare alla campagna elettorale. Quella di cinque anni prima è stata caratterizzata dai toni molto veementi e dall’asprezza del confronto. Tutto lascia pensare che anche quella in arrivo verrà combattuta con le stesse armi e senza esclusione di colpi.
Concept anti comunista
Fra i primi a mobilitarsi c’è una piccola agenzia pubblicitaria, la Catri, fondata a Messina nel 1947 dai giornalisti Vito Carilli e Gaetano Rizzo Nervo, già segnalatasi per aver realizzato in Sicilia campagne che prevedevano l’uso di mezzi mobili e per aver lavorato alla comunicazione politico-elettorale di diversi partiti fra i quali i Comitati civici di Luigi Gedda, l’altro protagonista di questa storia. L’impiego di una agenzia pubblicitaria per le campagne elettorali rappresenta una eccezione in una Italia in cui i principali partiti politici non vedevano di buon occhio la commistione con la pubblicità commerciale, e per la realizzazione dei loro manifesti si affidavano a uffici grafici interni o a professionisti di provata fiducia. Il concept, non si sa se all’epoca alla Catri si usasse l’espressione inglese, era semplice.
Attaccare frontalmente il comunismo nella figura del suo leader internazionale. Stalin e i suoi ritratti e caricature, avevano già animato la campagna elettorale del 1948. E visto il successo di quelle elezioni nelle quali l’alleanza fra socialisti e comunisti era uscita duramente sconfitta, l’idea è di proseguire sulla stessa linea. La Catri decide così di sviluppare la campagna ideata per la Democrazia Cristiana alle elezioni amministrative regionali del 1952, incentrata su un manifesto con una caricatura di Stalin in frac e fascia tricolore e la scritta: Lo vuoi per sindaco?. La nuova campagna è però molto più articolata di quella dell’anno prima e nella tradizione dell’agenzia contempla anche installazioni e apparati scenici.
La prima fase prevede una serie di manifesti con Stalin nei panni di diversi mestieri, accompagnati tutti dalla stessa domanda: lo vuoi portiere di calcio, medico, carabiniere, capo ufficio, parroco, ecc.? Il ritratto di Stalin, firmato dall’artista grafico Felice Canonico, che assieme a Francesco Finocchiaro realizza i manifesti e le immagini della Catri, è a metà fra la caricatura e il fumetto. Una specie di maschera essenziale, caratterizzata dagli occhi dal taglio orientale, le sopracciglia aggrottate e, ovviamente, due enormi baffoni neri.
Nella piazza principale dei capoluoghi di provincia viene quindi prevista l’erezione, a fianco del monumento ai caduti, di una statua di Stalin, con la scritta: Lo vuoi qui?. Infine, il pezzo forte della campagna, una statua di Stalin di 30 metri da innalzare niente di meno che a Piazza Venezia a Roma. Nell’Italia dell’immediato dopoguerra non era raro che i partiti, oltre a manifesti, striscioni stradali e volantini, realizzassero nei punti di maggior traffico o più simbolici delle città, manifesti di grande formato. Ma una campagna elettorale così spettacolare e multimediale era un inedito assoluto, sicuramente destinato a suscitare grande clamore e non poche polemiche.
La campagna viene presentata a Luigi Gedda, che la approva. Una comunicazione di forte impatto, dura, provocatoria era d’altronde la cifra caratterizzante i Comitati Civici, l’organizzazione voluta e finanziata direttamente da Pio XII per combattere il comunismo. Quanto progettato dall’agenzia messinese rientrava in pieno nello stile di chi aveva riempito i muri d’Italia di scheletri con il colbacco e la stella rossa, madri che piangono i figli prigionieri oltrecortina, e bimbi che implorano mamma e papà di votare pensando al loro futuro.
Quando tutto sembra dunque essere pronto accade l’imprevedibile: il 5 marzo del 1953 Stalin muore. La scomparsa del leader comunista segna la storia mondiale e, nel loro piccolo, anche quella delle campagne elettorali italiane. Di fronte all’avvenimento, non si sa se per rispetto o per una valutazione politica, Luigi Gedda decide di bloccare tutto.
Ora tocca a Malenkov
La lotta al comunismo deve cambiare obiettivo. Il nuovo bersaglio diventa così il nuovo leader sovietico, Georgij Malenkov. I Comitati Civici stampano alcuni manifesti con ritratti-caricatura di Malenkov mentre si ingozza con i Paesi del blocco socialista o viene trasportato su una portantina dai valletti Nenni e Togliatti. Ma la sua popolarità e la forza evocatrice della sua immagine sono assolutamente incomparabili a quelle di Baffone.
Forse anche per questo, la coalizione centrista guidata dalla Democrazia cristiana fallisce l’obiettivo, fermandosi al 49,2 per cento dei voti. Per soli 0,9 punti percentuali non scatta il premio di maggioranza. La campagna del 1953 verrà ricordata come quella dei forchettoni (così i comunisti bollavano la Dc per i suoi “appetiti”) e contro la Legge truffa. Statue e i manifesti di Stalin rimarranno nei cassetti dell’agenzia.
Sul Venerdì del 10 maggio 2023