'Strana' intervista a Gianni Bella, rimasto senza parole dopo un ictus: "Ma mi faccio capire anche così, minchia!"
di Luigi BologniniMontechiarugolo (Parma). L'emozione non ha voce. Gianni Bella non ne ha fatto solo il titolo di una delle sue canzoni più famose (cantata da Celentano, testo scritto da Mogol, lui si diede come sempre alla musica). In realtà è sempre stato un po' il motto della sua vita: dietro le quinte. Davanti ai microfoni preferiva spedire la sorella Marcella, anche a Sanremo, che non ha mai amato: "C'era troppo di tutto, a cominciare dallo stress. Io lasciavo andare gli altri, ci mettevano loro la faccia, e mi divertivo a scrivere. Forse così ho avuto meno del previsto dalla carriera di cantante. Amen". Il problema è che questo motto si è imposto definitivamente nella sua vita nell'anno 2010, quando arrivò un ictus che gli tolse proprio l'uso della parola. E solo quello: tutto il resto in lui funziona, e standogli accanto qualche ora nella casa di Montechiarugolo, l'impressione è che in realtà la voce si senta eccome, per come gesticola e grida le poche parole che può. Tra le quali, con regressio…
Montechiarugolo (Parma). L'emozione non ha voce. Gianni Bella non ne ha fatto solo il titolo di una delle sue canzoni più famose (cantata da Celentano, testo scritto da Mogol, lui si diede come sempre alla musica). In realtà è sempre stato un po' il motto della sua vita: dietro le quinte. Davanti ai microfoni preferiva spedire la sorella Marcella, anche a Sanremo, che non ha mai amato: "C'era troppo di tutto, a cominciare dallo stress. Io lasciavo andare gli altri, ci mettevano loro la faccia, e mi divertivo a scrivere. Forse così ho avuto meno del previsto dalla carriera di cantante. Amen". Il problema è che questo motto si è imposto definitivamente nella sua vita nell'anno 2010, quando arrivò un ictus che gli tolse proprio l'uso della parola. E solo quello: tutto il resto in lui funziona, e standogli accanto qualche ora nella casa di Montechiarugolo, l'impressione è che in realtà la voce si senta eccome, per come gesticola e grida le poche parole che può. Tra le quali, con regressione (o progressione?) sicula, trionfa "minchia!" - che però perde ogni volgarità per diventare semplicemente uno sfogo o una sottolineatura.
Con tutto ciò, le dichiarazioni di Gianni Bella che leggerete in questo articolo non sono affatto inventate né frutto di qualche Intelligenza Artificiale a cui ci siamo rivolti. L'intelligenza semmai è quella delle amorose interpreti, la moglie Paola e la figlia Chiara, che rispondono per conto di Gianni a ogni domanda, con lui accanto che fa capire se la risposta è corretta o meno. E, sia chiaro: tra urla, esclamazioni e gesti si fa capire benissimo.
Cantagiro galeotto
Lo strano colloquio avviene a casa Bella, attovagliati a un desco dove troneggiano i tortelli alle erbe di Paola, roba da buttarsi a terra, e ha come spunto raccontare, oltre che la nuova vita di uno dei musicisti pop più bravi (e discreti, forse troppo, perché avere i gomiti bassi alla fine ti fa raccogliere meno di quanto meriteresti), anche la vecchia, visto che a Montechiarugolo, bel borgo tra Parma e Reggio, vive da mezzo secolo, causa Paola, che era della zona. "Cantagiro '69 o '70, chi si ricorda, i cantanti giravano a tre all'ora da una località all'altra su mezzi scoperti, per permettere ai fan di vedere i loro idoli e salutarli. Il nostro furgoncino si rompe a Sant'Ilario d'Enza, qui accanto. Arriva una folla di curiosi tra cui due occhi che illuminano tutto, quelli di una studentessa con cui è colpo di fulmine. Ci siamo sposati l'anno dopo e impiantati qui".
Il che ha avuto diversi vantaggi. Primo, i tortelli di cui sopra e tutte le altre specialità parmigian-reggiane di cui Paola si è rivelata maestra. Secondo, la bellezza di un borgo nominato tra i più belli d'Italia, simboleggiato da un castello davanti al quale accadrà qualcosa di nuovo che diremo a breve. Un borgo così tranquillo che, dopo poche settimane che ci abiti, puoi anche aver venduto milioni di dischi ma sei già diventato il marziano di Flaiano, una parte del paesaggio e nemmeno la più interessante. Però integrato, non ignorato, tutti sanno chi è quel tizio, il cittadino più illustre di Montechiarugolo. Terzo, la distanza relativa da Milano - un'ora e briscola di auto - perfetto per correre nella capitale della discografia se c'è un'emergenza e per starsene sufficientemente lontano. Quarto, la lontananza dalle tentazioni, leggi la vita notturna, "che ho sempre amato e qui, semplicemente, non esiste. Niente a cui dedicarsi, se non il lavoro, il lavoro, il lavoro". Di Bella è (era?) noto il perfezionismo su tutto, anche su una biscroma fuori posto o su un suono strano in un arrangiamento. Quinto, la magnifica villa in cui vive, ampia, ricca d'arte e di ricordi. Magliette del Catania in suo onore. Foto in cui pare avere i capelli di Jimi Hendrix. Più dischi d'oro e di platino vinti (avviso per eventuali ladri: sono solo placcati, non valgono un tubo, mentre Telegatto e Coppa del Festivalbar sono così pesanti che vi verrebbe l'ernia se voleste rubarli), ma anche studi di incisione sotterranei dove sono nate tutte le sue canzoni, da Montagne verdi in poi. Ora, certo, è molto meno usato di prima per via della salute, ma gli impianti restano all'avanguardia e qualcosa ci si combinerà.
Nel nome del padre
Ad esempio, probabile che passerà per sistemare un arrangiamento sghembo o avere un consiglio finale qualcuno dei dieci giovani artisti che il 24 e 25 giugno parteciperanno al Festival Musica Bella, un'idea di Chiara Bella e della vocal coach Emanuela Cortesi subito sposata dal Comune di Montechiarugolo. Gli aspiranti sono in realtà assai di più, a giudicare dal numero di iscrizioni di cantanti e band arrivate. Ma solo 22 di questi si esibiranno il 24 giugno con una canzone propria e inedita e una scelta nel repertorio di Bella (non facile, sono oltre 300) e saranno ridotti a dieci da una giuria tecnico-artistica presieduta da Bella e la figlia, ma anche dal compositore Giuseppe Fulcheri, Emanuela Cortesi e un giornalista musicale.
Alla finale del giorno dopo, sempre condotta da Riccardo Benini, i selezionati dovranno cantare di nuovo l'inedito e il brano di Gianni Bella, accompagnati da una band dal vivo diretta da Rosario Bella (fratello di), in una serata con ospiti importanti come Mario Biondi, Mogol, l'ex Matia Bazar Silvia Mezzanotte. La giuria tecnica, integrata da nomi come Dino Stewart, presidente della Bmg, il musicista Fio Zanotti, il talent scout Charlie Rapino e giornalisti musicali, deciderà il vincitore assoluto che riceverà duemila euro e la soddisfazione di essere il primo nell'albo d'oro di una manifestazione che intende non essere un unicum.
Un solo rimpianto
Bella è commosso alle lacrime per tutto questo. "Anzitutto il mio Paese non mi ha dimenticato, malgrado da tempo non mi faccia più vedere tanto in giro. E non rinnego Catania, sia chiaro: ogni febbraio torno laggiù per ringraziare Sant'Agata per avermi fatto la grazia di vivere. Fisicamente dei passettini in avanti li compio, la voce vedremo, ma mi faccio capire anche così", garantito al limone. E soprattutto a ricordare e aiutare Gianni Bella c'è Mogol, amico da sempre, da quarant'anni collaboratore ("non lo chiami paroliere, si arrabbia e ha ragione") con cui ha scritto Nell'aria, L'emozione non ha voce, L'arcobaleno (quella dedicata alla morte di Battisti, roba da fazzoletti bagnati), ma anche e soprattutto il primo in assoluto ad accorrere a quel capezzale nel 2010, quello che si fa sentire ogni giorno.
"Non posso certo lamentarmi del mondo della musica, tantissimi colleghi anche insospettabili si fanno vivi con moglie e figlie, chiedono come sto e dicono che la mia musica manca. Speriamo sia vero, ma è bello. Ovviamente poi mia sorella Marcella, mi è sempre vicina e mi omaggia in tante apparizioni televisive".
Una persona così, malgrado tutto, malgrado un ritorno alla musica sia decisamente improbabile, ha ancora un rimpianto. Che è una voglia: riscrivere e mettere in scena veramente, non solo una toccata e fuga come accadde al teatro Bellini della sua Catania nel 2018, l'opera lirica La Capinera, tratta da un'opera di Verga. "Ci sto lavorando dal 2006. E con quella messa in scena ho capito che ci sono errori e punti da sistemare. Ci tengo perché è una vera opera, non un musical che ammicca alla lirica. Per esempio, le liriche sono di Mogol su libretto di Giuseppe Fulcheri, l'orchestrazione è di Geoff Westley, inglese che ha arrangiato Bee Gees, Battisti, Baglioni, Dalla e De André". Una produzione grossa e quindi costosa, ma Gianni, cioè Chiara per lui, non demorde nel cercare fondi e interesse. "Solo quando sarà entrata nei cartelloni potrò dichiararmi soddisfatto di me e della mia carriera. Prima no", dice Gianni. Nel frattempo, avere i tortelli di Paola, e avere Paola, è qualcosa molto simile alla felicità.