A Leicester, nella prima cattedrale guidata da donne
dal nostro inviato Antonello GuerreraLEICESTER (Inghilterra). Eccole, le Fab five, le favolose cinque della cattedrale di Leicester che ci accolgono in questo luogo sacro, gotico e leggendario sorto nel 1086. Nel parcheggio accanto, anzi nelle rovine della perduta cappella Greyfriars, furono ritrovate nel 2015 le spoglie di re Riccardo III, mezzo millennio dopo la sua morte. Nel 1974, questa bruna e slanciata chiesa nel cuore della città delle Midlands, fu la prima in Inghilterra ad ammettere donne nel coro. Ma ora vanta un altro record: il primo clero tutto femminile della storia della Church of England, che da trent'anni ha praticamente parificato uomini e donne in ruoli e funzioni religiose.
Buongiorno, principesse della fede. "Good morning!", ci accolgono tra radiosi sorrisi. C'è la decana della cattedrale di Leicester, Karen Rooms; poi Emma Davies, la precentore preposta all'organizzazione del culto; la canonica e più anziana di tutte, Alison Adams. Arrivano anche le ultim…
LEICESTER (Inghilterra). Eccole, le Fab five, le favolose cinque della cattedrale di Leicester che ci accolgono in questo luogo sacro, gotico e leggendario sorto nel 1086. Nel parcheggio accanto, anzi nelle rovine della perduta cappella Greyfriars, furono ritrovate nel 2015 le spoglie di re Riccardo III, mezzo millennio dopo la sua morte. Nel 1974, questa bruna e slanciata chiesa nel cuore della città delle Midlands, fu la prima in Inghilterra ad ammettere donne nel coro. Ma ora vanta un altro record: il primo clero tutto femminile della storia della Church of England, che da trent'anni ha praticamente parificato uomini e donne in ruoli e funzioni religiose.
Buongiorno, principesse della fede. "Good morning!", ci accolgono tra radiosi sorrisi. C'è la decana della cattedrale di Leicester, Karen Rooms; poi Emma Davies, la precentore preposta all'organizzazione del culto; la canonica e più anziana di tutte, Alison Adams. Arrivano anche le ultime due, le curate: Manuela Schmucki, di origine svizzera, e Julia Bradshaw, di Leicester ma che ha iniziato il suo percorso religioso in Grecia, dove è maggioritaria la Chiesa ortodossa: "A Creta era tutto completamente dominato dagli uomini. Quando mi hanno ordinata, la gente mi considerava una tipa piuttosto bizzarra...".
Tutte in tonaca variopinta, ma niente manto da testa, e nemmeno il soggolo. Capelli liberi: grigi, al naturale, bianchi, tinti. Karen ed Emma sono sposate, Julia divorziata, Alison vedova, età dai trenta ai settanta.
In realtà, le incontriamo tutte nel vicino centro conferenze di St Martin House, perché la cattedrale di Leicester è in ristrutturazione fino al prossimo autunno, e così queste straordinarie religiose operano qui e pregano con i fedeli nella vicina St Nicholas Church, "pienamente inclusiva e aperta alla comunità Lgbtqi+". Il vescovo di Leicester, Martyn Snow, non potrebbe essere più fiero: "È un onore e un piacere per la nostra comunità essere così all'avanguardia. Speriamo che ciò sia di ispirazione per molte altre donne".
"Siamo orgogliose di noi, e soprattutto ci sentiamo libere", ci dice Karen, a capo della cattedrale almeno fino a fine anno. "Soprattutto, tra noi donne c'è una solidarietà che altrimenti non esisterebbe". La supremazia femminile di questa diocesi non è stata pianificata, ma "grazie a Dio è successo!", scherza Emma, spargendo ilarità. Tuttavia questo è un trend inarrestabile nella chiesa anglicana in Inghilterra.
In principio fu Angela. Vent'anni dopo Libby
La prima donna prete, Angela Berners-Wilson, venne ordinata nel 1994. Vent'anni dopo la prima vescova, Libby Lane. Oggi le donne costituiscono almeno un terzo di tutti i sacerdoti ordinati dalla Church of England (dati 2020), il 24 per cento dei vescovi, il 16 dei decani, il 31 dei parroci nelle cattedrali e il 32 degli arcidiaconi. Solo il 5 per cento delle parrocchie della Chiesa di Inghilterra non accetta donne come chierici o vescovi.
"Online invece sono il 95 per cento", ci racconta amareggiata Karen, "difatti io non guardo più i social. Su Internet sono in tanti a non riconoscere il nostro ruolo, a sminuirci, talvolta ad offenderci. O addirittura criticano i colori delle nostre tonache. Certo, online i messaggi negativi sembrano molti più di quelli che realmente sono. Ma anche nella vita quotidiana, seppur in netta minoranza, c'è gente che si lamenta del fatto che siamo tutte donne in cattedrale".
E che cosa vi dicono? "Ah! Per esempio" racconta Karen "l'altro giorno arriva un fedele maschio e mi fa: "Ma qui abbiamo bisogno anche di un uomo". E io gli rispondo: "E perché? Se siamo tutte donne è un problema?". "No, ma...". Altri invocano più "diversità". Eppure noi siamo proprio un esempio di successo della diversità, così come difendiamo ogni giorno qualunque etnia, cultura, sessualità e gender. Dobbiamo mantenere l'autocontrollo. Ma dentro di me, quando sento certe cose, mi sento davvero offesa".
Proprio nel Riccardo III di Shakespeare c'è un tipico esempio di sessismo paternalista, o mansplaining, diremmo oggi. La regina Margherita d'Anjou, vedova di Enrico VI, ha una discussione con il futuro re Riccardo, allora il marchese di Dorset Thomas Grey intima a quest'ultimo: "Non metterti a discutere con lei, è una lunatica!". Continua la precentore Emma, mentre si aggiusta i capelli e beviamo tè e caffè: "Un altro fedele l'altra volta mi dice: "Non potreste farvi vedere un po' meno?". Incredibile. Che senso ha giudicare il mio lavoro dal mio genere?". "Ma per fortuna" riprende Alison "le nostre famiglie ci offrono un enorme e costante sostegno".
Manuela, la più giovane, è grata alle sue "colleghe" più mature: "Loro hanno dovuto subire molti più pregiudizi di me. Io, invece, in questo gruppo interamente femminile, non devo più giustificare, ogni volta, di essere una donna. È una sensazione davvero unica".
A pochi metri dalla cattedrale, nella piazza del mercato della multiculturale Leicester dove qualche anno fa il tecnico italiano Claudio Ranieri fece l'altro miracolo di vincere la Premier League, nel 2018 è stata eretta la statua di Alice Hawkins, una delle più celebri suffragette inglesi tra XIX e XX secolo. Incarcerata cinque volte per le sue proteste, al marito Alfred, che sosteneva le sue battaglie, gli frantumarono una rotula.
Anche voi vi sentite femministe? Manuela non ha dubbi: "Sì. Perché essere femministe oggi nella Chiesa vuol dire difendere tutte le minoranze. Ogni volta che piego la tovaglia dell'altare, mi vengono in mente le donne che hanno curato e cresciuto Gesù, da Maria con i pannolini fino al sacro sudario di quando venne crocifisso". "Anche a me piace definirmi femminista", rilancia la decana Karen, "nel senso di avere la libertà di seguire e diffondere a pieno la Parola di Cristo, con tutte le mie forze e capacità. Quindi sì".
"Così come mi piacerebbe che anche nella Chiesa cattolica le donne avessero più uguaglianza", prosegue Karen, "una donna sull'altare è un messaggio potentissimo, perché dimostra che anche noi possiamo accogliere Dio. Agli albori del cristianesimo, le donne avevano molto più potere, erano vescove. Poi sono state silenziate da paternalismo e patriarcato degli uomini". Alison ricorda, con gli occhi bassi: "All'inizio del mio percorso religioso, per me fu molto difficile. Sentivo di dovermi comportare da uomo, per essere accettata dai fedeli, per non farmi negare i sacramenti. Oggi per fortuna questo atteggiamento stupido non esiste più".
"Dio? non ha genere"
Qualche settimana fa l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha scatenato polemiche nella Chiesa d'Inghilterra. Prima lasciando mano libera alle diocesi sulla benedizione delle coppie omosessuali, "e noi lo faremo", promette Karen, "nella mia comunità sono in tantissimi che si identificano come Lgbtqi+". Poi, il titolare della Chiesa di Inghilterra ha auspicato un Dio di genere neutro, né maschio né donna, indignando tabloid e giornali conservatori oltremanica.
Emma concorda con Welby: "In generale, le parole non bastano a descrivere Dio. Siamo tutti stati creati a sua immagine e somiglianza, maschi e femmine". Manuela: "Io l'ho capito studiando l'inglese che Dio, come nella declinazione di verbi e aggettivi in questa lingua, non ha un genere". E Alison: "Basta guardare la società multiculturale di oggi, o Londra, dove i bianchi sono diventati una minoranza, per capire che la rappresentazione di Dio come uomo bianco e con la barba non ha più senso".
La decana Karen ricorda con un velo di commozione: "Sono cresciuta pensando che Dio fosse maschio. Ma un giorno, anni fa, mi metto a cantare in chiesa un inno dal libro Il pellegrinaggio del cristiano di John Bunyan, pilastro della mia formazione religiosa. A un certo punto, mi accorgo che sono stati cambiati i pronomi del pellegrino: non erano più "lui", ma "lei". Allora inizio a piangere. Perché finalmente, dopo tanto tempo, mi sentivo inclusa, accettata dalla Chiesa. Perciò per me Dio non è né maschile né femminile. Solo così sento di avere un posto in Dio".
Sul Venerdì del 26 maggio 2023