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Il Ponte è un lifting

(Illustrazione di Gipi) 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. La manutenzione dei canali e degli argini è prioritaria, ma questi modellini in tv non li porta nessuno
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Caro Serra, da semplice manutentore, alcune considerazioni sul Ponte sullo Stretto. 1) Sarebbe a campata unica di circa tre chilometri. Il più lungo del mondo di questo genere è quello di Akashi in Giappone, misura circa due chilometri nella campata principale e i giapponesi hanno impiegato dal 1988 al 1998 per costruirlo con grandissimi sforzi per la spesa pubblica, grandi difficoltà tecniche e grande manutenzione. I cinesi, gli americani e altri colossi mondiali hanno costruito centinaia di ponti sospesi negli ultimi anni ma nessuno misura più dei due chilometri di Akashi. 2) L’impatto ambientale è importante, l’attuale governo ha parlato di un costo di base di tredici miliardi che si tradurrebbero in CO2, consumo di acciaio, cemento e materie prime in ingenti quantità. 3) Il nemico principale di questo tipo di pon…

Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Serra, da semplice manutentore, alcune considerazioni sul Ponte sullo Stretto. 1) Sarebbe a campata unica di circa tre chilometri. Il più lungo del mondo di questo genere è quello di Akashi in Giappone, misura circa due chilometri nella campata principale e i giapponesi hanno impiegato dal 1988 al 1998 per costruirlo con grandissimi sforzi per la spesa pubblica, grandi difficoltà tecniche e grande manutenzione. I cinesi, gli americani e altri colossi mondiali hanno costruito centinaia di ponti sospesi negli ultimi anni ma nessuno misura più dei due chilometri di Akashi. 2) L’impatto ambientale è importante, l’attuale governo ha parlato di un costo di base di tredici miliardi che si tradurrebbero in CO2, consumo di acciaio, cemento e materie prime in ingenti quantità. 3) Il nemico principale di questo tipo di ponti non è il terremoto, perché sono elastici: è il vento. Se il vento mandasse in risonanza la struttura la farebbe dondolare come un’altalena e potrebbe collassare come è accaduto in passato a strutture strallate, come si dice in gergo tecnico. Le oscillazioni dovute al vento a loro volta logorano i trefoli delle funi d’acciaio che si usurano e richiedono una continua manutenzione.

Questi ponti nell’arco degli anni costano più di manutenzione che di costruzione e peserebbero sulle spalle delle generazioni future. Sarebbe il ponte con peso proprio più grande del mondo, con i costi più grandi del mondo, la manutenzione più costosa del mondo. Per me, da semplice manutentore, basta per dire fermamente di no a un ecomostro costosissimo e non giustificato. Sono onorato da altri primati del nostro Paese nel settore tecnico, della sostenibilità, dello studio, delle relazioni internazionali. Al primato monumentale del ponte rinuncio decisamente. Propongo di spendere un millesimo di quella cifra in dieci anni per ottimizzare il già buono servizio di trasporto con i traghetti.

Domenico Poeta (Siena)

Analoghe considerazioni, meno “tecniche” ma ugualmente allarmate, arrivano dal lettore Gaetano Bonaccorso, che denuncia anche «il totale silenzio di coloro che sono contrari a questa follia». La mia opinione è questa: non ho nessuna pregiudiziale “ideologica” contro il Ponte sullo Stretto, né in generale contro le grandi opere e l’innovazione tecnologica che fosse in grado di supportarle. Ma mi sembra imprevidente e anche un po’ vanaglorioso pensare al Ponte quando l’evidenza dimostra che è l’intero corpo del Paese ad avere bisogno di cura urgente, e dunque di inventiva, denaro, coraggio, progetti che provvedano a mettere a norma, e in sicurezza, ciò che non lo è.  L’idea del Ponte mi fa pensare a una persona ammalata che, trascurando le cure primarie, si illude di guarire facendosi un lifting. È come se la vetrina fosse più importante della bottega. È come se la propaganda politica (ripenso alle ridicole esibizioni di Berlusconi da Vespa) contasse più di un’assennata, previdente cura di ciò che siamo e di ciò che già abbiamo. Vedrei volentieri un leader politico andare in televisione con l’umile modellino di una chiusa, di un argine, di una canalizzazione, spiegando che è l’insieme delle opere piccole e medie a comporre l’affresco. Ma non accadrà mai.

Sul Venerdì del 2 giugno 2023