✕

Melodrammi, gialli e stragi: la congiura è tutta nostra

Placido Domingo e Renee Fleming in scena nell’Otello al Metropolitan di New York (Jack Vartoogian / Getty Images) 
3 minuti di lettura
 
Siamo italiani, che ci vuoi fare: e quindi non solo crediamo ai complotti, ma ce li inventiamo anche, sia quando sono delle bufale, sia quando già esistono per conto loro, comunque in gran numero. Ogni volta i cattivi dei complotti sono esemplari puri di malvagità contro cui i disvelatori ostentano la più virtuosa indignazione. Il tutto va in scena fra luci e ombre, aure tenebrose, passioni, baratti, vendette, giuramenti, tradimenti, sempre sull’orlo di una crisi di nervi mentre in lontananza pare di cogliere l’eco di violini, ottoni e un rullio di tamburi. L’Italia insomma, quando non c’è da ridere.
Tutto questo, sia detto con temeraria risolutezza, perché l’arte del complotto, della macchinazione, della congiura, della…
 
Siamo italiani, che ci vuoi fare: e quindi non solo crediamo ai complotti, ma ce li inventiamo anche, sia quando sono delle bufale, sia quando già esistono per conto loro, comunque in gran numero. Ogni volta i cattivi dei complotti sono esemplari puri di malvagità contro cui i disvelatori ostentano la più virtuosa indignazione. Il tutto va in scena fra luci e ombre, aure tenebrose, passioni, baratti, vendette, giuramenti, tradimenti, sempre sull’orlo di una crisi di nervi mentre in lontananza pare di cogliere l’eco di violini, ottoni e un rullio di tamburi. L’Italia insomma, quando non c’è da ridere.
Tutto questo, sia detto con temeraria risolutezza, perché l’arte del complotto, della macchinazione, della congiura, della trama, della cospirazione, dell’intrigo, del maneggio – si noti la sintomatica varietà lessicale – è una cosa tutta nostra. Ci si cresce e ci si invecchia, dai golpe tentati e dai servizi deviati fino ai microchip inoculati con i vaccini e al piano Kalergi per la sostituzione etnica. Nel frattempo l’età adulta di un attempato giornalista se n’è andata appresso ai misteri del delitto Pasolini, al grande Vecchio e alla seduta spiritica dell’affaire Moro, alle Br telecomandate, alla P2 seguitando con i massoni infiltrati, Ali Agca, la bulgarian connection, la banda della Magliana, Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, e siamo solo agli anni 80.
Ora, va detto che fin dai tempi del Risorgimento sui palchi dei più bei teatri lirici del Belpaese musicisti e librettisti illuminavano con gran diletto narrativo e di pubblico i tratti più o meno latenti della vita pubblica italiana restituendo al gentile pubblico lo specchio segreto delle sue ossessioni. Ma poiché la tesi che si vorrebbe ipotizzare mette perigliosamente insieme due cose molto diverse quali il cospirazionismo diffuso e l’opera lirica fondante, ecco che prima di azzardarla sia consentito di proseguire la sommaria crociera autobiografica nel gran mare delle congiure “all’italiana”, così dette per ragioni di fantasia, colore, frenesia e dismisura.
E allora, mentre da qualche secolo l’orchestra accorda gli strumenti e dentro i camerini tenori, soprano, bassi e baritoni non cessano di schiarirsi la voce, vale la pena di ricordare come all’inizio degli anni 90, esauritosi il filone boccaccesco di Lady Golpe, sul panfilo Britannia i British Invisibles si papparono per poche lire l’industria di Stato.
D’altra parte se per taluni Mani Pulite fu un complotto ordito dalle forze della desovranizzazione, per altri fu egualmente una oscura e inconfessabile saldatura di interessi a generare non solo la nascita dell’impero berlusconiano, ma anche le stragi di Capaci e di via D’Amelio, più altre bombe a Roma e a Milano.
 
Nulla però ha mai distolto lo stesso Berlusconi dal presentarsi come la vittima di un complotto ordito dalle “toghe rosse”; e tutto ciò senza che nessuno abbia mai censito il numero di complotti evocati da Umberto Bossi, a sua volta sospettato di essere in combutta con varie entità. Dopo di che, sul finire del secolo, ecco un altro ciclo di credenze alimentate da rivelazioni e inchieste parlamentari su complottini e complottoni, dalla mancata irruzione nel covo di Totò Riina al lavorio delle spie russe a parte l’intricata trama che portò l’ex stuntman Igor Marini a inguaiare esponenti del centrosinistra.Venne quindi il turno dell’ennesima cospirazione, quella islamica, fiorita attorno a pseudo-moschee e terroristi sui barconi; per imbattersi, confusi e trafelati, nelle scie degli aerei, gli speculatori delle criptovalute, i terrapiattisti, putinisti e supposti seguaci di Soros, concludendo in gloria con il complotto dell’ultimissima settimana, secondo cui l’alluvione è stata programmata - e qui si metterebbe finalmente punto.
 
Per chiarire che, come è ovvio, non si vuole fare di tutt’erba un fascio, e che anzi un certo grado di segreto è implicito in ogni azione strategica. Ma diamine: l’impressione è che tale profluvio di sospetti, più che con la realtà, la finzione e un pizzico di follia paranoide abbia a che fare con il carattere e la particolarissima espressività degli italiani; la quale trova il suo più esemplare sfogo e la sua più degna rappresentazione nel genere artistico del melodramma. Dall’Otello al Ballo in maschera, dal Simon Boccanegra al Rigoletto e alla Tosca, l’opera lirica, dono mirabile che i nostri antenati hanno offerto al mondo, è piena zeppa di congiurati malvagi e di vittime innocenti in un pieno di maschere, inganni e raggiri che culminano in qualche misfatto, dal regicidio in giù.
 
Fu Antonio Gramsci a teorizzare la “malattia melodrammatica” nazionale. Ma il problema, a questo punto, non riguarda tanto la veridicità delle congiure quanto la regolarità, l’attitudine e il gusto che portano l’emozione pubblica, senza distinzioni ad accreditare l’idea che pochi esseri perfidi e potenti si mettano d’accordo in segreto per conseguire i loro torvi obiettivi a discapito dei “buoni”. Ebbene: è questo il paesaggio ordinario dell’opera lirica, dei suoi personaggi e delle sue atmosfere tenebrose. O almeno: il potere, in Italia, ha sempre qualcosa di oscuro, una specie di governo dietro il governo, «una macabra parodia dello Stato – secondo Hans Magnus Enzensberger a proposito del caso Montesi – che non è altro che l’organo esecutivo di persone che restano nell’ombra». Per cui al dunque la storia stessa coincide con un unico incessante, ma irresolubile complotto.
 
E così, ancora una volta, l’unica consolazione sembra quella di chiedere aiuto all’altro genere artistico che più italiano non potrebbe essere, la commedia, sorellina allegra del melodramma; e quindi riderci su, come già ampiamente accaduto con il “gomblotto” evocato in tv da Aldo Biscardi ed entrato nel linguaggio corrente. Anche i meme dei social, più di recente, sono utili a sdrammatizzare. Sotto una foto di Draghi con l’espressione minacciosa: “L’altra sera ero lì con gli altri dei poteri forti a escogitare il solito complotto mondiale occulto, poi oggi apro Facebook e bam! Stellina84 ha già scoperto tutto”.
 
Sul Venerdì del 2 giugno 2023