Sara Curtis: "In 25 secondi posso cambiare il mondo"
di Maurizio CrosettiCuneo. La nuotatrice più veloce d'Italia ha 16 anni, si chiama Sara Curtis, il suo papà è cuneese, la sua mamma nigeriana. Ha appena vinto il titolo tricolore sui 50 stile libero e anche il suo stile, come capirete leggendo, lo è. La incontriamo a bordo vasca nello Stadio del Nuoto di Cuneo. Dalle vetrate picchia un sole magnifico.
Sara, lei sa perché la sua impresa ha fatto notizia, vero?
"Sono la prima nera, anzi mulatta, campionessa italiana di nuoto. Non mi piace si dica 'di colore': preferisco nera. Anche il bianco è un colore, no? A parte che nessuna pelle al mondo è bianca".
Lei porta una collanina con un ciondolo a forma di Africa: perché?
"L'Africa è parte delle mie radici.…
Cuneo. La nuotatrice più veloce d'Italia ha 16 anni, si chiama Sara Curtis, il suo papà è cuneese, la sua mamma nigeriana. Ha appena vinto il titolo tricolore sui 50 stile libero e anche il suo stile, come capirete leggendo, lo è. La incontriamo a bordo vasca nello Stadio del Nuoto di Cuneo. Dalle vetrate picchia un sole magnifico.
Sara, lei sa perché la sua impresa ha fatto notizia, vero?
"Sono la prima nera, anzi mulatta, campionessa italiana di nuoto. Non mi piace si dica 'di colore': preferisco nera. Anche il bianco è un colore, no? A parte che nessuna pelle al mondo è bianca".
Lei porta una collanina con un ciondolo a forma di Africa: perché?
"L'Africa è parte delle mie radici. Mamma Helen emigrò a Torino da Benin City quando aveva 21 anni, e a Torino conobbe mio papà Vincenzo che fa l'autotrasportatore. Mamma invece lavora alla Balocco, e a Natale sono panettoni e biscotti. Lei parla inglese, italiano e edo, un dialetto nigeriano che purtroppo non mi ha mai insegnato: però voglio impararlo, e voglio andare laggiù dove non sono mai stata. Avere un genitore straniero è una bellezza, si conosce di più il mondo. Nella mia classe, dove studio per diventare operatrice turistica, su dieci compagne una soltanto ha entrambi i genitori italiani. Il mondo è cambiato".
Pensa che un'atleta come lei possa aiutare a farlo capire a chi ancora non lo accetta?
"Forse sì, un poco sì. Bisogna spiegarlo alle bambine della primaria, cominciare a sensibilizzare da lì. C'è ancora chi pensa che i neri non nuotino bene perché avrebbero le ossa più pesanti, che sciocchezza".
Che cosa vuol dire essere la più veloce di tutte?
"Vuol dire che se sbagli qualcosa in una gara che dura 25 secondi, non recuperi più. Basta un niente: entrare in acqua con le mani troppo aperte, oppure respirare troppo presto o troppo tardi, o virare male. La velocità nel nuoto è la cosa più difficile. Ma io dico sempre che la mia gara dura 25 secondi, più tutto il tempo che ci ho messo per arrivarci".
Che cos'è l'acqua per lei?
"Io ho sempre freddo, anche da piccola. In piscina mi divertivo, ma per andarci facevo qualche capriccio. Ricordo il primo allenamento a Fossano: mi fermai perché mi sentivo gelare. Mamma mi comprò una piccola muta".
La immaginiamo minuscola, in quella piscina. Sbagliamo?
"Molto piccina e molto magra. A due anni i primi corsi per gioco, a sei anni il pre-agonismo, a otto le gare. Sempre fatto i 50 stile: l'allenatore mi diceva che ruotavo le braccia a doppia velocità rispetto alle altre, è un dono".
Lei che tipo è?
"Direi vivace ma seria. Mi concentro molto: la gara è la gara. A volte mi chiedono: Sara, sei arrabbiata? Naturalmente non lo sono, però la testa è tutta lì dentro. Bisogna gestire la tensione e imparare a non avere paura, a non sottovalutarsi mai: il nuoto, e in particolare questo titolo italiano, mi hanno dato cose che mi servono anche fuori dalla vasca".
Com'è la sua giornata tipo?
"Le racconto l'odioso mercoledì, quello con 8 ore di scuola più l'allenamento. Dunque, sveglia alle 6 e 33..."
Scusi, perché 33?
"Bisogna essere precisi con i tempi, giusto? Gli altri giorni suona alle 6.38, ma il mercoledì è più lungo. Allora, per prima cosa preparo il pranzo che mi porterò appresso, e le merende, e le cose da mangiare prima e dopo l'allenamento. Ho due zaini: quello della scuola e quello del nuoto. Noi abitiamo in campagna a Savigliano con i nonni Liliana e Paride, i genitori di papà. Mio fratello mi accompagna a scuola: lezioni dalle 7.50 alle 13.20, con due intervalli dove mi mangio un panino. Pausa di 40 minuti per il pranzo che mi porto da casa: pasta, petto di pollo, il contorno se c'è, frutta. Una volta la settimana, kebab: i sedici anni sono fatti per essere felici, no? Poi di nuovo in classe dalle 14 alle 15.50. Un chilometro a piedi con la mia amica del cuore, poi il pullman per Cuneo dove mi alleno sei giorni su sette, e il settimo si gareggia. Sto in acqua dalle 17.30 alle 19.30, infine il pullman verso casa dove rientro alle otto e mezza: lì mi aspetta la cena preparata da nonna".
Le rimane il tempo per qualcos'altro?
"Certo. Per gli amici, per i social, per leggere e per scrivere. Mi piace la narrativa: libro preferito, La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker. Da un po' scrivo anche poesie, sfrutto il tempo che passo viaggiando. Lo faccio da quando mi sono accorta che a volte penso in rima baciata".
Appeso al collo vediamo anche un cornetto rosso.
"Sì, ma forse è una specie di peperoncino nigeriano. Là si mangia piccante, pure troppo, a volte lo ripeto a mamma. Rosso è il mio colore".
Se le diciamo Parigi 2024?
"Rispondo che penso alle Olimpiadi da quand'ero bambina. Le prime che ricordo bene: Rio 2016. Ma anche di Londra 2012 ho qualcosa in testa. Spero di fare i tempi necessari per andare ai Giochi nei 50 stile libero, ma potrei essere convocata anche per la staffetta 4 per 100".
Chi è la più veloce del mondo?
"Sarah Sjöström, svedese, una leggenda. Mai affrontata in gara, spero che succeda presto. Del resto, si chiama come me".
Tutto dentro quei 25 secondi.
"Che però sono lunghi 14 ore al giorno, sei giorni su sette per almeno dieci anni. Non c'è fretta".