Chiamatelo pure 35 maggio: ma tanto quel giorno a Pechino non c'è mai stato
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPechino. Libri, statue. Meglio farli sparire. Il ricordo di quel 35 maggio - come qui per evitare la censura molti chiamano la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989, quella in cui la strage di piazza Tiananmen mise fine alle richieste di democrazia dei giovani cinesi, usando l'espressione coniata dallo scrittore Yu Hua - fa ancora paura. Soprattutto a Hong Kong, che sulla carta avrebbe dovuto godere di ampie libertà in seguito al ritorno alla Cina, e che invece dopo le proteste democratiche di quattro anni fa abbiamo visto come è andata a finire: manganelli, arresti, processi: silenzio.
Dagli scaffali delle biblioteche dell'ex colonia britannica il governo dei "patrioti" devoti a Pechino ha fatto sparire anche la memoria: saggi, racconti, documentari. Basta fare una ricerca nei cataloghi online per veder apparire la scritta: "nessun risultato". Il governatore, l'ex poliziotto John Lee, difende la scelta affermando che le biblioteche dovr…
Pechino. Libri, statue. Meglio farli sparire. Il ricordo di quel 35 maggio - come qui per evitare la censura molti chiamano la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989, quella in cui la strage di piazza Tiananmen mise fine alle richieste di democrazia dei giovani cinesi, usando l'espressione coniata dallo scrittore Yu Hua - fa ancora paura. Soprattutto a Hong Kong, che sulla carta avrebbe dovuto godere di ampie libertà in seguito al ritorno alla Cina, e che invece dopo le proteste democratiche di quattro anni fa abbiamo visto come è andata a finire: manganelli, arresti, processi: silenzio.
Dagli scaffali delle biblioteche dell'ex colonia britannica il governo dei "patrioti" devoti a Pechino ha fatto sparire anche la memoria: saggi, racconti, documentari. Basta fare una ricerca nei cataloghi online per veder apparire la scritta: "nessun risultato". Il governatore, l'ex poliziotto John Lee, difende la scelta affermando che le biblioteche dovrebbero conservare solo libri che "servono agli interessi di Hong Kong". "Questi libri sono accessibili nelle librerie private" si difende "se le persone vogliono comprarli, possono farlo". Magra consolazione.
D'altronde a Hong Kong pure le veglie al Victoria Park in ricordo di quel massacro non si possono più fare ormai, da quando nel 2020 Pechino ha imposto al "Porto profumato" la nuova legge sulla sicurezza nazionale: per decenni la città è stata l'unica sul territorio cinese dove venivano ammesse manifestazioni del genere. Non spariscono soltanto i libri, ma anche le statue. A inizio maggio il Pilastro della vergogna, la scultura alta otto metri, in rame, due tonnellate di peso, cinquanta corpi ammassati uno sull'altro, con quei visi angosciati e stravolti, omaggio dell'artista danese Jens Galschiot, è stata sequestrata dalla polizia. Quelle facce tormentate da più di vent'anni se ne stavano all'Università di Hong Kong. Poi due anni fa era arrivato l'ordine di rimuoverla: l'hanno messa in un container. Galschiot ha cercato di riprenderla, ma non c'è mai riuscito. Un mese fa la polizia l'ha messa di nuovo in custodia.
Anche quest'anno allora sarà Taiwan a prendere il posto di Hong Kong come luogo dove quella tragedia potrà essere ricordata liberamente. In programma c'è anche uno spettacolo teatrale. Si intitolerà 35 maggio e di sicuro non contribuirà a far scendere la tensione fra la Cina e l'isola indipendente che vorrebbe riavere sotto il suo controllo.
Sul Venerdì del 2 giugno 2023