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Ecco com'era il Made in Italy nella “Milano da bere”

Un momento della sfilata di Thom Browne a Parigi, nel 2020 (Gettyimages) 
L'esplosione del prêt-à-porter, le feste, l'Aids. Gli anni 80 della moda italiana raccontati da chi l'ha conosciuta bene
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Per scrivere di moda bisogna essere poeti. Di più, andare anche oltre la poesia. Perché la moda, oggi, all'improvviso, sui giornali, è fatta da ragazzi neri, angelici, magri e infelici - chissà poi perché non sorridono mai: non paiono certo quelli che incontri sui velocissimi rider e che per un miracolo non ti travolgono, neri e contenti. Forse, quelli delle sfilate, pensano che, belli come sono, finiranno anche loro presi a randellate, anche se vestiti di gran marca. 

Non si capisce perché è venuta questa moda, a cui sembra normale che i ragazzi si aggirino delicati in un vestito rosa shocking che finisce con un lungo strascico - sia chiaro che qui si tratta di giovani molto fluidi, paillettati, come pretende una moda che ben poco ha a che fare con la realtà. Altrimenti, almeno qui, dopo la lieta vittoria della destra, i giovani sarebbero veri maschi muscolosi con pantaloni alla zuava, uose bianche e camicia nera. …

Per scrivere di moda bisogna essere poeti. Di più, andare anche oltre la poesia. Perché la moda, oggi, all'improvviso, sui giornali, è fatta da ragazzi neri, angelici, magri e infelici - chissà poi perché non sorridono mai: non paiono certo quelli che incontri sui velocissimi rider e che per un miracolo non ti travolgono, neri e contenti. Forse, quelli delle sfilate, pensano che, belli come sono, finiranno anche loro presi a randellate, anche se vestiti di gran marca. 

Non si capisce perché è venuta questa moda, a cui sembra normale che i ragazzi si aggirino delicati in un vestito rosa shocking che finisce con un lungo strascico - sia chiaro che qui si tratta di giovani molto fluidi, paillettati, come pretende una moda che ben poco ha a che fare con la realtà. Altrimenti, almeno qui, dopo la lieta vittoria della destra, i giovani sarebbero veri maschi muscolosi con pantaloni alla zuava, uose bianche e camicia nera. 

Insomma, oggi chi scrive di moda deve essere molto poetico, deve aver letto tutta la poesia del mondo, e mai uscirsene con una frase disperata. Perché qua c'è il nostro futuro, anche di chi non si occupa di moda, e non c'è che da parlarne incantati. Quindi va benissimo che trattandosi, mettiamo, della lussuosità feticista di qualche imprenditore di massima fantasia, i modelli siano piuttosto freak e tendenti al nero watusso. E tu, ricorrendo a quel che studiavi a scuola, devi parlare di meraviglie vere: neppure Leopardi potrebbe darti la giusta fantasia, a te, devastata dalla perfezione di quella crinolina ampia sette metri - ma per Lui. Dopo il gran ritorno di Valentino alle sfilate maschili di giugno a Milano, ne parlerai colpita al cuore. Non si sa quanti bei ragazzi, alti due metri e venti, e che assomigliano ad angeli desolati, presentino sulle riviste apposite la moda maschile. L'importante e farne ottima poesia, tanto alti così non se ne incontrano più e la politica trans si è tutta rifugiata lì. 

E se poi devi scrivere però rivolgendoti alle signore? Le modelle di oggi devono essere bruttissime e con segni di matita rossa che ne scavano la magrezza, appena uscite da un linciaggio tremendissimo e ancora vive per un po'. E mentre tutte le signore che contano fanno a gara a raccontarsi come da bambine fossero state molestate prima di diventare celebri dive, tutti gli orrori del mondo si rifugiano nella foto di moda. C'è ormai una separazione tra l'illusione e la realtà - e qui entra in gioco la poesia, che altrimenti non sarebbe il caso di scomodare - perché tanto il manager si vestirà lo stesso con cravatta, e pure il giovane studente al massimo porterà dei pantaloni con la patta al ginocchio, pare siano molto sexy. 

Scrivere di moda è anche una grande specializzazione, come quelli che scrivono solo di calcio: altro non devi sapere. Ci vuole molta sapienza, ricordare il passato con tutte le sue meraviglie, e trattare come fossero vivi i cari morti, tipo Chanel, Christian Dior, Thierry Mugler, Givency, Kenzo, Emilio Pucci. Tanto che, per esempio, un sagace imprenditore di morti, tipo Bernard Arnault che sa quello che fa, sfruttando la loro defunta bravura è diventato il secondo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio di 211 miliardi di dollari. Mi sono dimenticata di dire che esistono pure meravigliosi cronisti di moda, cioè uomini, che però tuttora piangono la fine dell'enorme afroamericano André Leon Talley, morto a 73 anni all'inizio del 2022, e nessuno è riuscito ad essere grandioso come lui. 

Non mi ricordo nemmeno più quando, ma io ero pazza per la moda, e sin dall'inizio correvo felice a ogni sfilata. Sin dalle prime novità del prêt-à-porter io c'ero, c'ero a ogni immensa festa, a ogni invito all'estero, a ogni gran ricevimento con cose di bisso e antiche candele o delicate lampade marocchine - a seconda di dove gli stilisti erano stati in vacanza. Ma quelli erano tempi che oserei dire d'oro, nel senso che non ci veniva neppure in mente di parlar male dei vestiti, che tra l'altro erano bellissimi: eravamo troppo felici di esserci, dandoci moltissime arie.Provavamo per la prima volta a trovarci dalla parte riuscita, perché ogni sfilata era una festa, ogni giorno era un Natale esagerato, tranne quando, al vero Natale, singhiozzando disperate, dovevamo consegnare i doni ricevuti a crudelissimi guardiani del giornale - che chissà cosa ne facevano. 

E nel frattempo cominciarono a morire del misterioso Aids anche loro, gli stilisti, che venivano da una classe media di talento, diventavano di colpo ricchissimi e non sapevano più che magioni comprare. Poi un giorno, tra una sfilata e l'altra, incontrai una bella signora del tipo Ultima Moda e con sua lussuosa Casa (di moda), che mi fece una scenata: avevo dedicato sei righe e mezzo a non so chi e solo quattro e un quarto a Lei. "Lo dirò al giornale!". E in quel momento, senza pensarci neppure un attimo, capii che il mio tempo era finito, io non avrei potuto, senza il piacere della libertà, scrivere di moda e continuare a divertirmi. Per me la moda era finita. 

Ho avuto la gran fortuna di veder crescere, e nascere qui, la moda pronta, pronta e carissima, e gli stilisti erano così generosi da imprestarci le loro stupendezze che poi dimenticavamo di restituire. Ho visto Giorgio Armani, che col socio Sergio Galeotti e una sola segretaria, credo nel 1975, rifugiati in un bilocale in corso Venezia (prima del palazzo di Toscanini, poi in via Castelnuovo) cominciava a iniziare l'immensa, grandiosa ascesa; che oggi ancora lo trova a capo della sue sfilate, il solo, forse, ad essere rimasto al comando, senza mai decidere di vendere, come hanno fatto in tanti. Sarà ancora lui a celebrare in settembre a Venezia, durante la Mostra del Cinema forse democratica, la sua lunga e intramontabile celebrità, invitando tutto il mondo. Il giorno prima, invece, Brunello Cucinelli festeggerà i 70 anni con un grandioso ricevimento a Solomeo. Un settembre magnifico malgrado l'incertezza del momento.