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Un giorno in un'edicola milanese

 Katia Frediani: figlia d’arte, gestisce l’edicola a piazzale Lagosta a Milano. Accanto a lei c’è Claudio, uno storico cliente del’edicola dove si vendono anche fumetti, libri e giocattoli per bambini (Carlo Ramerino) 
Katia Frediani si sveglia alle tre e mezza ogni mattina. Impiega un’ora per allestire la sua edicola a piazzale Lagosta. Ed è felice
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MILANO. Cos'è un'edicola? Un fortino sulla pubblica via. Un baluardo di resistenza. L'ultimo miglio della carta stampata. Un presidio di civiltà sul territorio. Un parallelepipedo in via di estinzione. Un'utopia struggente. Una fatica improba. Una vocazione. Katia Frediani si sveglia alle tre e mezza ogni mattina. Ci vuole un'ora per allestire la sua edicola. Dorme poco ma va bene così perché qui, a Milano, al centro di un piazzale che si chiama Lagosta, ha trovato il suo posto nel mondo. "Ho sempre amato questo lavoro, sin da quando, proprio qui, lo faceva mia madre e io, ancora piccola, all'alba, mi nascondevo nella sua automobile perché mi portasse con sé". A sedici anni Katia ha lasciato la scuola "perché era logico: io sono cresciuta in edicola ed era lì che volevo stare".

MILANO. Cos'è un'edicola? Un fortino sulla pubblica via. Un baluardo di resistenza. L'ultimo miglio della carta stampata. Un presidio di civiltà sul territorio. Un parallelepipedo in via di estinzione. Un'utopia struggente. Una fatica improba. Una vocazione. Katia Frediani si sveglia alle tre e mezza ogni mattina. Ci vuole un'ora per allestire la sua edicola. Dorme poco ma va bene così perché qui, a Milano, al centro di un piazzale che si chiama Lagosta, ha trovato il suo posto nel mondo. "Ho sempre amato questo lavoro, sin da quando, proprio qui, lo faceva mia madre e io, ancora piccola, all'alba, mi nascondevo nella sua automobile perché mi portasse con sé". A sedici anni Katia ha lasciato la scuola "perché era logico: io sono cresciuta in edicola ed era lì che volevo stare".

Sono le otto di un martedì, giorno di mercato rionale e di una primavera tiepida. C'è profumo di carta, di figurine, di cancelleria, di un tempo immobile che illude di essere uguale a se stesso, oggi come 40 anni fa, quando la mamma di Katia ereditò l'attività dall'allora proprietaria, in una staffetta di giornali e matriarche. Entra un signore anziano, porta la mascherina e un borsellino consunto. Io mi appiattisco in un angolo, mimetizzata tra i fumetti. Cerca con lo sguardo il suo quotidiano, lo trova, paga, lo mette sotto il braccio, saluta e se ne va. Lo segue flemmatico un cagnolino. Sembrano coetanei. Una ragazza deve rinnovare l'abbonamento ai mezzi pubblici. "39 euro". Va di fretta. "Ciao cara". Riemergo tra Spiderman e Dylan Dog. "Li conoscevi?" chiedo a Katia. "Certo" fa lei serafica. "Conosco il 90 per cento dei clienti. È gente della zona, abituata a venire qui regolarmente".

(Carlo Ramerino) 

È un punto di riferimento. Ha 50 anni, tre figli preadolescenti, un marito a volte geloso di questa moglie che sorride divertita ed efficiente, al centro del mondo, o del quartiere. L'accoglienza è sbrigativa e la gentilezza spiccia, eppure questo metro cubo è abitato da un'umanità solidale, necessaria. "Quel che ho sempre amato è il modello di lavoro di un'edicola: il rapporto con i clienti è veloce. La gente arriva e sa già cosa vuole. C'è contatto ma è molto rapido e non lascia spazio per mugugnare". Niente mugugni quindi, a casa di Katia. E nemmeno perditempo o fronzoli. Forse è per questo che in questa piccola isola in un piazzale che da un'isola prende il nome, dentro un quartiere che a sua volta si chiama Isola, ci si dà tutti del tu, come naufraghi all'approdo, comunità di inconsapevoli simili.

C'è un gran via vai. Chi prende un Gratta e Vinci ("Perdo sempre ma la speranza muore per ultima"), chi uno, chi due quotidiani, una signora compra la guida tv per la vicina di casa. Un'altra paga un rotocalco, ma sbircia tutti gli altri - "sono curiosa". Un papà cerca una collezione sull'Odissea per il suo bambino. Un ragazzetto chiede le figurine dei Pokemon. Una giovane hipster anglofona con la sciarpa irlandese al collo vuole una busta per spedire un vestito. Mi apposto nella sezione enigmistica ma parole crociate e sudoku vanno molto forte e mi devo spostare. "Dove hai messo il Tex, Katia?" chiede un habitué. Ormai del reparto fumetti so tutto, gli porgo Tex Willer. Lui lo sfoglia di fronte a me che sono parte dell'arredamento. "Vede? Questo è il numero 750. Chissà se arriverò al 1.000". Si fa mesto. "Mancano più di vent'anni...".

(Carlo Ramerino) 

Sospiriamo sull'incertezza dei nostri domani. Ma il tempo della malinconia evapora subito. "Io comunque non vengo per il Tex. Vengo per la Katia...". "Ciao caro", lo liquida lei. Anche la galanteria ha vita breve. "Ho troppo da fare per perdermi in chiacchiere". Il Milanese Imbruttito troverebbe pane per i suoi denti ma anche qualche scampolo di poesia.

Maurizio è in pensione. Faceva lo stampatore. "Ho iniziato a lavorare a 17 anni e mezzo". Si muove a suo agio tra i giornali, l'incedere allampanato, un'eleganza stropicciata e antica. Veniva a comprare il quotidiano la mattina all'apertura. Era di casa. Un giorno, prima dell'alba, qualche anno fa, ha intercettato un gruppo di balordi che infastidivano Katia. Li ha mandati via. Da allora, ogni mattina alle 4 e mezza, si presenta all'edicola, quando Katia arriva. La aiuta a sistemare la merce. Controlla che non ci siano malintenzionati. "Mi protegge" spiega lei con naturalezza. Lui precisa: "Non voglio niente in cambio. Sono volontario. È un modo per passare il tempo. E se i clienti sono contenti, sono contento anche io". Nel frattempo gente entra ed esce. ("Ciao cara", "Arrivederci caro", "Come stai carissima?").

Nessuno legge più

Vista da questo brulicante avamposto, la stampa non sembra conoscere crisi. E invece sì. Questi parallelepipedi esposti alle intemperie, che nel 25 per cento dei Comuni italiani sono spariti, per sopravvivere devono assumere identità ibride e personalità multiple. Mentre una cliente chiede una ricarica telefonica da 15 euro, alzo la testa dalla mia nicchia mimetica: incontro penne a forma di unicorno, biglietti di auguri, quaderni. E poi ancora zaini, pile, matite, palloncini gonfiabili, cuffiette, ombrelli, portafogli in simil pelle, carte da gioco, caramelle, bambole, macchinine, dinosauri, tatuaggi lavabili, un'intera collana di romanzi rosa. Sembra un'allucinazione coloratissima. Come ho fatto a non accorgermi prima di questo caravanserraglio? Lontane reminiscenze scolastiche suggeriscono che lo spazio occupato da un corpo non può essere occupato contemporaneamente da un altro corpo. Questo luogo è retto da leggi proprie. Prima del Covid, Katia faceva cento consegne al giorno, adesso a malapena una trentina.

(Carlo Ramerino) 

"Le aziende tagliano i costi, lo smartworking favorisce il digitale anche nei giornali, i bar privilegiano i posti in piedi. Nessuno si ferma più a leggere. Bisogna compensare con altro". Di fronte c'era una cartoleria che ha chiuso. Katia ne ha ricomprato la merce e ha sfidato i principi della Fisica stipandola qui. "È l'unico modo per andare avanti". Sembra scusarsi per essersi convertita alla cancelleria, alle consegne Dhl e Amazon, ai certificati anagrafici, alle bolle di sapone. Una ragazza con entrambe le braccia ingessate compra i biglietti del tram. "Caduta in bicicletta. Da sola", alza gli occhi al cielo. Un signore arriva trafelato. Deve restituire quanto prima 20 centesimi ricevuti di resto per sbaglio. "Non voglio mica rubare alla Katia". Eppure non saranno tutti bravi e buoni. In ogni storia che si rispetti compare un cattivo. O almeno uno strano.

Rischi del mestiere

C'è chi soffre d'insonnia e si presenta troppo presto, chi ha bevuto e non ha smaltito la sbornia. "Una notte una donna ubriaca ha aggredito mia madre. Da allora le ho impedito di venire a lavorare". Ci sono i senzatetto che non sanno dove andare. "Un mendicante chiedeva l'elemosina qui dietro. Quando racimolava abbastanza comprava la mazzetta dei giornali. Era un uomo colto". E i maleducati? Gli scontrosi? Gli antipatici? "Dentro ognuno c'è un po' di gentilezza. Ho visto clienti lupi trasformarsi in agnelli". E in caso di pericolo? "Mi chiudo dentro, a chiave. E premo il pulsante dell'allarme collegato alla polizia". Katia si sporge dalla sua finestrella, senza paura. Ho sempre sognato di vedere al di là. Posso venire dall'altra parte? - abbandono la simbiosi con le penne unicorno e l'enigmistica. Apre una piccola porta e mi mostra il suo mondo: un computer, una piccola stufa, uno sgabello, uno sgabuzzino dove si nascondono un bagno e un forno a microonde. Un fortino nel fortino. Fuori, su una sedia di metallo, Maurizio, l'aiutante, sorride soddisfatto. Presidia la sua isola. E resiste, insieme a lei.

Sul Venerdì del 19 maggio 2023