Povero e mostro
di Carlo LucarelliDi famiglia "modesta ma onesta", lo definirà la stampa, che però accanto al suo nome aggiungerà spesso il sostantivo "mostro". E se possibile di più, "perché un mostro è ancora un uomo".
Settimo di tredici figli, quindicenne inquieto in una periferia bolognese appena uscita dalla guerra, Alessandro non aveva voglia né di studiare né di lavorare, e per questo aveva lasciato sia le elementari che uno dopo l'altro i lavori da apprendista che gli avevano trovato.
Una cosa, però, la sapeva, e la disse, anche, quando finì tutto: "Ero stanco di essere povero".
Così, nel primo pomeriggio di mercoledì 30 novembre 1949, Alessandro Marani si presenta all'asilo delle suore di via Bombelli, a Borgo Panigale. Si è messo un cerotto sulla faccia, una sciarpa sulla bocca e un passamontagna perché non vuole essere riconosciuto. Chiede di un bambino, Lamber…
Di famiglia "modesta ma onesta", lo definirà la stampa, che però accanto al suo nome aggiungerà spesso il sostantivo "mostro". E se possibile di più, "perché un mostro è ancora un uomo".
Settimo di tredici figli, quindicenne inquieto in una periferia bolognese appena uscita dalla guerra, Alessandro non aveva voglia né di studiare né di lavorare, e per questo aveva lasciato sia le elementari che uno dopo l'altro i lavori da apprendista che gli avevano trovato.
Una cosa, però, la sapeva, e la disse, anche, quando finì tutto: "Ero stanco di essere povero".
Così, nel primo pomeriggio di mercoledì 30 novembre 1949, Alessandro Marani si presenta all'asilo delle suore di via Bombelli, a Borgo Panigale. Si è messo un cerotto sulla faccia, una sciarpa sulla bocca e un passamontagna perché non vuole essere riconosciuto. Chiede di un bambino, Lamberto Bonora, detto Tato, dice che la nonna si è sentita male e i genitori lo hanno incaricato di portarlo a casa, la suora gli crede e glielo consegna.
Alessandro carica Tato sulla canna della bicicletta e se ne va, diretto verso la campagna, ma ad un certo punto perde il controllo e cadono tutti e due. Tato si spaventa, vorrebbe scappare, Alessandro lo ferma, gli mette una mano sulla bocca, stringe troppo e Tato muore.
Bruttissima storia, che assieme alla famiglia di Tato sconvolge l'intero paese.
Il giallo, però, dura meno di 24 ore. Alessandro si è camuffato, ma non abbastanza: a riconoscerlo sono i bambini dell'asilo, che lo raccontano alla polizia. In questura, Alessandro nega, poi accusa un'altra persona, un signore con i baffetti, a cui avrebbe consegnato Tato, poi cambia di nuovo versione. Il commissario Turi, della Mobile di Bologna, non molla e alla fine, dopo ore di terzo grado, Alessandro confessa. Voleva nascondere il bambino in una buca, legato, per chiedere un riscatto alla famiglia di ricchi commercianti, ma era andata male.
La freddezza di Alessandro, la superficialità con cui sembra affrontare quello che è successo, sgomentano stampa e opinione pubblica. Quindici anni, praticamente un bambino anche lui, famiglia modesta ma onesta, chi è, un mostro, un diavolo, un figlio deviato dei tempi?
Aveva anche fondato una banda criminale, nonostante fosse composta da lui solo.
Sul Venerdì del 9 giugno 2023