La grande abbuffata. Andréa Ferréol: "Avevamo fame, sì, ma di libertà"
di Marco Consoli"Quando si accesero le luci in sala, sui titoli di coda, si scatenò l'inferno: c'era gente che ululava, altri applaudivano e un signore si alzò in piedi gridando: adesso potete anche pisciarci addosso!". Andréa Ferréol aveva solo 26 anni quando cinquant'anni fa, il 17 maggio 1973, La grande abbuffata di Marco Ferreri ebbe la sua prima mondiale al festival di Cannes. E ora al telefono dalla sua casa di Aix-En-Provence mi anticipa quel che racconterà stasera, 27 maggio, al pubblico del Sicilia Queer Filmfest a Palermo, dove verrà presentata la copia restaurata dalla Cineteca di Bologna. "Dopo le riprese non avevo ancora visto il film, e quando mi dissero che andava al festival mi comprai un abito da brava ragazza e invitai mio padre e mio fratello per la première. Mia madre no, perché non mi pareva il caso lo vedesse". D'altronde l'unica superstite di quel film oggetto di culto - per certi ve…
"Quando si accesero le luci in sala, sui titoli di coda, si scatenò l'inferno: c'era gente che ululava, altri applaudivano e un signore si alzò in piedi gridando: adesso potete anche pisciarci addosso!". Andréa Ferréol aveva solo 26 anni quando cinquant'anni fa, il 17 maggio 1973, La grande abbuffata di Marco Ferreri ebbe la sua prima mondiale al festival di Cannes. E ora al telefono dalla sua casa di Aix-En-Provence mi anticipa quel che racconterà stasera, 27 maggio, al pubblico del Sicilia Queer Filmfest a Palermo, dove verrà presentata la copia restaurata dalla Cineteca di Bologna. "Dopo le riprese non avevo ancora visto il film, e quando mi dissero che andava al festival mi comprai un abito da brava ragazza e invitai mio padre e mio fratello per la première. Mia madre no, perché non mi pareva il caso lo vedesse". D'altronde l'unica superstite di quel film oggetto di culto - per certi versi ancora più scandaloso oggi, nell'era del politicamente corretto - interpretava la maestrina che incontra quattro uomini impegnati ad abbuffarsi in una casa di Parigi (interpretati da Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Philippe Noiret) e li accompagna fino alla morte, concedendosi ai piaceri della tavola e ai loro appetiti sessuali. "Andréa è l'amica, la femmina, la confidente, la mamma, l'amante: tutte le donne in una donna sola. È una persona libera, e capisce subito che quei quattro cinquantenni vogliono suicidarsi e decide di essere carina, ascoltarli, condividere con loro questo viaggio".
Questa cosa per molti era inaccettabile.
"Mio padre in mezzo alle urla mi fece il pollice su in segno di approvazione. Ma quando a fine proiezione a Cannes uscimmo sulla Montée des marches, fummo circondati dal pubblico, che ci fischiava. C'era un gran caos e una donna venne da me, mi scosse con le mani e mi disse: mi vergogno di essere francese! Alla conferenza stampa Ferreri litigava con tutti, perché non aveva paura certo di dare risposte scomode".
Come la scelse?
"Ero solo una giovane attrice di teatro, e qualcuno gli fece il mio nome. Mi chiamarono e mi dissero del film: non conoscevo il regista ma quando seppi che c'erano Mastroianni, Tognazzi, Piccoli e Noiret decisi che l'avrei fatto a qualsiasi costo. Quando mi dissero che cercavano un'attrice grassa, iniziai a mangiare a tutto spiano".
E poi?
"Mi chiamarono una prima volta a fare delle foto in vestaglia. Poi fui convocata da Ferreri. Ricordo che l'ufficio era tappezzato di quegli scatti e rimasi a bocca aperta. Mi disse: credo che la prenderò a fare questo film. Ero al settimo cielo".
Ricorda il primo incontro con i quattro mostri sacri del cinema sul set?
"Durante la scena della cioccolata servita a me e ai miei alunni in cucina. Se guarda bene la tazza trema tra le mie mani. Dietro la macchina da presa loro quattro erano lì, a scrutare chi fosse questa giovane attrice scelta senza neanche fare un provino".
Chi la intimidiva di più dei quattro?
"Sicuramente Marcello, perché avevo visto tanti suoi film ed ero un po' innamorata di lui".
La intimoriva girare scene seminuda, lei che era così giovane, con quattro maschi di mezza età?
"Un po' sì. La mia prima scena di nudo in carriera è quella in cui Mastroianni accarezza il mio sedere insieme a quello di una statua in giardino. Chiesi a Ferreri di far allontanare la troupe e Marcello che mi vide preoccupata mi disse: stai tranquilla, non ti sfiorerò neanche, e nell'inquadratura sembrerà che ti tocchi. Girammo la scena tre volte e andò come aveva detto. Poi ne girammo una in cui eravamo a letto insieme. Mi dissero che aveva avuto un'erezione, ma non me ne accorsi".
Che tipo era Mastroianni?
"Molto garbato, perbene, calmo. Anche se il più calmo dei tre era Noiret, sembrava un po' fuori posto in mezzo agli altri. Era il più borghese e il meno libero degli altri. Il contrario di Ugo...".
Tognazzi era noto come tombeur de femmes.
"Con me non ci provò, fu un gentiluomo, come tutti e quattro. Ma non faceva nulla per nascondere che le donne gli piacevano. Viveva per il piacere, era uno che si mangiava la vita. Lo sa che ho girato con lui il suo ultimo film?".
Una famiglia in giallo, una miniserie per la tv del 1990.
"Sul set piangeva, tutto il contrario dell'uomo che avevo conosciuto. Era infelice di dover lavorare in televisione dopo tanto cinema. Un giorno durante le riprese lo chiamarono per rispondere a una telefonata ed ebbe un ictus. Lo portarono in ospedale e tornai a Parigi. Due giorni dopo mi chiamarono per dirmi che era morto. Mi ricordo che mi diceva: non mi si alza più! Per lui doveva essere una tragedia".
Quando muore mangiando nel film di Ferreri, lei lo masturba e lui ha una vistosa erezione.
"Mi faceva un po' paura infilare una mano nei suoi pantaloni, ma ovviamente non dovevo toccargli il sesso. Lui disse: mettiamoci una banana, così faccio bella figura. Era troppo simpatico".
Quanto avete mangiato durante le riprese di La grande abbuffata?
"Io un sacco, perché dovevo rimanere grassa, ma anche loro a fine riprese hanno messo su 3 o 4 chili. L'unico che a fine ciak sputava era Noiret. Cucinava tutto Fauchon su indicazioni di Giuseppe Maffioli che era un uomo molto simpatico e un altro mangione. Ricordo che per la scena della torta a forma di cupola di San Pietro dopo vari ciak Tognazzi disse che non ne poteva più di ingurgitare dolci e il giorno dopo ne prepararono una salata col patè. Era tutto buonissimo: a volte la sera invitavamo gli amici a finire gli avanzi. Per esempio dopo avere girato la scena in cui dovevamo mangiare la polenta, finimmo la giornata con la troupe e vari ospiti".
L'atmosfera era allegra...
"Oh sì, dopo i primi timori, fui accolta da loro e diventammo amici. Finite le riprese andavamo a vedere il girato del giorno e a volte a cena al ristorante: venivano anche Catherine Deneuve, la moglie di Marcello, e Jacqueline, la moglie di Ferreri. Sul set lui mangiava di nascosto. Aveva il diabete e quando c'era lei stava a stecchetto".
Nessun momento difficile?
"Sì, quando vedendo il girato un giorno guardai per la prima volta il mio culo enorme in primo piano e mi misi a piangere. Marco e gli altri vennero a consolarmi, dicendo che ero bellissima. Quando un anno dopo incontrai Ferreri sugli Champs Elysées, ormai dimagrita, lui mi guardò e mi disse: sei una stronza, eri la mia creatura, non hai capito niente! E poi ci fu quella volta che Michel mi aiutò sul set quando ero in crisi".
Che cos'era successo?
"Era venuta una fotografa che voleva farmi degli scatti nuda come una madonna per Playboy. Io non volevo, ma nessuno ascoltava una giovane attrice di 25 anni. Così Michel mi vide nervosa e mi chiese che cosa avessi. Glielo spiegai e lui disse: se questa fotografa non va via, smetto di girare. Il giorno dopo era sparita".
Come andò con Ferreri?
"Bene. Si capiva che sapeva esattamente che tipo di film voleva: aveva in mente ogni inquadratura. Urlava dalla mattina alla sera, penso che fosse il suo modo di essere".
La grande abbuffata oltre che di cibo era pieno di scene forti: vomito, flatulenze, escrementi. Non aveva paura di affrontare un film così forte?
"No, perché non ho mai avuto paura di nulla. E in fondo la vita è fatta anche di queste cose. Non bisogna avere timore di mostrare com'è. Guardi ora come ci siamo ridotti".
Come?
"All'epoca in due anni uscirono il nostro film, La maman et la putain, Ultimo tango a Parigi. Oggi non ci sarebbe un produttore a investire su film del genere. Viviamo nell'epoca terribile del politicamente corretto. All'epoca eravamo liberi di parlare, di fare l'amore".
Quel film l'ha lanciata e ha girato poi con tanti maestri del cinema. Mi dice com'era Truffaut?
"Un uomo di una precisione incredibile. Mai però quanto Greenaway, un maniaco che stava ore per riprendere un dettaglio apparentemente insignificante".
E gli altri italiani?
"Ricordo Rosi, un uomo impegnato, tutto d'un pezzo, ossessionato dalla politica. Anche se quello con cui mi sono divertita di più è stato Scola. Era instancabile, finiva di lavorare solo quando era sul punto di crollare sfinito. Posso dirle una cosa prima di salutarci?".
Prego.
"In Francia lavoro ancora, ma dopo Sono pazzo di Iris Blond, in Italia non mi ha chiamato più nessuno. Però mi piacerebbe tornarci a lavorare: non mi sono mai divertita così tanto come nel vostro Paese".
Sul Venerdì del 26 maggio 2023