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Viaggio al termine del colesterolo

(Illustrazione Ale+Ale) 
Due nuovi farmaci promettono meraviglie per un problema che riguarda almeno 2,5 milioni di italiani. Dopo anni di integratori, statine e resine, uno lo stiamo provando anche noi... VIDEO
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Il segreto della Gioconda non sta, come ci hanno sempre raccontato, nel sorriso. Ma nei tendini delle mani. Più esattamente nei piccoli depositi di adipe sopra quei legamenti muscolari. Da cui si deduce che quella di Monna Lisa potrebbe essere la prima raffigurazione di un'ipercolesterolemica nella Storia. Qui iniziano e finiscono le cose in comune tra la modella più celebre di Leonardo e almeno due milioni e mezzo di italiani, tra cui il vostro cronista: il colesterolo alto. Che non è una malattia in sé ma un fattore di rischio (distinzione che spesso va persa e tornerà utile nel prosieguo della storia) nello sviluppare problemi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto e ictus. E che, a giudicare dalla quantità di rimedi naturali pubblicizzati in tv, rivaleggia solo con mal di schiena e prostata nelle afflizioni degli italiani. Sì, vabbè, ma perché parlarne ora? Perché è appena arrivato anche nel nostro…

Il segreto della Gioconda non sta, come ci hanno sempre raccontato, nel sorriso. Ma nei tendini delle mani. Più esattamente nei piccoli depositi di adipe sopra quei legamenti muscolari. Da cui si deduce che quella di Monna Lisa potrebbe essere la prima raffigurazione di un'ipercolesterolemica nella Storia. Qui iniziano e finiscono le cose in comune tra la modella più celebre di Leonardo e almeno due milioni e mezzo di italiani, tra cui il vostro cronista: il colesterolo alto. Che non è una malattia in sé ma un fattore di rischio (distinzione che spesso va persa e tornerà utile nel prosieguo della storia) nello sviluppare problemi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto e ictus. E che, a giudicare dalla quantità di rimedi naturali pubblicizzati in tv, rivaleggia solo con mal di schiena e prostata nelle afflizioni degli italiani. Sì, vabbè, ma perché parlarne ora? Perché è appena arrivato anche nel nostro Paese un farmaco, alternativo alle statine, di cui si dice un gran bene. E perché, per i casi più gravi, ne è da poco tempo disponibile anche un altro che, con due punturine all'anno, promette di risolvere il problema.
Giacché ho provato un certo numero di soluzioni, vi farò da guida in questo che, se tutto finisse bene, potrebbe anche essere intitolato "viaggio al termine del colesterolo". Sperem.

Dalla resina alle statine

Breve autobiografia clinica. Alla visita del militare mi scoprono un colesterolo totale di 246 (milligrammi per decilitro di sangue, mg/dl). "Tienilo sotto controllo" intima il tenente medico. Mio nonno allora l'aveva a 400 (è vissuto fino a 88 anni), mia madre a 300 (incrociando le dita, sta benone). Nel tempo il mio resta stabilmente alto. Verso i 40 il curante mi dice: "Dovresti fare l'ecocolordoppler delle carotidi: da lì si capisce se c'è un problema". Anni dopo mi faccio controllare lo stato di questi due tubicini dal diametro di un pollice che portano il sangue al cervello. L'ecografista sentenzia: "C'è una placchetta: 1,9 mm da un lato e 1 dall'altro. Meglio intervenire per non peggiorare la situazione". Incrocio Francesco Sbrana, internista specializzato in dislipidemie ereditarie che lavora alla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, nella sede del Cnr di Pisa, una specie di medico prototipale, solido, rassicurante che non sfigurerebbe nel ruolo di George Clooney in una versione di Er con le h aspirate. "Eh sì, bisogna abbassarlo" conferma. E, vista la mia reticenza verso le statine, mi dà la colestiramina, una resina misconosciuta ed economicissima che funziona a monte: sequestra gli acidi biliari nell'intestino e impedisce/riduce l'assorbimento dei grassi. Piccola scocciatura scioglierla in un bicchier d'acqua 15 minuti prima del pasto, ma sono motivato e funziona: il totale scende a 202, mai così basso. Tra i miei amici divento una specie di evangelista del farmaco per intenditori e del suo oracolo Sbrana. Dopo il secondo soddisfacente esame del sangue, sapendo di intrattenere rapporti gastronomici protetti, comincio a lasciarmi un po' andare: tornano i formaggi, un po' di carne, addirittura occasionali carbonare. Niente che la resina non possa aggiustare, penso.


E penso male. Dopo cinque anni, altre analisi e sono desolantemente tornato alla mia baseline, sui 240. La nuova eco-carotidi sembra ridimensionare il quadro della precedente. A Sbrana non basta: "Passiamo alle statine". Mi prescrive la fluvastatina. Ma mi sveglio di notte, più volte, e ho anche dolori muscolari. Passiamo all'atorvastatina: idem. Allora ezetimibe e poi fenofibrato. Stesso problema: se c'è una cosa che sapevo fare bene era dormire, ora neppure quella. Sbrana non demorde: "Verso Pasqua dovrebbe arrivare un farmaco che fa al caso tuo, l'acido bempedoico". Agisce sul metabolismo del fegato, bypassando i muscoli. Unico rischio: rialzi dell'acido urico, che può far venire la gotta. Bisogna monitorarlo. E siamo a oggi, col sonno tornato nei ranghi e il controllo da fare.

Ldol e Hdl: le foglie e lo spazzino

Ma che cos'è, esattamente, il colesterolo (da cole, bile, e stereós, solido)? Il fatto che sia familiare, come nel mio caso, cambia qualcosa riguardo al rischio? Quanto pesa, davvero, la dieta? Chi ha deciso che 200 fosse la soglia giusta? E se il riso rosso fermentato è tanto buono quanto pubblicizzato, perché non prendiamo tutti quello? Una batteria di domande da bar affidate a mani sapienti.
A partire da quelle di Cesare Sirtori, farmacologo di fama internazionale, tra i padri dell'antidiabetico metformina, che al telefono dal Policlinico di Milano calcola di aver curato oltre 15 mila pazienti. Spiega che il colesterolo è una sostanza essenziale per la vita, a partire dalla formazione delle membrane delle cellule. L'organismo ne produce in tutti i tessuti, soprattutto nel fegato e nell'intestino, circa 2 grammi al giorno: che sembran pochi, ma nelle arterie pesano. Sia quello autoprodotto che quello ("decisamente meno rilevante") proveniente dagli alimenti, viene sciolto nel sangue da due lipoproteine: una a bassa intensità (Ldl, il colesterolo cattivo) e una ad alta intensità (Hdl, quello buono). Le prime lo portano dove serve, ma se ce n'è troppo resta depositato sulle pareti delle arterie, dando origine alle placche (come quelle, vere o presunte, che insidierebbero le mie carotidi). Le seconde, invece, le ripulirebbero. Nella metafora perfetta di Sirtori, se l'arteria è una strada l'Ldl in eccesso sono le foglie a terra mentre l'Hdl lo spazzino che le ramazza. Da cui la prima risposta: "Alle arterie non importa niente che il colesterolo sia familiare o da eccesso di salsicce" spiega Sbrana "la differenza è che se l'eccesso viene dal cibo, intervieni su quello. Mentre se è familiare cambiare abitudini non basterà. Da qui l'importanza della diagnosi".

 

Riso rosso: non è un semplice integratore

Perché, senza uno specialista, puoi farti l'idea che il riso rosso fermentato sia solo un innocuo integratore. "E invece la monacolina che contiene" spiega Sirtori "è uguale alla lovastatina. È una statina sotto altro nome, e bisogna stare attenti da chi lo si compra perché può contenere citrinina, tossica sui reni". Si vende senza ricetta solo perché quello in commercio deve contenere una quantità bassa di principio attivo (massimo 3 milligrammi per compressa). I farmacisti lo amano perché, essendo un nutraceutico, già in partenza costa assai di più e poi consente margini decisamente maggiori, sganciati dalle contrattazioni con l'agenzia del farmaco (Aifa). I pazienti invece perché "siamo un Paese terrorizzato dalle medicine, statine in particolare, il primo mercato europeo per integratori" conferma Arrigo Cicero, associato a Bologna e presidente della Società italiana nutraceutica. Così può capitare "che ai nutraceutici si rivolga il paziente sbagliato". Ovvero quello con Ldl sopra 150 che con gli integratori non potrà mai arrivare sotto 136 (linee guida Iss) né tantomeno 116 (Società europea di cardiologia). Al netto di questo caveat Cicero, è ovviamente entusiasta delle alternative, che vanno ben oltre il riso rosso: "Estratti di bergamotto più carciofo che possono ridurre l'Ldl dell'8-10 per cento o, aggiungendo la berberina, anche del 15-18, un risultato pari all'ezetimibe o all'acido bempedoico". E l'obiezione che siano farmaci mascherati, solo molto più cari? Lui li darebbe "a pioggia, perché è provato che più basso è l'Ldl e più si è protetti". Però non nega che, in media, una terapia annuale va sui 250 euro, ovvero due volte e mezzo quella a base di statine, mentre l'acido bempedoico costa sui 400 e l'inclisiran, le due iniezioni per i casi gravi, addirittura sopra i 5.000. Certi suoi pazienti, pur di non capitolare alle statine ("per ideologia"), cumulano addirittura un paio di trattamenti. Circostanza che lo spirito-guida, Sbrana trova stupefacente mentre racconta il caso di quella moglie che, suggestionata dagli spot, "oltre alle statine aveva fatto prendere al marito anche il riso rosso avendo come effetto principale di moltiplicare le mialgie". Misteri della fede.

La soglia dei 200

Il livello di guardia di 200 mg/dl è quello che conoscono tutti. Venne fissato nel 1984 in uno storico convegno di cardiologi a Bethesda, nel Maryland, e da allora è rimasto inalterato. Ma più che questa soglia assoluta, sembra decisamente più eloquente quella relativa all'Ldl. Che, il più delle volte, non viene neppure esplicitato negli esami. Per calcolarlo da soli c'è la formula di Friedewald [colesterolo totale - (Hdl + trigliceridi/5)] oppure un sacco di siti che lo tiran fuori in un attimo. Quel che conta è anche il rapporto tra totale e Hdl che deve stare sotto a 4,5. "Se uno ha 220 e 40 di Hdl dunque è patologico, mentre se l'Hdl fosse 70 non lo è più" riassume Sirtori. Ovviamente in assenza di altri fattori di rischio come fumo, diabete, obesità. La cattiva notizia, almeno per me, è che - per stessa ammissione del mio specialista - "l'alimentazione incide sul 5-10 per cento e l'attività fisica circa un altro 5 per cento": che senso ha, allora, privarsi di tante gioie per un risultato così magro? Aggiungete che il settantenne Sirtori confessa di iniziare la giornata ogni mattina con due uova, l'anatema dell'ipercolesterolemico ("a pranzo brioche e cappuccino; a cena un primo leggero, carne o prosciutto o pizza"), e rigira il coltello nella piaga ricordando come un'ultracentenaria appena scomparsa non si facesse mai mancare il formaggio. La risposta a cui mi aggrappo è che mangiare male è un fattore di rischio per molte altre malattie, dai tumori in giù, quindi meglio darsi una regolata.

Il calcolo del rischio

Poi però sento Marco Bobbio, primario di cardiologia a Cuneo nonché autore di Troppa medicina e, trent'anni fa, di Leggenda e realtà del colesterolo. "Oggi" dice del vecchio titolo "non lo riscriverei così, le statine han cambiato tutto" tuttavia mi racconta un episodio risalente alla settimana prima: "Vedo una quarantacinquenne con 260 di colesterolo a cui il curante aveva prescritto subito statine per il resto della vita. Senonché andiamo online sul calcolatore di rischio cardiovascolare dell'Iss (www.cuore.iss.it/valutazione/calc-rischio) da cui vien fuori che la sua probabilità di infarto a dieci anni è dell'1,5 per cento mentre se scendesse a 200 diventerebbe dell'1,2. Il cardiologo: "Una riduzione del 3 per 1.000 è irrisoria, eppure il messaggio è sempre: più si abbassa il colesterolo e meglio è. Che è vero per persone con storie familiari importanti, ma per la maggior parte delle persone probabilmente no". Lui per esempio ce l'ha a 260 ma, senza altri fattori di rischio e tendenzialmente vegetariano, non prende niente (va da sé che ho fatto immediatamente la simulazione e, dal 3 per cento di rischio attuale, scendendo a 200 lo porterei a 2,1. Ma se riuscissi, senza farmaci ma nazista sulla dieta e meno sedentario, anche solo a tornare sui 240, il rischio si collocherebbe a 2,4). Conclude Bobbio: "Da una certa età in poi abbiamo tutti ispessimenti delle carotidi. Bisognerebbe personalizzare le cure, mentre spesso si sovraprescrive a persone che non hanno bisogno e sottoprescrive ad altre che ne avrebbero, creando "sani preoccupati", in condizione psicologica di fragilità". Accidenti.

Ho una fiducia assoluta nella ricerca e ho aspettato come un nuovo messia l'acido bempedoico. Di cui tutti continuano a parlar bene. Nello studio americano Clear, su 14 mila persone ha ridotto infarti (-13 per cento), bypass, mortalità. Questo ultimo effetto sull'inclisiran non è stato ancora provato ma ciò non toglie che in America lo pubblicizzino già in tv come la Ferrari degli ipolipemizzanti (sui nutraceutici esiste un solo studio che dimostra la riduzione della mortalità, ma in dosaggi alti e su una popolazione molto particolare di post-infartuati). Il ran finale del nome del farmaco allude al meccanismo: agisce sull'Rna, come i vaccini che hanno evitato il peggio col Covid, silenziando un gene coinvolto nel metabolismo del colesterolo per far aumentare la capacità del fegato di assorbire quello cattivo. Avverte Sbrana: "Il vantaggio sicuro è che garantisce aderenza alla cura (difficile dimenticarsi due punture all'anno) ma lo svantaggio è psicologico, in un Paese dove così alto è stato lo scetticismo No Vax. Chi ha già avuto un infarto potrà accettare di prenderlo, ma la maggior parte degli altri, costi per il Ssn a parte, forse no".
Intanto la scienza continua a macinare alternative, dagli anticorpi monoclonali in giù. Un po' di leggende le abbiamo chiarite, spero. Il problema è che più scavi, meno terra ti resta sotto i piedi. Urge una chiacchierata laica con Sbrana, il medico che tutti vorremmo avere.

Sul Venerdì del 2 giugno 2023