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Amore e cattiveria: Ozon ricorda Fassbinder

Isabelle Adjani, a sinistra, e Hanna Schygulla nel film Peter von Kant di François Ozon, ispirato a Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer W. Fassbinder 
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Ero appena uscito da una prigione, la Prigione 77, il bel film di Alberto Rodriguez sul movimento di detenuti che, nelle carceri spagnole del dopo-Franco, combattevano, sotto la sigla Copel (Coordinadora de Presos en Lucha), per i loro diritti e l'umanizzazione della detenzione (siamo nel 1977, ma il discorso sui corpi incarcerati, sempre trascurato, è sempre attuale). Per ritrovarmi in un'altra prigione, quella dell'amore come dominio e dipendenza. La descrive François Ozon in Peter von Kant, che è: a) un breve saggio fassbinderiano sull'amore come teatro del potere, b) una celebrazione dei cinquant'anni di Le lacrime amare di Petra von Kant, c) un'evocazione cine-biografica di Fassbinder stesso. Protagonista del film di Ozon è un uomo, Peter, il corpulento Denis Ménochet; nell'originale era una donna, Petra, l'affilata Margit Carstensen. Ma la trama è identica, e Hanna Schygulla, in ruoli diversi, veglia sulle…

Ero appena uscito da una prigione, la Prigione 77, il bel film di Alberto Rodriguez sul movimento di detenuti che, nelle carceri spagnole del dopo-Franco, combattevano, sotto la sigla Copel (Coordinadora de Presos en Lucha), per i loro diritti e l'umanizzazione della detenzione (siamo nel 1977, ma il discorso sui corpi incarcerati, sempre trascurato, è sempre attuale). Per ritrovarmi in un'altra prigione, quella dell'amore come dominio e dipendenza. La descrive François Ozon in Peter von Kant, che è: a) un breve saggio fassbinderiano sull'amore come teatro del potere, b) una celebrazione dei cinquant'anni di Le lacrime amare di Petra von Kant, c) un'evocazione cine-biografica di Fassbinder stesso. Protagonista del film di Ozon è un uomo, Peter, il corpulento Denis Ménochet; nell'originale era una donna, Petra, l'affilata Margit Carstensen. Ma la trama è identica, e Hanna Schygulla, in ruoli diversi, veglia sulle due pellicole. Tutto il film, o almeno buona parte, è in questa frase: "L'essere umano ha bisogno dell'altro, ma non ha imparato a essere in due". E in questo scambio: "Ti amo", "Anche io" ... "Anche io, anche io... non puoi dire ti amo qualche volta?". Aveva ragione Roland Barthes a leggere la figura dell'"Io-ti-amo" non come confessione o dichiarazione d'amore, ma come il reiterato proferimento del grido d'amore. I nostalgici, come me, di Fassbinder inizieranno a guardare Peter von Kant con compiaciuto divertimento, per via della ricostruzione minuziosa, persino pedante, dell'estetica fassbinderiana: colori, finestre, specchi. Presto però si troveranno coinvolti nella disperata cattiveria degli umani e nella loro infinita fragilità. E non potranno scappare. Fuoco delle passioni nel congelamento delle forme, tenerezza nella prepotenza, speranza nella sciagura: il massimo della verità nel massimo della finzione.

Sul Venerdì del 9 giugno 2023