Dai vaccini a Lady D, per questo Paese è tutto un complotto
di Jaime D'AlessandroPer cinque persone su dieci Lady D è stata uccisa dai reali inglesi. Per 2 su dieci, l’Olocausto è una balla. Altrettanti pensano che il vaccino sia solo un sistema
di controllo. Indagine sugli italiani. Dopo due anni di Covid
La società del rancore e dell’irrazionale. Potremmo scegliere questa come definizione della società italiana dopo aver visto le immagini di un signore No Vax che aggredisce verbalmente l’immunologa Antonella Viola al Salone del libro di Torino. O ascoltato Red Ronnie che su YouTube insinua il dubbio: e se l’alluvione in Romagna fosse tutta colpa di una diga? Ma sarebbe una diminutio che alla fine non dice tutto. Meglio lasciar parlare i dati. La triestina Swg, che dal 1981 realizza analisi di mercato e sondaggi di opinione, su nostra richiesta ha scavato in profondità in quelle che in genere vengono chiamate “le teorie complottiste”. La loro presa, si sa, è ampia. Si immaginava forse meno quanto fosse in aumento. Eppure è proprio così, se confrontiamo i risultati del nuovo sondaggio Swg con quelli del 55° Rapporto sulla situazione sociale del Paese firmato dal Censis a fine 2021.
La società del rancore e dell’irrazionale. Potremmo scegliere questa come definizione della società italiana dopo aver visto le immagini di un signore No Vax che aggredisce verbalmente l’immunologa Antonella Viola al Salone del libro di Torino. O ascoltato Red Ronnie che su YouTube insinua il dubbio: e se l’alluvione in Romagna fosse tutta colpa di una diga? Ma sarebbe una diminutio che alla fine non dice tutto. Meglio lasciar parlare i dati. La triestina Swg, che dal 1981 realizza analisi di mercato e sondaggi di opinione, su nostra richiesta ha scavato in profondità in quelle che in genere vengono chiamate “le teorie complottiste”. La loro presa, si sa, è ampia. Si immaginava forse meno quanto fosse in aumento. Eppure è proprio così, se confrontiamo i risultati del nuovo sondaggio Swg con quelli del 55° Rapporto sulla situazione sociale del Paese firmato dal Censis a fine 2021.
I dati, dunque. Poco meno di un terzo degli italiani giudica “plausibile” che i vaccini altro non siano se non “un sistema per controllare le masse grazie alla tecnologia 5G”. Altrettanti non sono certi che lo sbarco sulla Luna sia avvenuto davvero, e nella stessa misura credono sia possibile che a buttare giù le Torri Gemelle sia stato il governo americano. Se passiamo dalle percentuali ai numeri assoluti, circa dieci milioni di italiani dubitano della curvatura terrestre, e in numero ancor maggiore mettono in dubbio l’Olocausto.
Istruzioni per l’uso
Un’avvertenza prima di proseguire. Stiamo mischiando se non pere con mele, quantomeno mele di tipo diverso. Perché le due indagini – Censis 2021 e Swg 2023 – hanno posto domande che solo a volte sono assimilabili. Ma la differenza sta soprattutto nella griglia delle possibili risposte. Nel sondaggio Swg, per ogni tesi complottista si poteva optare fra “sicuramente vera”, “probabilmente vera”, “plausibile”, “probabilmente falsa”, “sicuramente falsa”. Quello del Censis, invece, offriva una possibile risposta in meno: “molto d’accordo”, “abbastanza”, “poco”, “per nulla”. I numeri coincidono nelle prime due risposte, le più radicali, ma è in quel “plausibile” aggiunto da Swg che a volte raddoppiano. E così, se un anno e mezzo fa a credere nella Terra piatta era il 5,8 per cento, grosso modo tre milioni di italiani, includendo i possibilisti si arriva oggi a nove milioni. Dal 19,9 per cento che considerava il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone, siamo ora al 25 per cento. Ancor più marcato il salto della negazione dello sbarco sulla Luna, dal 10 al 29 per cento. Stabile, invece, la teoria secondo cui il mondo è nelle mani di una “élite di poteri forti”.
Il campione, per inciso, in tutte e due le ricerche è valido statisticamente e rappresentativo della popolazione italiana, dunque distribuito in maniera omogenea sul territorio e su base anagrafica e di genere. Ottocento cittadini per Swg e poco più di mille per il Censis, con un margine di errore medio fra 1,5 e il due per cento.
Dubitare di tutto
«Il dato sull’Olocausto mi ha sinceramente sorpreso», ammette Rado Fonda, direttore della ricerca Swg. «L’altro aspetto che colpisce sono alcune costanti fra chi sposa questo tipo di teorie: l’età anagrafica, che è spesso fra i 35 e i 44 anni, la provenienza dal Sud e la presenza di credenti praticanti. È la prima volta che facciamo un’indagine simile, quindi non mi è possibile fare un confronto diretto con il passato a parità di metodologia. È evidente però che al di là delle singole risposte, il fatto ad esempio che più della metà degli intervistati valuti come “probabile” la responsabilità diretta della corona britannica nella morte di Lady Diana, o che alcune celebrità decedute sarebbero in realtà ancora vive, esiste un atteggiamento trasversale che porta a dubitare di tutto».
Nel Rapporto Censis il capitolo che trattava le teorie del complotto era intitolato La società irrazionale. Si parlava di sonno fatuo della ragione, di fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà. «Le risposte date dal campione interpellato possono sembrare superficiali, ma quel che conta davvero è che siano sempre venate da un sentimento antisistema che dovrebbe portare la classe dirigente a porsi qualche domanda vista l’entità dei numeri», commenta Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis. «Dovremmo essere una società razionale, visto il progresso che hanno garantito la scienza e la tecnica. Dovremmo essere stretti in quella che Max Weber chiamava “gabbia d’acciaio”, senza dubbi in merito. E invece per una parte molto ampia della popolazione non è così. Dunque, sempre più persone stanno prendendo le distanze dalla modernità. Perché evidentemente ne sono profondamente deluse. Sta accadendo in tutto l’Occidente. E in questo l’Italia è all’avanguardia».
Restiamo per un attimo sulla delusione, che sembra essere una delle chiavi per capire come stanno le cose. Nel 2021, sempre il Censis, aveva scritto che 8 italiani su 10 ritengono di meritare di più nel proprio lavoro, e che oltre la metà della popolazione pensa la stessa cosa più in generale della propria vita. Sono i segni piuttosto inequivocabili di «una cocente disillusione rispetto agli investimenti economici realizzati e alle aspettative sul piano emotivo», per usare le parole di quel Rapporto.
Il caso emblematico sarebbe quello legato a istruzione e formazione, con le generazioni più competenti e titolate di sempre destinate a redditi bassi e a una precarietà continua. Dal dopoguerra fino agli anni Novanta, erano stati quelli gli strumenti per fare passi avanti nella scala sociale. Peccato che da allora la scala si sia bloccata, così come gli stipendi: siamo l’unico Paese in Europa dove sono diminuiti e in fatto di mobilità peggio di noi hanno fatto solo Grecia e Ungheria. Se si nasce in una certa condizione, con buona probabilità ci si resta e, anzi, a volte si retrocede. Al punto che la Caritas, nel suo Rapporto su povertà ed esclusione sociale del 2022, ha sostenuto come oramai servano cinque generazioni per salire qualche gradino, mentre i nostri genitori e nonni li saltavano a gruppi di tre.
Valerii è autore, fra l’altro, di alcuni saggi, uno dei quali si intitola La notte di un’epoca. Contro la società del rancore: i dati per capirla e le idee per curarla. Parla della rottura di un patto, che è stato alla base dello sviluppo della seconda metà del secolo scorso, nel quale era dato per garantito che i figli sarebbero stati meglio dei genitori e non il contrario. Società del rancore è uno dei capitoli del rapporto Censis del 2017, al quale seguì Il sovranismo psichico nel 2018 e, appunto, La società irrazionale nel 2021. Stiamo passando da una definizione all’altra mentre le ondate di insoddisfazione si riversano nelle urne premiando chiunque prometta di saldare il conto con il colpevole del momento. Rivoluzioni sempre disattese, con il risultato che il rancore cambia preferenza elettorale ingrossando gradualmente le proprie fila.
Scene da un patrimonio
«Il mondo è oggettivamente complesso e riuscire a orientarsi è difficile», commenta Alessandro Rosina, saggista e professore di Demografia e statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano. «Non c’è nulla di strano nel fatto che le fasce di età maggiormente coinvolte nelle teorie cospiratorie siano quelle da 35 a 44 anni e da 45 a 54. Sono generazioni colpite dalla frustrazione che porta a essere vulnerabili rispetto ai sistemi di lettura della realtà alternativi. E vengono spesso dal Sud, che ha avuto accesso in misura minore al benessere. Inoltre, i 35-44enni sono i nati nell’era post ideologica e le ideologie, poco importa se discutibili, erano comunque delle bussole. Un altro elemento importante è ovviamente l’impatto dei social network: parliamo delle prime generazioni che si informavano sul Web esponendosi a visioni antisistema che online circolano in grande quantità».
Prima di passare al ruolo dei social network, una nota sui 35-44enni. Sono oltre il dieci per cento della popolazione e sono abbastanza adulti da aver già provato un forte disincanto rispetto alle aspettative che avevano quando erano più giovani. La fascia successiva, che arriva ai 55 anni, citata da Swg anche se meno frequentemente, è circa il doppio in termini numerici. Entrambe sono state colpite dall’aumento delle disparità sociali che ci sta travolgendo. «Il livello di concentrazione della ricchezza in Italia è in linea con nazioni europee come Germania, Francia e Spagna» aveva spiegato qualche tempo fa Salvatore Morelli, professore di Economia pubblica all’Università Roma Tre. «Tuttavia, la sua accelerazione è più vicina a quella riscontrata negli Stati Uniti». I termini, brutali, sono questi: la metà della popolazione che possiede di meno, 25 milioni di individui, ha dovuto affrontare un forte declino dagli anni Novanta. Controllava l’11 per cento della ricchezza totale del Paese nel 1995 ed è passato al 3. È un calo dell’80 per cento, un record fra i Paesi avanzati, con patrimoni medi che da 27 mila euro sono crollati a circa 5 mila. Fra loro, in 10 milioni hanno meno di 2 mila euro. Patrimoni, non stipendi o entrate mensili. Sono dati, questi, che provengono non dalla dichiarazione dei redditi ma dai registri delle imposte di successione presentate all’Agenzia delle Entrate dal 1995 al 2016.
Per un pugno di minuti
È in queste condizioni che ogni giorno ci affacciamo sui social network. «La crescita nella diffusione delle teorie complottiste mi sembra altamente probabile», conferma Walter Quattrociocchi, professore della Sapienza di Roma dove dirige il centro di Data Science and Complexity for Society, fra i primi a occuparsi del fenomeno delle camere dell’eco. Si tratta dell’effetto collaterale legato al meccanismo di raccomandazione dei contenuti sulle piattaforme online. Propone agli utenti idee simili alle loro, per cercare di attirare l’attenzione e conquistare il loro tempo, che è poi quel che più conta per gli inserzionisti pubblicitari, finendo per eliminare la diversità di opinione e favorendo all’interno di queste bolle omogenee le posizioni più estreme. «Con l’aumento del divario fra ricchezza e povertà, certe teorie funzionano come giustificazione. Quando vivi un disagio e non hai spiegazioni, è facile optare per una visione del mondo che punti il dito contro ciò che viene giudicato “il sistema”. Se è lui ad esser marcio, allora la sconfitta non è una propria responsabilità. Per questo si passa dal contestare i vaccini al negare gli effetti del cambiamento climatico. Tutto ciò che viene percepito come narrazione del sistema è messo in dubbio. Le piattaforme online, alcune con algoritmi davvero performanti come TikTok, funzionano da cassa di risonanza. Sono tutte progettate per ottenere il tempo delle persone – e la rabbia da sempre fa spettacolo».
Può quindi far anche sorridere che circa un quinto degli italiani, secondo l’indagine Swg, abbia fatto propria la teoria dei Rettiliani, alieni mutaforma che reggerebbero le redini del mondo mimetizzandosi fra noi. Un po’ meno quel che si nasconde dietro.
Un’ultima cosa: la nostra è la società del rancore, ma non della rabbia. O almeno non ancora, salvo eccezioni. Qui non si assalta il Parlamento come accaduto negli Stati Uniti, né si bloccano le strade come in Francia al tempo dei gilet gialli. Ma per quanto ancora? La pioggia di soldi arrivata prima con i bonus e ora con il Pnrr ha mantenuto la pace sociale al netto delle evidenti carenze della classe politica. Ma anche quelli prima o poi finiranno.
Sul Venerdì del 2 giugno 2023