Mio marito Gianni Minà e tutti i nomi della sua agenda
di Giuseppe Smorto"Su di noi non scommettevano una lira: vedrai che vi lascerete". Trent'anni e due figlie dopo, Loredana Macchietti parla di Gianni Minà, fra amore e professione. L'amore è anche quello che lei misura ogni giorno: la popolarità del "boxeur latino", come lo chiamò Paolo Conte. Il giovane inviato che accompagnò i Beatles a Roma, che si addormentò per stanchezza al tavolo dei Beach Boys, nel locale preferito da Frank Sinatra a Hollywood. Un libro e una mostra lo celebrano, la città è una scelta: "A gennaio mi disse: la rinascita culturale parte sempre da Napoli. E poi quest'anno vincono lo scudetto". Il libro, Fame di storie, è pubblicato da Roberto Nicolucci editore; la mostra sarà ai Magazzini Fotografici di via San Giovanni in Porta 32 da oggi, 27 maggio.
"Su di noi non scommettevano una lira: vedrai che vi lascerete". Trent'anni e due figlie dopo, Loredana Macchietti parla di Gianni Minà, fra amore e professione. L'amore è anche quello che lei misura ogni giorno: la popolarità del "boxeur latino", come lo chiamò Paolo Conte. Il giovane inviato che accompagnò i Beatles a Roma, che si addormentò per stanchezza al tavolo dei Beach Boys, nel locale preferito da Frank Sinatra a Hollywood. Un libro e una mostra lo celebrano, la città è una scelta: "A gennaio mi disse: la rinascita culturale parte sempre da Napoli. E poi quest'anno vincono lo scudetto". Il libro, Fame di storie, è pubblicato da Roberto Nicolucci editore; la mostra sarà ai Magazzini Fotografici di via San Giovanni in Porta 32 da oggi, 27 maggio.
Chiamare Soriano
Al centro della scena c'è la mitica agenda di Minà, un chilo di numeri di telefono e qualche indirizzo mail, l'estensione del suo corpo, un hub umano, una frase di Proietti su una bolletta della luce, le banconote da inflazione argentina, le foto, i biglietti da visita, un paio di fazzoletti, i ritagli. L'ultima lettura della sera e la prima del mattino, il caos creativo e il casino organizzato. Un giorno c'è scritto: ore 10, Lori parrucchiere, ore 17,30 intervista Jorge Amado. "Per raccontare questa partita", gli dicono un pomeriggio a Tuttosport, "ci vorrebbe un pezzo alla Osvaldo Soriano". "No, aspetta, lo chiamo subito io". E Soriano scrisse.
Fu intorno all'agenda che Massimo Troisi improvvisò una gag che è nella storia della tv e contemporanea su YouTube. "Ha cercato il mio numero, e sono contento, perché arrivo dopo i fratelli Taviani, Little Tony e Toquinho". Quella sera Gianni si era attardato in camerino, era al telefono con Rigoberta Menchú, l'indigena guatemalteca fresca Nobel per la Pace, per preparare un documentario. Erano gli incroci di Minà, per cui poteva dettare un pezzo sul campionato dalla Selva Lacandona, con un satellitare. C'erano problemi tecnici, era tardi, Troisi piuttosto nervoso. Eppure uscì quel capolavoro di improvvisazione. "Minà ha Fidel sotto la effe e quindi fa il prefisso 0053...".
Era la tv che rifiutava la banalità dell'audience. Era la Rai che lo mandava non in seconda, ma in terza serata. "Per loro io sono stato spesso una seconda scelta". Eppure stava sempre al posto giusto: con Maradona ai Mondiali di Mexico '86, con Robert De Niro sulla scena finale di C'era una volta in America.
Quando andava all'estero, si qualificava come "giornalista della RadioTelevisione Italiana" quasi fosse scritto sulla carta d'identità. Ha sempre rifiutato le offerte Mediaset e, se vogliamo parlare di soldi, la procedura era questa. "Andavamo a viale Mazzini" ricorda Loredana "e prendevamo accordi sulla parola per un documentario. Partivamo con i guadagni fatti con i lavori precedenti, prendevamo alberghi da scavalco, come dicono a Roma" (la Rai lo ricorderà, speriamo, anche perché è roba sua).
Dalla tv alla strada
"A un certo punto della mia vita", racconta Minà nell'autobiografia postuma, "ho lasciato la tv e sono sceso per strada". E con lui c'era sempre Loredana: "All'inizio io non sentivo il suo ambiente mio. Poi ho capito che era un'attrazione per la gente. È stato un privilegio stargli accanto. Fino all'ultimo si è arrabbiato per certi servizi sciatti in tv, fino all'ultimo il mestiere prima di tutto". Con la stessa intensità e furia di quella sera in cui chiamò la Rai per dare al volo sull'ultimo tg il 19"72 di Pietro Mennea a Mexico City: ma il centralino non rispose.
Nel tempo, ha portato a casa le interviste ai potenti del mondo. "Mi manca solo Mandela" sorrideva "ma ci ho provato". Ai margini delle 16 ore con Fidel (che disse: almeno per i Caraibi è un record), resta uno scambio raccontato a voce. Castro chiede: "Ma è vero che nel Parlamento italiano è stata eletta una pornostar?". Il giornalista risponde: "Sì, si chiama Cicciolina". E Fidel: "Allora è una vera democrazia!".
Il prima e il dopo
Alla fine Gianni Minà aveva tutte le malattie dei suoi amici. Racconta la moglie: "Ipovedente come Pino Daniele, col cuore debole e infartuato come Massimo Troisi, una forma di Parkinson come Muhammad Ali. Era dimagrito, costretto alla cyclette. Eppure non era depresso e aveva scoperto Instagram. Anche se dei grandi numeri e dei like non gliene fregava molto". Su IG le emozioni, su Facebook le opinioni e le polemiche, una delle ultime contro Massimo Gramellini. "Odiava i selfie, per la cronaca, ma dei giovani diceva: sono eroi, a loro non abbiamo lasciato neanche le radici".
Non è uscito di casa nemmeno per andare alla laurea di Loredana. Avevano iniziato a lavorare insieme nel 1985, lei cercava lavoro in attesa di un concorso al Comune. A un certo punto, nel 1992, si sono presi e mai sapremo chi lo ha detto per primo. "All'inizio era solo una grande amicizia". Di 22 anni più giovane, accanto a lui è diventata assistente, montatrice, produttrice e regista. "Che scuola! Però a inizio pandemia mi ha detto: ti devi laureare di nuovo, in comunicazione". E poi hanno fatto la festa a casa.
La moglie racconta il prima e il dopo di questi mesi. Gianni parlava con lentezza - e che rabbia per un mago della conversazione. Ha detto no a decine di interviste, una questione di dignità. Ha messo tutto a posto prima: una Fondazione che porta il suo nome, nata dal progetto Minà's Rewind, la conversione delle vecchie videocassette, un magazzino con materiali inediti e preziosi: ancora un Troisi, l'intervista alla Pantera Nera Assata Shakur, una serie sui dissidenti cubani che la Rai ha voluto e non più acquistato. Come diceva il suo amico Vinicius, la vita è l'arte dell'incontro. E viene in mente quando Gianni sta girando a New York, prende al volo un taxi con operatore e cinepresa. Il tassista chiede: che state facendo? Lui risponde: "La storia della boxe". "Ma io sono Joey Maxim!". Il campione mondiale dei mediomassimi.
L'incontro sono i tanti preti da combattimento che hanno girato per casa sua. Don Ciotti certo, Frei Betto teologo della Liberazione che prima di pranzo invita tutti a prendersi per mano e pregare, un giovanissimo Matteo Zuppi, oggi presidente della Cei. Dice ancora Loredana: "Non era la fede importante, ma le persone, quello che facevano. E poi ci sono le cose che non si possono dire, quelle di cui vado più orgogliosa, le vite salvate". Betto lo porta a conoscere i bambini di strada. Minà scopre Lula prima che diventi Lula. Un tesoro di memoria che la Fondazione renderà a poco a poco libero da diritti, e gratuito online. "Bisogna dare ai lettori i documenti e la possibilità di informarsi, questo diceva lui".
Talenti molto umani
Il dopo è Marianna, la figlia avuta dal primo matrimonio, ora manager tv in Messico, che con le sorelle Francesca e Paola consola gli amici alla camera ardente in Campidoglio - in teoria doveva essere il contrario. Il dopo è un ex ragazzo che prende un bus notturno di 17 ore da Palermo pur di esserci, trova in fila Milly Carlucci, un anziano col fazzoletto partigiano e un dirigente con la maglia granata del Torino. Si chiama Bartolo Vultaggio, militante antimafia, compagno di mezzofondo di Vito Schifani, agente ucciso a Capaci. Una delle tante persone che Gianni Minà, scopritore di talenti umani, ha trovato sulla sua strada. Persone che hanno mischiato sport, spettacolo e vita senza mai il pensiero di arrendersi.
Sul Venerdì del 26 maggio