Napoli scudetto: la bella fiaba di Kvaratskhelia in un libro
di Michele Gravino"Cercavo un georgiano e ho trovato te/ col tiro così forte/ sfonda tutte le porte/ due sette sulla schiena- ah ah.../ non viene da Madera/ è un sogno che si avvera/ è Khvicha Kvaratskhelia!!!". Erano i primi di settembre, la stagione calcistica era appena iniziata e nessuno ancora poteva sognare che sarebbe stata così trionfale per il Napoli, ma un tifoso già postava su TikTok, sulle note di Amore e Capoeira di Giusy Ferreri, questo inno a un giocatore che fino a poche settimane prima nessuno aveva sentito nominare e che nessuno sapeva pronunciare bene. E se le esigenze di rima avevano ispirato un riferimento a Cristiano Ronaldo (che a Madera è appunto nato), presto il paragone con il campione portoghese esule in terra d'Arabia non sarebbe bastato più. Quel fantasista sbarcato dall'estrema periferia dell'Europa (o dell'Asia, dipende dai punti di vista) a miracol mostrare sotto il Vesuvio, meritava un soprannome…
"Cercavo un georgiano e ho trovato te/ col tiro così forte/ sfonda tutte le porte/ due sette sulla schiena- ah ah.../ non viene da Madera/ è un sogno che si avvera/ è Khvicha Kvaratskhelia!!!". Erano i primi di settembre, la stagione calcistica era appena iniziata e nessuno ancora poteva sognare che sarebbe stata così trionfale per il Napoli, ma un tifoso già postava su TikTok, sulle note di Amore e Capoeira di Giusy Ferreri, questo inno a un giocatore che fino a poche settimane prima nessuno aveva sentito nominare e che nessuno sapeva pronunciare bene. E se le esigenze di rima avevano ispirato un riferimento a Cristiano Ronaldo (che a Madera è appunto nato), presto il paragone con il campione portoghese esule in terra d'Arabia non sarebbe bastato più. Quel fantasista sbarcato dall'estrema periferia dell'Europa (o dell'Asia, dipende dai punti di vista) a miracol mostrare sotto il Vesuvio, meritava un soprannome ben più carico di storia e di gloria: Kvaradona.
E Kvaradona. Un miracolo georgiano è il titolo del primo instant book dedicato alla folgorante ascesa di Khvicha Kvaratskhelia, dal remoto Paese caucasico al titolo di miglior giocatore della serie A. Lo pubblica l'editore Fandango e lo ha scritto Emanuele Giulianelli, giornalista che collabora per numerose testate italiane e internazionali, già autore di biografie di Lukaku e Ibrahimovic e di un libro a quattro mani con Paola Egonu. "Più che il lato tecnico e tattico, dello sport mi interessano i personaggi, le storie" dice l'autore. E in effetti la storia di Kvara ha elementi fiabeschi capaci di affascinare anche chi al pallone rotondo riserva solo saltuarie attenzioni. Come il New York Times, che alla instant legend dello European soccer ha dedicato ben due articoli. Le esplosioni improvvise come la sua, ha scritto Rory Smith sul quotidiano americano, sembravano impensabili in un'epoca in cui i futuri campioni a dieci anni hanno già un agente, a 12 un contratto con una marca di scarpe, e prima dei 16 sono ingaggiati (o sequestrati) da una grande squadra e adorati da stuoli di fan. Eppure Khvicha, a 22 anni, è sbarcato in serie A direttamente dai campionati minori (il russo e il georgiano), alla prima stagione ha vinto uno scudetto in una squadra che lo aspettava da 33 anni, ha raggiunto, tra i pochissimi in Europa, la "doppia cifra" (più di 10 goal e 10 assist), ha incantato o spaventato i tifosi di mezzo continente nelle serate di Champions, e soprattutto he has made soccer fun again: ha riportato il divertimento nel calcio.
Un bravo guaglione
"La sua forza è proprio la spensieratezza", commenta Giulianelli. "È un professionista scrupoloso, si allena di continuo, ma sul campo sembra che tutto gli venga naturale, che non vorrebbe essere da nessun'altra parte, che gli piaccia proprio giocare a pallone. Proprio come Maradona, no?".
Le somiglianze tra Diego e Khvicha, però, sembrano fermarsi sul campo. Tanto l'argentino era eccessivo, tormentato, autodistruttivo, quanto il georgiano, con la sua aria scarruffata da "poeta romantico o appassionato studente di Scienze politiche" (ancora il New York Times) appare come l'emblema del bravo ragazzo, "di quelli che piacciono a noi mamme napoletane" dice nel libro la scrittrice Valeria Parrella. Fin da bambino, racconta il libro, pensa solo al pallone: ancora oggi va sempre a letto alle dieci, trascorre quasi tutto il tempo libero in famiglia, non è mai stato visto in un locale notturno, sposerà presto la sua fidanzatina storica. Lo confermano, all'unanimità, le numerose e meticolose interviste che Giulianelli ha fatto in Italia e in Georgia a giornalisti, ex allenatori, ex compagni di squadra, vecchie glorie come Kakha Kaladze, già terzino del Milan e oggi sindaco della capitale Tbilisi. Nonché con il padre di Khvicha, Badri Kvaratskhelia, che è stato anche lui calciatore (come del resto il nonno Mamiya). Badri giura di non aver mai insistito perché il figlio prendesse la sua stessa strada. Ma aggiunge: "Come l'Italia è divisa tra Nord e Sud, la Georgia lo è tra Est e Ovest. A Oriente sono appassionati di lotta; a Occidente tutti viviamo di calcio...".
Ed ecco che, come all'epoca dei successi della Dinamo Tbilisi nel campionato sovietico e in Coppa delle Coppe, il calcio per la Georgia torna a essere fonte di orgoglio e identità nazionale. "È un piccolo Paese in una posizione molto difficile dal punto di vista geopolitico", spiega Giulianelli. "È stato il primo a subire un'invasione russa, già nel 2008, e tuttora il 20 per cento del suo territorio è occupato dalle truppe di Putin. Ma i giovani guardano all'Europa. E i successi della nuova generazione di calciatori contribuiscono ad accendere i riflettori sulla loro realtà".
Il gemellaggio
Di solito taciturno, Khvicha non ha avuto paura di schierarsi, appoggiando le manifestazioni dello scorso marzo contro una legge definita "putiniana" (poi ritirata). I georgiani ricambiano celebrando con ardore da ultrà i successi del Napoli, e a ogni partita gli spalti del Maradona si popolano di decine di fan arrivati da Tbilisi con appositi voli charter. La bandiera bianca con le croci rosse spunta qua e là tra quelle azzurre che tappezzano la città. Ed ecco pronta una bella narrazione: il gemellaggio tra due popoli generosi, amanti della buona tavola e del buon vino, in cerca di riscatto.
Ma quanto può durare? Quasi tutti i fan, amici e parenti di Kvara intervistati nel libro prevedono e spesso auspicano il suo passaggio a un team ancora più top, un Manchester City, un Real Madrid... Giulianelli non si sbilancia: "La decisione finale spetta a lui, e io so che a Napoli si trova benissimo. Magari andrà come mi ha ipotizzato suo padre con una battuta: quando gli avrà portato abbastanza trofei - la Champions? - saranno i napoletani stessi a lasciarlo andar via".
Sul Venerdì del 2 giugno 2023