Polpettone contro la depressione
di Tommaso Melilli«La dieta è la madre delle malattie»: tutti noi abbiamo letto molte volte frasi simili a questa, su quei siti in cui inesorabilmente a volte ci smarriamo, cercando di capire se un certo alimento fa bene o male alla salute. Queste parole invece sono tratte da uno dei libri più strani e misteriosi che siano mai stati scritti, e cioè Anatomia della melanconia di Robert Burton, pubblicato per la prima volta nel 1621 e da poco uscito in una splendida nuova edizione, a cura di Stefania d’Agata D’Ottavi (Einaudi, due volumi, 2136 pagine, 160 euro).
È molto difficile descrivere l’Anatomia: si può dire però che è un gigantesco trattato, che mescola migliaia di fonti e teorie, per spiegare quella cosa che oggi, con certezza scientifica, chiamiamo depressione. Fra le moltissime cause possibili vengono citati, per esempio, incantesimi di maghi e streghe, la vecchiaia, il clima, l’umidità, i genitori, e ov…
«La dieta è la madre delle malattie»: tutti noi abbiamo letto molte volte frasi simili a questa, su quei siti in cui inesorabilmente a volte ci smarriamo, cercando di capire se un certo alimento fa bene o male alla salute. Queste parole invece sono tratte da uno dei libri più strani e misteriosi che siano mai stati scritti, e cioè Anatomia della melanconia di Robert Burton, pubblicato per la prima volta nel 1621 e da poco uscito in una splendida nuova edizione, a cura di Stefania d’Agata D’Ottavi (Einaudi, due volumi, 2136 pagine, 160 euro).
È molto difficile descrivere l’Anatomia: si può dire però che è un gigantesco trattato, che mescola migliaia di fonti e teorie, per spiegare quella cosa che oggi, con certezza scientifica, chiamiamo depressione. Fra le moltissime cause possibili vengono citati, per esempio, incantesimi di maghi e streghe, la vecchiaia, il clima, l’umidità, i genitori, e ovviamente l’alimentazione. Nella lunga lista di alimenti che andrebbero evitati però non si salva quasi niente, perché persino i cavoli «provocano sonni inquieti e mandano al cervello vapori neri».
Burton, come molti bambini, sembra essere particolarmente diffidente verso tutti quei piatti di cui è arduo identificare gli ingredienti: «Questi piatti messi insieme artificiosamente, dei quali i nostri cuochi offrono una grande varietà, come i sarti fanno della moda dei nostri abiti (…) e tutta la straordinaria dissolutezza che hanno inventato in quest’epoca». Solo il pane e la birra sembrano salvarsi, a volte.
Non sappiamo di che cosa si nutrisse davvero Burton, ma leggendo mi è venuto in mente che c’è un piatto, diffuso in tutta Europa, che ha la forma di un “pane”, ma che contiene di tutto e di più. In inglese si chiama meatloaf, in francese pain de viande, letteralmente pane di carne. In italiano si chiama polpettone.
La ricetta: polpettone
Ingredienti per quattro persone
300 gr di macinato di manzo o vitello
200 gr di macinato di maiale
1 uovo, sbattuto
100 gr di pan grattato
50 ml di latte
50 gr di pecorino romano grattugiato
2 bicchieri di birra
Olio & burro
1 spicchio d’aglio
Salvia e alloro
Sale, pepe & noce moscata
Come procedere:
In una grande ciotola, mescolate con le mani le due carni macinate, salando generosamente mentre mescolate. Aggiungete un uovo sbattuto e il pan grattato poco a poco, poi il pecorino, poi il latte, e amalgamate di nuovo il tutto.
Condite con tanto pepe e una buona grattata di noce moscata. Modellate la forma di una pagnotta (decidete voi che tipo di pagnotta) e posatela, in una padella per cui avete un coperchio, con una buona noce di burro e un filo d’olio.
Arrostite a fuoco vivo da entrambi i lati, poi abbassate il fuoco, versate la birra e aggiungete l’aglio e gli aromi. Cuocete, col coperchio, a fuoco basso per 20/30 minuti. Servite caldo o tiepido, a fette, con l’intingolo. È ovviamente più saporito riscaldato, il giorno dopo.