Nel nuovo mondo dei senza padre
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Gentile dottoressa Aspesi, le scrivo in merito alla lettera della signora Irene (A che serve avere un padre, 26 maggio) in cui racconta l’esperienza di mamma single di un figlio ottenuto con la procreazione assistita. In realtà avevo letto con attenzione anche la precedente lettera della signora che parlava dei motivi della scelta. Devo dire che provo una grande tristezza per il senso di solitudine che traspare dalle lettere. Certo oggi è possibile intervenire meccanicamente nella gestione dei fenomeni biologici, ma abbiamo bisogno di relazioni umane forti e vere, che diano significato alla vita biologica. Non dovrebbe essere la relazione tra due persone a dare valore e valori ad una nuova vita? Certo, dirà, ci sono molti fallimenti nelle coppie e tante situazioni monogenitoriali. Ma, appunto, non sarebbe il caso di fornire sostegni (emotivi, non s…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Gentile dottoressa Aspesi, le scrivo in merito alla lettera della signora Irene (A che serve avere un padre, 26 maggio) in cui racconta l’esperienza di mamma single di un figlio ottenuto con la procreazione assistita. In realtà avevo letto con attenzione anche la precedente lettera della signora che parlava dei motivi della scelta. Devo dire che provo una grande tristezza per il senso di solitudine che traspare dalle lettere. Certo oggi è possibile intervenire meccanicamente nella gestione dei fenomeni biologici, ma abbiamo bisogno di relazioni umane forti e vere, che diano significato alla vita biologica. Non dovrebbe essere la relazione tra due persone a dare valore e valori ad una nuova vita? Certo, dirà, ci sono molti fallimenti nelle coppie e tante situazioni monogenitoriali. Ma, appunto, non sarebbe il caso di fornire sostegni (emotivi, non solo economici...) per costruire e ricostruire relazioni, per crescere come esseri umani? O dobbiamo rassegnarci a descrizioni di solitudini esistenziali fatte di padri assenti e madri (sempre) presenti? E in ogni caso, dovremmo sempre chiederci se davvero il “bene” di uno o dell’altro genitore, diventi automaticamente anche il “bene” del figlio/a.
Fabrizio Mastrofini
La sua bella lettera mi ha fatto molto pensare. E sono, credo, gli stessi pensieri che turbano in parte la decisione della signora Irene, che certe volte ha dubbi e certe volte no. Ha fatto un gesto di grande audacia, mettere al mondo un figlio senza padre, che non ha dietro di lui un volto che è stato amato, che alla signora non ricorda nessuno, non un momento di gioia, non un attimo di gloria da ricordare. Lei pensa all’uomo che non c’è, io più stupidamente, all’uomo che non c’è stato. Questo bambino crescerà come chi non ha padre, e non sappiamo come sarà, se la sua vita ne subirà la mancanza, la conoscenza di nonni, bisnonni, avi: forse è qui la frattura, l’essere nato per caso, in quella casa e non in un’altra, con quella madre casuale e sottoposta a un gesto medico in cui il padre può essere nessuno e tanti. Io non so come sarà la strada di quel piccolo Giovanni che comincia a crescere e si troverà nel mondo nuovo dei senza padre (come per secoli, in tanti). Evitando assolutamente che qualcuno aiuti le coppie a ricostruire o superare i loro traumi emotivi.