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Quando il cinema è un blob dell'inconscio

Un’immagine da Gli ultimi giorni dell’umanità di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo. webphoto 
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Quando uscirà questo Psycho, Gli ultimi giorni dell'umanità di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo forse non sarà più nelle sale. Leggendomi, qualcuno magari brontolerà, preferirebbe, non posso dargli torto, un'anteprima da Cannes. Non tutti hanno voglia di un film fatto di film che dura più di tre ore. Ma dubito ci sia qualcuno che non sia grato a Fuori orario. Cose (mai) viste. Dunque sì, Ghezzi. E sì, Gli ultimi giorni dell'umanità (distribuito dalla Cineteca di Bologna). All'inizio lo schermo è nero, poi un fischio e un canto. Il mare, un veliero e la voce di Ghezzi: "È l'acquario di quello che manca". Come nel sonno, entriamo nell'oltremondo di questo infinito magmatico montaggio per uscirne più reali che mai, molto più ricchi, attraversati dalle immagini e dunque dal cinema che assomiglia all'inconscio.

Quando uscirà questo Psycho, Gli ultimi giorni dell'umanità di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo forse non sarà più nelle sale. Leggendomi, qualcuno magari brontolerà, preferirebbe, non posso dargli torto, un'anteprima da Cannes. Non tutti hanno voglia di un film fatto di film che dura più di tre ore. Ma dubito ci sia qualcuno che non sia grato a Fuori orario. Cose (mai) viste. Dunque sì, Ghezzi. E sì, Gli ultimi giorni dell'umanità (distribuito dalla Cineteca di Bologna). All'inizio lo schermo è nero, poi un fischio e un canto. Il mare, un veliero e la voce di Ghezzi: "È l'acquario di quello che manca". Come nel sonno, entriamo nell'oltremondo di questo infinito magmatico montaggio per uscirne più reali che mai, molto più ricchi, attraversati dalle immagini e dunque dal cinema che assomiglia all'inconscio.

La furia e la lentezza, l'intimità della casa e la violenza del mondo. Un diario pubblico, apocalittico e dolcissimo. Materiali dall'archivio privato di famiglia, la figlia Aura, lui che dorme, la bella faccia giovane assopita e pensante. E materiali dagli archivi internazionali, estratti incandescenti da Abel Ferrara, Guy Debord, Béla Tarr, Straub & Huillet, Syberberg, Wakamatsu, Sokurov, Paradžanov, Ioseliani, Bertolucci, Fellini, Carmelo Bene e Ronconi. L'unico modo per vederlo è lasciarsi possedere dalle immagini. Ed ecco Straub spiegarci, sull'esempio di Cézanne, che il guardare è la pazienza del ri-guardare. "Il cinema", dice Ghezzi, "è il primo momento in cui il mondo si rivede". Nel suo non-film, che è anche, non solo, un saggio sulla costruzione dello sguardo, il tempo si dilata e si contrae, il frammento è totale, l'inconscio personale è collettivo. Un'opera-mondo che disorienta e custodisce, dove cade la distinzione tra la vita e il cinema che la racconta. Siamo noi gli spettatori? No, è l'umanità.

Sul Venerdì del 26 maggio 2023