✕

Pupetta Maresca, il romanzo della prima donna boss

Il matrimonio di Pupetta con Pasquale Simonetti (Pascalone ’e Nola), nel 1955 (Getty Images) 
A diciannove anni, incinta, uccise l’assassino di suo marito e diventò una star, anche al cinema. Per poi scalare i vertici della camorra. Il francese Philippe Vilain racconta la sua storia
3 minuti di lettura

La chiamavano Pupetta per i tratti delicati del viso: zigomi alti, labbra a forma di ciliegia, colorito di porcellana, capelli corvini, occhi nerissimi. Assunta Maresca era figlia di un contrabbandiere e nipote di un assassino. Aveva un carattere impetuoso, mal sopportava il trattamento che i Maresca riservavano alle donne. A Napoli, negli anni Trenta, se nascevi in una famiglia camorrista eri destinata a essere comandata, ad avere una vita da reclusa, una vita dedicata a padre e fratelli (ne aveva due), in attesa di diventare la brava moglie di un marito non scelto ma imposto. Pupetta era una combattente, vulcanica, impulsiva: e a quelle leggi non si è piegata mai, anzi ha piegato le leggi che relegavano la donna a un ruolo subalterno ed è assurta a prima donna boss della camorra.

Come Antigone e Medea

A questa figura romanzesca lo scrittore francese Philippe Vilain, professore di letteratura moderna alla Sorbona, dedica Pupetta (edizioni Gremese). Un romanzo sulle co…

La chiamavano Pupetta per i tratti delicati del viso: zigomi alti, labbra a forma di ciliegia, colorito di porcellana, capelli corvini, occhi nerissimi. Assunta Maresca era figlia di un contrabbandiere e nipote di un assassino. Aveva un carattere impetuoso, mal sopportava il trattamento che i Maresca riservavano alle donne. A Napoli, negli anni Trenta, se nascevi in una famiglia camorrista eri destinata a essere comandata, ad avere una vita da reclusa, una vita dedicata a padre e fratelli (ne aveva due), in attesa di diventare la brava moglie di un marito non scelto ma imposto. Pupetta era una combattente, vulcanica, impulsiva: e a quelle leggi non si è piegata mai, anzi ha piegato le leggi che relegavano la donna a un ruolo subalterno ed è assurta a prima donna boss della camorra.

Come Antigone e Medea

A questa figura romanzesca lo scrittore francese Philippe Vilain, professore di letteratura moderna alla Sorbona, dedica Pupetta (edizioni Gremese). Un romanzo sulle conseguenze dell'amore folle di Pupetta per il camorrista Pasquale Simonetti, detto Pascalone 'e Nola. Lo sposa a diciannove anni, incinta, il 25 aprile 1955. Un matrimonio passionale ma brevissimo. Pascalone, omone taciturno che usava la pistola solo se necessaria, tre mesi dopo viene freddato da un sicario su un marciapiede. Il mandante è noto: Antonio Esposito, testimone di nozze e socio in affari della vittima. Poiché la polizia è corrotta e non si muove, la vedova si fa giustizia da sola. Fresca di messa in piega, truccata, con un vestito premaman per nascondere il pancione di sei mesi, attira platealmente l'assassino del marito in strada e gli scarica addosso il caricatore della sua 7,65.

"Ho scritto di gelosia, infedeltà, morte, dipendenza, ma non mi ero mai accostato al tema infinitamente romanzesco ed eterno della vendetta" spiega l'autore. "Mentre scrivevo mi perseguitava una domanda: cosa faremmo noi se l'amore della nostra vita venisse ucciso e la polizia non cercasse l'assassino? Rimarremmo a lamentarci passivi, o ci faremmo giustizia da soli - senza delegare un vicario - a rischio di condannarci a quindici anni? Il delitto di Pupetta interroga le nostre coscienze sull'amore e sulla giustizia".

Philippe Vilain non emette giudizi, si limita a raccontare con rispetto la sua protagonista, assassina sì, ma con un eroico senso dell'onore. "Pur non scusandola, capisco la reazione rabbiosa. Ha diciannove anni, il cuore spezzato. Non è diversa dalle eroine greche. Come Medea, Elettra, Antigone è una giovane vittima di un'ingiustizia e si ribella. Uccide per onore. Compie un atto orrendo, ma lo fa per fedeltà all'amore. Sacrificando una parte della sua vita, rende virtuosa la sua colpa. Si sacrifica nel nome di un amore incondizionato".

Il Bene fa squadra col Male

L'autore ha messo in esergo sul frontespizio una citazione del giudice Giovanni Falcone: "In certi momenti, questi mafiosi mi sembrano gli unici esseri razionali in un mondo popolato di pazzi... Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che è una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci assomiglia".

Nella testa della camorra

"Stimo moltissimo Giovanni Falcone e il manicheismo non mi convince. Il Bene e Male non sono contrapposti ma complementari. Il Bene fa squadra con il Male. Non mi azzardo a fare l'avvocato difensore di Pupetta, ma per indole cerco di capire le persone liberandomi delle gabbie morali, cerco di immaginarle nell'ambiente in cui agiscono. A volte basta poco per scivolare nella delinquenza. Non è facile sottrarsi ai determinismi, tanto più se si vive in contesti clandestini e violenti. Nel mondo della criminalità organizzata comanda il tuo sangue e il senso dell'onore".

Il romanzo si ferma alla metà degli anni Sessanta. Vilain aspetta che la sua protagonista sconti dieci dei tredici anni inflitti. I cinque decenni successivi meriterebbero un altro romanzo. Pupetta si affilierà alla Nuova Famiglia, verrà indagata per ricettazione, contrabbando, associazione a delinquere, omicidio.

"La sua ascesa era cominciata in carcere dove regnava incontrastata e aveva iniziato a rilevare il settore imprenditoriale del marito. Madrina non si nasce, lo si diventa, per trasmissione. Non mi interessava raccontare tutta la sua vita, volevo soffermarmi su un momento preciso, ricco di eventi felici e drammatici. Tutto avviene in un anno e mezzo: incontra il grande amore, rimane incinta, si sposa, diventa vedova e poi assassina. In questo breve periodo in cui si mescolano passione e tragedia si compie il suo destino".

Un destino che la terrà sulle prime pagine della cronaca nazionale per cinquant'anni. Come quando in conflitto con il boss Raffaele Cutolo, indice una conferenza stampa e minaccia di sterminargli i parenti "bambini in culla compresi" se toccherà un membro della sua famiglia. O quando durante i reiterati soggiorni nel carcere di Poggioreale organizza festini con magistrati e detenuti. O ancora quando, per sfuggire alla cattura, scappa dai tetti di casa.

Sul grande schermo

"Pasqualino, il primo figlio di Pupetta, partorito in carcere, morirà in modo oscuro e non si saprà mai né come né per mano di chi. Forse per uno sgarro. Pupetta ha avuto diversi scontri con la giustizia, è stata accusata di essere la mandante di due omicidi ma è stata poi assolta. Quella parte della sua vita, forse perché è prevedibile per chi vive nell'illegalità, non mi interessava".

Non era però prevedibile che un'assassina, due anni dopo l'uscita dal carcere, nel 1967, diventasse una star da rotocalco, come sognava da ragazza, e interpretasse il ruolo di protagonista in Delitto a Posillipo, un film ispirato alla sua vita.

"Ha ispirato romanzieri, cantanti, registi di film e di fiction. Ci sono persino tesi di dottorato su di lei. Il delitto d'amore e d'onore, la sua indomabile personalità ne hanno fatto un personaggio romanzesco. Dopo di lei, il ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali è cambiato. La strada alle Madrine era ormai aperta".

Alla sua morte, nel dicembre del 2021, fu vietato il funerale al pubblico. A 86 anni Pupetta Maresca faceva ancora paura.

Sul Venerdì del 2 giugno 2023