Ricetta. Banana flambé: ci vuole spirito per bruciare un amore
di Tommaso MelilliIl repertorio della canzone d’amore italiana è, si sa, variegato e appassionante: ma non è infinito, e alcune situazioni amorose sono decisamente più rappresentate di altre. Fra le dinamiche più ricorrenti, mi vengono in mente molti maschi che sperano di conquistare il favore di donne uniche e inafferrabili, donne che aspettano che qualcuno spunti in lontananza, grandi infatuazioni che sfioriscono senza preavviso, gente che prima si odia e poi si ama, gente che fa il contrario e soprattutto l’enciclopedia completa dei saluti, con molti addio, ciao, arrivederci, telefonate varie, buonasera, buongiorno e buonanotte. Molte sono anche le storie struggenti in cui uomini parlano di donne che in realtà donne non erano, e viceversa.
Lai…
Il repertorio della canzone d’amore italiana è, si sa, variegato e appassionante: ma non è infinito, e alcune situazioni amorose sono decisamente più rappresentate di altre. Fra le dinamiche più ricorrenti, mi vengono in mente molti maschi che sperano di conquistare il favore di donne uniche e inafferrabili, donne che aspettano che qualcuno spunti in lontananza, grandi infatuazioni che sfioriscono senza preavviso, gente che prima si odia e poi si ama, gente che fa il contrario e soprattutto l’enciclopedia completa dei saluti, con molti addio, ciao, arrivederci, telefonate varie, buonasera, buongiorno e buonanotte. Molte sono anche le storie struggenti in cui uomini parlano di donne che in realtà donne non erano, e viceversa.
Laila Al Habash è una delle più interessanti voci della musica italiana contemporanea ed è per metà romana e per metà palestinese. Un suo pezzo, uscito un paio d’anni fa, racconta di una giovane donna che sembra divertirsi molto a far soffrire la persona che frequenta. Per esempio: “Non voglio sapere se mi pensi / tanto lo so già che lo farai / non voglio sapere dove ceni / tanto lo so già che pagherai... le tue pene”.
Una delle regole non scritte della canzone d’amore all’italiana impone che fra gli ingredienti ci sia una piccola dose di buonismo, per cui se anche sembra buttare malissimo, si finisce, in genere nell’ultima strofa, per risolvere tutto a tarallucci e vino, dicendosi che in realtà ci si vuole tanto bene. Non è questo il caso: “Se sono cattiva non lo so / facciamo che ci penso un po’ / tutti i tuoi amici sanno che... / tranne te”.
La simpatica donna tremenda, per il momento, non sembra tuttavia avere alcuna intenzione di smettere di frequentare la persona destinataria delle sue angherie, proponendole al contrario di prepararle “un piatto con le sue lacrime”: “Vieni a prendermi / portami da te / sai che ho voglia di / cucinare il tuo cuore al flambé”. Dice che ha portato con sé il Grand Marnier.
La ricetta: banana flambé
Ingredienti per 2 persone:
3 banane non troppo mature
80 gr di zucchero
30 gr di burro
Un bicchiere di Grand Marnier
Il succo di un’arancia
Sale
Come procedere:
In una padella antiaderente per cui avete un coperchio fate sciogliere lo zucchero senza muoverlo troppo. Quando comincia a scurirsi e a caramellare, aggiungete un abbondante pizzico di sale e il burro. Posate nella padella le banane e cuocetele un minuto da ogni lato, a fuoco vivo. Versate il liquore e “accendete” la fiamma, con un fiammifero, un accendino o come si fa davvero in cucina, cioè con la fiamma del fornello. Tenete a portata di mano il coperchio, che vi servirà a spegnere la fiamma nel caso in cui dovesse sfuggirvi di mano la situazione. In generale, cercate di sopravvivere indenni. Una volta esaurita la fiamma, versate l’arancia e servite in un piatto, con del gelato se piace.