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Paolo D'Achille, nuovo presidente della Crusca: "Dante fondatore del pensiero di destra? Proprio non mi torna"

Studenti del liceo Isacco Newton di Roma (Agf) 
Ama il romanesco ("ma non in tv"). Dice no a una legge in difesa della lingua. E anche su Dante e schwa il nuovo presidente dell'Accademia, Paolo D'achille, ha una sua visione. Integrale
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Roma. Sarebbe contento il suo maestro delle elementari, che ne aveva colto l'attitudine per la grammatica. Oggi Paolo D'Achille, docente di Linguistica italiana all'università Roma Tre, è il nuovo presidente della Crusca (dopo i tre mandati di Claudio Marazzini). Il primo romano. Anzi, romano de Roma, come dice lui stesso. Nella villa medicea che a Firenze ospita la prestigiosa istituzione, ogni accademico ha una pala dedicata - a simboleggiare il lavoro umile e buono di raccogliere la farina e la crusca - con sopra scritti motto e soprannome. A D'Achille gli amici hanno suggerito di chiamarsi "Integrale", e così è stato.

Il presidente della Crusca Paolo D’Achille (68 anni) 

"Integrale" nel senso di completo? O di un tantino rigido?
"Al contrario. Nel senso di mettere nella farina bianca un po' di crusca, …

Roma. Sarebbe contento il suo maestro delle elementari, che ne aveva colto l'attitudine per la grammatica. Oggi Paolo D'Achille, docente di Linguistica italiana all'università Roma Tre, è il nuovo presidente della Crusca (dopo i tre mandati di Claudio Marazzini). Il primo romano. Anzi, romano de Roma, come dice lui stesso. Nella villa medicea che a Firenze ospita la prestigiosa istituzione, ogni accademico ha una pala dedicata - a simboleggiare il lavoro umile e buono di raccogliere la farina e la crusca - con sopra scritti motto e soprannome. A D'Achille gli amici hanno suggerito di chiamarsi "Integrale", e così è stato.

Il presidente della Crusca Paolo D’Achille (68 anni) 

"Integrale" nel senso di completo? O di un tantino rigido?
"Al contrario. Nel senso di mettere nella farina bianca un po' di crusca, come si faceva un tempo, perché lavorare con la lingua non significa puntare alla purezza, bensì guardare anche alla contemporaneità, studiare i cambiamenti".

Per questo l'appassiona così tanto il romanesco?
"Anche per questo. Con Claudio Giovanardi dirigo il Vocabolario del romanesco contemporaneo, che include quello delle periferie, con tutti gli elementi gergali e con le tante voci familiari che resistono. 'Prospero', invece di fiammifero. 'Caffè al vetro', per dire nel bicchiere. Il pane 'rifatto', invece di raffermo. I verbi tipo 'ammollargliela', che poi diventa 'ja'ammollo', nel senso che ancora me la cavo bene in qualche cosa, so il fatto mio".

La nostra produzione televisiva risente però spiacevolmente dell'intercalare e dell'accento romano.
"Ne sono ben consapevole. In città è molto comune che, nel parlare italiano, scappi di dire 'so'' invece di 'sono',  oppure che si tronchino i verbi all'infinito. 'Vado a corre'', invece di 'vado a correre'. Ma in tv talora si eccede e alla fine la parlata romana fa l'effetto di un italiano scorretto. Il romanesco va giocato nei contesti giusti".

La Crusca non ha un programma, ma ogni presidente ha uno stile. Il suo?
"Mantenere la conoscenza dell'italiano del passato, e vigilare perché gli sviluppi della lingua non siano sovvertitori del nostro "sistema"".

Lo studio del Tg1 (Contrasto) 

Che cosa pensa di una legge in difesa dell'italiano? Il vicepresidente della Camera, Rampelli, la auspica...
"Pochi giorni fa sono stato invitato a un primo incontro, c'erano anche alcuni industriali.  Rampelli ha negato di avere parlato di multe. Per parte mia, ho spiegato che la Crusca è favorevole da molto tempo, da quando era presidente Francesco Sabatini, a indicare in modo esplicito nella Costituzione che l'italiano è la lingua del Paese. Non in una chiave protezionistica o nazionalistica, si badi; bensì nel senso che ci impegniamo a diffonderla in Italia e all'estero e a usarla in modo chiaro in tutti i settori dello Stato. Circa la legge, invece, ho messo in guardia dal non ripercorrere strade superate che fanno riferimento alla purezza linguistica".

Dante fondatore del pensiero della destra: le torna?
"No, proprio non mi torna. È vero invece che non avremmo un'idea di Italia come nazione se lui non l'avesse prefigurata. Ma le categorie destra-sinistra al tempo di Dante non esistevano. Anche tradizionalista-progressista per lui non ha molto senso. E poi ha una visione dell'Uomo così ricca, come si può pensare di etichettarlo? Scherza coi fanti ma lascia stare i santi: mi viene da rispondere così. Invece sento che si dicono cose come: via Verga dalla scuola. Verga. Uno dei grandi innovatori della lingua, ha avuto il coraggio di ricalcare la spontaneità dei dialetti nei dialoghi in italiano. E poi via Manzoni, via Carducci... Ma come fai a fare storia letteraria senza il contatto con gli autori?".

Un ristorante milanese della catena Burger King con il menu parzialmente in inglese (Getty images) 

Scivoloni se ne fanno parecchi, ultimamente.
"Vero. Vero anche che se alcuni temi linguistici oggi vengono sollevati dalla destra, se pure in termini discutibili, è perché la sinistra non si è mai posta il problema".

Di certo abbiamo l'inglese in tutte le salse, inarrestabile.
"Ma bisogna distinguere. Prenda  per esempio 'bistecca': viene da beefsteak. Anche se non ce ne accorgiamo più, siamo di fronte a un adattamento. Oggi invece l'inglese entra nella lingua quasi all'istante, così come è, e questo è un fatto. Poi, abbiamo verbi come 'twittare', ma che cosa vogliamo fare?  Dire 'cinguettare' sarebbe ridicolo. A preoccuparmi di più sono altri fenomeni che stanno prendendo piede, per esempio le forme come '20-20' invece di '2020'. Nel linguaggio sportivo, si sente dire 'il secondo migliore', o anche 'il Milan ha perso dall'Inter'. Si viola la sintassi, rinunciamo alle nostre strutture. Piazza Mazzini diventerà Mazzini Piazza? Mi auguro di no. Ma intanto abbiamo il Rossini Opera Festival".

Nei licei vanno forte le sezioni Cambridge, dove le materie sono insegnate in parte in inglese.
"Non sono contrario a priori, purché queste scelte, le etichette, le certificazioni linguistiche, non vadano a discapito delle altre discipline. È già successo. Quando sento parlare di geostoria, mi chiedo: ma che cosa fanno in classe, studiano la storia con un pezzettino di geografia?".

La lingua della pubblica amministrazione resta respingente, tra parole straniere e sigle selvagge.
"Dopo gli interventi di Sabino Cassese e di Tullio De Mauro, con il tempo qualche miglioramento c'è stato, e si è fatto anche un certo sforzo per trasferire in rete tanti contenuti, semplificandoli. Si dovrebbe lavorare di più sull'alfabetizzazione di base. Per esempio, visto che siamo prossimi alla dichiarazione dei redditi, tanti non conoscono la differenza tra 'deduzioni' e 'detrazioni', e andrebbe spiegata. Se poi parliamo di scuola, verissimo: c'è un eccesso di burocrazia che schiaccia i docenti e gli insegnanti al punto di sottrarre loro il tempo per le lezioni".

Quando incontrerà Giorgia Meloni la chiamerà "il" presidente del Consiglio, come lei desidera?
"Beh, nel rivolgermi a lei  posso omettere l'articolo. A parte gli scherzi, l'uso del maschile è un po' la sindrome della prima volta. Biancamaria Tedeschini Lalli, prima rettrice d'Italia, scomparsa da poco, firmava 'il rettore'. Adesso tutte si dicono 'rettrici'".

Una regola vogliamo darla?
"In un bando di concorso, si deve scrivere 'il candidato o la candidata', ma al plurale usare 'candidati', con il maschile inclusivo, secondo me è corretto. Poi in altri contesti meno formali direi certamente 'care amiche e cari amici...'. Lo schwa va bene in certe situazioni, ma crea troppi problemi, per esempio diventa un appesantimento per le persone dislessiche. L'unica regola di carattere generale che mi sento di dare è questa: siate chiari e adottate uno stile consono alla situazione. A una festa in piscina non andrò in giacca e cravatta, no?". 

C'è un'ossessione dei governi - inclusi quelli di sinistra - per il mercato e il lavoro. Don Milani non  sarebbe tanto contento.
"La scuola prima di tutto deve fornire conoscenze generali, dare la possibilità di migliorare e di avere una consapevolezza di sé, di acquisire senso civico. E don Milani è stato fondamentale per abbattere il classismo, le discriminazioni. Ha contribuito a fare capire che la coscienza linguistica è alla base di tutto. Poi, ha sollevato un problema, ha detto che i Promessi Sposi andrebbero tradotti per chi non ha gli strumenti per leggere il testo originale. E su questo si discute ancora. Io penso che il contatto con i classici debba essere preservato. Già alle medie, con una selezione oculata. Altrimenti poi partire da zero è dura".

Mentre il lessico si restringe, ci regali una parola desueta, di cui avverte la nostalgia.
"Non rimpiango mai il passato. Però ci sono sfumature semantiche che sarebbe bello conservare. Tra gli emoji esistono tanti tipi di 'sorriso', a seconda del significato che si vuole veicolare. Una ricchezza che, a maggior ragione, è propria della lingua e di cui dovremmo avere cura".

E dunque?
"Trovo bella la differenza tra 'smarrire' e 'perdere'. Il primo dà l'idea di qualcosa che si possa recuperare. Mentre ciò che è 'perduto' non lo si trova più".

Sul Venerdì del 9 giugno 2023