Non bastano gli angeli del fango
di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Michele, vivo a Cesena e sono finito sott’acqua con i miei concittadini. Il fiume Savio ha esondato. Così non era mai capitato. Il nome Savio gliel’hanno dato gli antichi proprio perché il suo comportamento è sempre stato saggio, rispettoso di argini e comunità. Ma forse anche gli uomini di una volta erano saggi. Agricoltori e boscaioli ripulivano i fiumi. I cantonieri curavano la manutenzione di costoni e strade di montagna. Si badava al proprio territorio e si consumava l’essenziale. Oggi siamo pazzi, come il tempo. La realtà virtuale prevale su quella vera e si vive di slogan. Ci ubriachiamo di lotta al riscaldamento climatico quando questo è già in atto, ineludibile, invece di prepararci ad affrontare gli eventi estremi che si succedono. Per la costituzione del suo territorio il nostro Paese in …
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Michele, vivo a Cesena e sono finito sott’acqua con i miei concittadini. Il fiume Savio ha esondato. Così non era mai capitato. Il nome Savio gliel’hanno dato gli antichi proprio perché il suo comportamento è sempre stato saggio, rispettoso di argini e comunità. Ma forse anche gli uomini di una volta erano saggi. Agricoltori e boscaioli ripulivano i fiumi. I cantonieri curavano la manutenzione di costoni e strade di montagna. Si badava al proprio territorio e si consumava l’essenziale. Oggi siamo pazzi, come il tempo. La realtà virtuale prevale su quella vera e si vive di slogan. Ci ubriachiamo di lotta al riscaldamento climatico quando questo è già in atto, ineludibile, invece di prepararci ad affrontare gli eventi estremi che si succedono. Per la costituzione del suo territorio il nostro Paese in Europa è il più fragile. Gli Appennini friabili e i suoi fiumi brevi e torrentizi ne sono la ragione. Strade vecchie di cento anni li attraversano. Solo un grande progetto di ricostituzione idrogeologica del territorio può salvarci. Altro che ponte di Messina alla Salvini! Ma questo governo in fondo non è diverso dagli altri. Distribuire al popolo qualche cioccolatino e fargli mancare pane e companatico. Speriamo di sopravvivere. Sennò ti scriverò dall’altro mondo.
Francesco Ciotti
Sono state scritte parole in numero esorbitante sull’incapacità italiana di manutenzione e di cura, da tre settimane questa rubrica è inchiodata a questo stesso argomento. Si parli di malattia mentale o di dissesto del territorio, il problema non cambia. Ma le parole servono solo ad aumentare lo scoramento: non ce la possiamo fare, non è proprio nelle nostre facoltà avere cura dei nostri posti e delle nostre comunità. Nell’ultimo paio d’anni ho visto, in centro a Milano, palazzi patrizi rifarsi la facciata, come le dame il belletto, grazie a quella stupidaggine assistenzialista che è stata il 110 per cento. Una assurdità della quale non si è parlato abbastanza.
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E ho visto gli umili torrenti della mia vallata, nel Piacentino, riempirsi mese dopo mese, come sempre, di tronchi e detriti che la prima piena trascinerà a valle: formeranno dighe casuali e invalicabili, le acque tracimeranno e faranno danni. I corsi d’acqua vanno puliti e sorvegliati, gli argini rinforzati, le dighe messe in sicurezza. Non lo facciamo, e il risultato è che oscilliamo, schizofrenici, tra siccità e alluvione. «Sarebbe fondamentale per noi riuscire a rimettere in sesto circa 120 dighe. In Italia abbiamo 321 grandi dighe che hanno una capacità di accumulo intorno ai 13 miliardi e mezzo di metri cubi, ma in realtà ne accumuliamo circa 8 miliardi e 4 miliardi li perdiamo perché le dighe sono in verifica, collaudo o in ritardo di costruzione». È una delle tante cose che Erasmo D’Angelis, presidente di Earth Waters, ha detto in una lunga intervista a Cristina Nadotti. Più di un terzo delle dighe italiane non sono in funzione, o lo sono solamente a mezzo servizio, e ci servirebbero come l’acqua serve agli assetati.
Caro Ciotti, mi fermo qui perché ho noia delle mie stesse parole. Anzi no, una cosa la aggiungo: ci vuole il servizio civile di leva, obbligatorio. Benissimo i cosiddetti “angeli del fango”: ma se si dessero struttura permanente, mezzi e organizzazione a quelle braccia, sarebbe molto meglio. Altra cosa che scrivo da molti anni nella certezza di aggiungere altre parole inutili.
Sul Venerdì del 26 maggio 2023