Italiani di seconda generazione, largo ai sindaci
di Fiammetta CupellaroL'avvocata di origine albanese diventata sindaca di Pieve di Cadore, il borgo di Tiziano, all'ombra delle Dolomiti, è la prima e solo per ora l'ultima. Sindi Manushi, 31 anni, è infatti la prima sindaca in Italia con radici a Tirana, ma anche l'ultima di una serie di nuovi protagonisti della politica tricolore. Una lunga lista con un comune denominatore: nessuno di loro ha genitori o nonni nati in Italia. Perché la famosa integrazione passa anche per il potere nei municipi: sindaci e vice, assessori e presidenti dei consigli comunali, capaci di governare il borgo o la città che li ha accolti, dopo aver ottenuto voti (tanti) anche dagli italiani. Che li designano come loro rappresentanti. Come la giovane di origini indiane Mandeep Kaur, assessora a Quingentole, provincia di Mantova.
L'avvocata di origine albanese diventata sindaca di Pieve di Cadore, il borgo di Tiziano, all'ombra delle Dolomiti, è la prima e solo per ora l'ultima. Sindi Manushi, 31 anni, è infatti la prima sindaca in Italia con radici a Tirana, ma anche l'ultima di una serie di nuovi protagonisti della politica tricolore. Una lunga lista con un comune denominatore: nessuno di loro ha genitori o nonni nati in Italia. Perché la famosa integrazione passa anche per il potere nei municipi: sindaci e vice, assessori e presidenti dei consigli comunali, capaci di governare il borgo o la città che li ha accolti, dopo aver ottenuto voti (tanti) anche dagli italiani. Che li designano come loro rappresentanti. Come la giovane di origini indiane Mandeep Kaur, assessora a Quingentole, provincia di Mantova.
Oppure Dorota Kusiak, a cui il sindaco di Ferrara ha affidato la Pubblica istruzione; o i due consiglieri comunali stranieri appena eletti ad Ancona e Jesi. O ancora Simohamed Kaabour, il primo consigliere comunale di Genova di origine straniera. Ma sono solo alcuni esempi. Perché se la legge che disciplina la cittadinanza è rimasta immutata dal 1992 - si acquisisce solo per ius sanguinis - gli stranieri comunitari possono comunque votare ed essere eletti nei consigli comunali e nelle circoscrizioni. Mentre quelli extracomunitari, senza cittadinanza italiana sono esclusi da tutto. Una delle città simbolo è Prato: 200 mila abitanti, il 23 per cento nato fuori dall'Italia, 120 nazionalità d'origine, con la storica presenza della comunità cinese. Alle ultime elezioni, per la prima volta, due giovani imprenditori cinesi, Teresa Lin e Marco Wong, sono stati nominati consiglieri comunali. Di terza generazione, hanno rinunciato alla cittadinanza cinese e, italiani a tutti gli effetti, sono stati eletti nella lista del sindaco Matteo Biffoni del Pd. "Con i voti dei cittadini cinesi non ce l'avrebbero mai fatta", spiega il primo cittadino toscano, "sono stati eletti da tutti".
Così come, sempre a Prato, George Claudio Stanasel, 28 anni di origine romena, in Toscana da quando ne aveva sei, ed esponente di Fratelli d'Italia, è stato il candidato più votato del centrodestra che lo ha pure indicato come vice presidente del consiglio comunale. Anche lui ha un primato: è il primo consigliere comunale straniero diventato italiano durante il mandato elettorale: "E sono anche l'unico romeno ad avere un incarico politico" ci dice. "L'Italia è anche casa nostra, il posto in cui abbiamo deciso di vivere e aprire una nostra attività". Stanasel di primati ne vuole battere ancora, lo dice chiaro e tondo: "Ho intenzione di candidarmi alle Europee. Spero di farcela e di essere il primo deputato di origine romena a sedere nei banchi del Parlamento a Bruxelles tra gli italiani. Io la politica ce l'ho nel Dna: mio nonno era sindaco in Romania e mio padre è impegnato nell'associazionismo". E a scorrere i nuovi eletti nei vari consigli comunali in Italia, Stanasel non è l'unico straniero ad avere ambizioni di carriera politica a lungo termine. La società civile che sta plasmando lo Stato.
Locali ma dinamici
Per la verità, il tema dell'estensione del suffragio agli immigrati residenti in Italia non è facile da raccontare. Mancano dati statistici, e poi il fenomeno è ancora a macchia di leopardo. Anche perché le Regioni hanno disciplinato la questione della rappresentanza politica a livello locale degli immigrati residenti in modo eterogeneo e in tempi diversi. Ma il dinamismo politico a livello locale è comunque evidente, come spiega il professor Gianpiero Dalla Zuanna che insegna Demografia all'università di Padova e autore del libro Migration Italian Style: "Il livello municipale è quello che consente di analizzare le esperienze più significative di partecipazione politica degli immigrati finora realizzate. Le amministrazioni di cittadine, ma anche di città di medie dimensioni, sono infatti particolarmente vitali e dotate di una certa autonomia. Non c'è dubbio che questo dinamismo degli enti locali italiani stia subendo un'accelerazione.
D'altronde, è innanzitutto un problema di democrazia: gli extracomunitari residenti se da una parte contribuiscono ad aumentare il numero dei seggi per i consiglieri, dall'altra però non li possono eleggere e nemmeno si possono presentare alle elezioni. In pratica "regalano" consiglieri comunali ai politici italiani che magari si schierano contro l'estensione della cittadinanza. Una contraddizione sotto gli occhi di tutti". Ed è talmente evidente questa scesa in campo di uomini e donne di seconda e terza generazione di immigrati che l'Anci, l'associazione che riunisce i sindaci italiani, ha deciso di condurre dopo queste ultime elezioni una ricerca su tutto il territorio: "È arrivato il momento di fotografare il fenomeno, che è sicuramente in crescita".
Basta vedere i passi avanti fatti, ad esempio, in Emilia Romagna. "Sono riminesissimo", sorride Jamil Sadegholvaad, papà iraniano e mamma italiana, una laurea in Scienze Politiche a Bologna, eletto sindaco di Rimini. Non ci ha messo molto a convincere i suoi concitadini: nel 2021 vinse al primo turno. Poi ha vinto la sfida per diventare presidente della Provincia. "Ma voglio essere giudicato per quello che faccio, non perché sono un simbolo. I riminesi mi conoscono per questo, anche se ho un cognome strano", spiega Sadegholvaad, 51 anni, che prima di fare il sindaco, e prima ancora l'assessore al commercio, aiutava il padre vendendo tappeti nel negozio di famiglia. Il razzismo? Quando era ragazzino, ha raccontato in un'intervista, si è sentito dire "tornatene al tuo Paese" ma è finita lì. Un episodio simile lo racconta anche la neosindaca Sindi Manushi. E anche lei giura di non portare alcun rancore. Indossata la fascia tricolore, entrambi sanno che non si tratta di una rappresentanza etnica, la loro. Hanno giurato sulla Costituzione, sono italiani.
Democrazia imperfetta
"Si perché non c'è nulla che ti fa amare di più il territorio dove vivi come potertene prendere cura e magari anche governarlo",è convinto il professor Dalla Zuanna che sull'integrazione della seconda generazione degli immigrati in Italia ha condotto studi e ricerche: "Più le condizioni degli stranieri si avvicineranno al resto della popolazione, più i processi di integrazione, soprattutto tra i giovani che sono qui fin da bambini, saranno efficaci. Accedere alla cittadinanza, avere diritto di poter votare il proprio sindaco, e poter partecipare alla corsa elettorale è il punto più alto di questa evoluzione.
Molti genitori dei ragazzi e delle ragazze nati in Italia hanno radici in Paesi dalla democrazia imperfetta, ne ascoltano le storie raccontate in famiglia. Hanno sviluppato un grande desiderio di essere considerati interlocutori politici". Forse anche per questo la gran parte di chi riesce a inserirsi nelle maglie di una legge che lascia pochi spiragli per ottenere la cittadinanza italiana è molto giovane. C'è però chi, nonostante gli sforzi e la popolarità, è costretto a rimanere in disparte. Giovani nati in Italia, che qui hanno studiato e lavorano, ma che non possono eleggere il loro sindaco, tantomeno entrare in una lista. Eppure molti sono attivi, nell'associazionismo e anche in politica. "Conosco diversi casi" racconta Matteo Biffoni che per l'Anci si occupa anche di immigrazione. "Se non cambia la legge non c'è nulla da fare. Un esempio? Un ingegnere indiano che vive da sempre in Toscana e a cui più volte è stato chiesto di candidarsi. Non può, ma non si dà per vinto. Ha fatto richiesta per ottenere la cittadinanza. Sta aspettando una risposta. Da quanto? Da 14 anni".
Sul Venerdì del 16 giugno 2023