Tutti zitti, non nominiamo l’Antartide
di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Michele, il pericolo arriva dal cielo. Il luogo che dovrebbe essere della meraviglia e dei nostri sogni. Ora va scrutato con sospetto. Satelliti spia, antenne che captano, missili, droni. Un'invasione. Ma lo spazio, almeno, non era di tutti? A quanto pare no: lo dice anche l'articolo 5 della Nato in cui è stata inserita, oltre a quella via terra, mare e aria, anche la minaccia via spazio. E di colpo viaggiamo nel tempo, ritornando a 40 anni fa, a quel 23 marzo 1983 in cui Reagan, nello Star Wars speech, parlava di scudo spaziale e di guerre stellari. Ma più che George Lucas, sembra di essere finiti in un incubo di John Carpenter. Mentre avremmo bisogno più di Fellini ("se tutti facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire", La voce della luna).
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Michele, il pericolo arriva dal cielo. Il luogo che dovrebbe essere della meraviglia e dei nostri sogni. Ora va scrutato con sospetto. Satelliti spia, antenne che captano, missili, droni. Un'invasione. Ma lo spazio, almeno, non era di tutti? A quanto pare no: lo dice anche l'articolo 5 della Nato in cui è stata inserita, oltre a quella via terra, mare e aria, anche la minaccia via spazio. E di colpo viaggiamo nel tempo, ritornando a 40 anni fa, a quel 23 marzo 1983 in cui Reagan, nello Star Wars speech, parlava di scudo spaziale e di guerre stellari. Ma più che George Lucas, sembra di essere finiti in un incubo di John Carpenter. Mentre avremmo bisogno più di Fellini ("se tutti facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire", La voce della luna).
Forse i leader mondiali che decidono per noi tutti devono sì andare sulla Luna, ma come Astolfo nell'Orlando furioso per recuperare il senno perduto. E poi tornare a Terra, riunirsi all'Onu e trovare le soluzioni diplomatiche, lasciando che il cielo torni ad essere l'orizzonte dei nostri sogni, e l'alto dei cieli, il Regno di Dio. E più che pensare a quel 23 marzo 1983, ricordare il 12 aprile 1961 quando Gagarin per primo orbitò attorno alla Terra descrivendola così: "Il cielo è nero, e lungo il bordo della Terra, vicino all'orizzonte, c'è una bellissima aureola azzurra".
Daniele Piccinini
Caro Daniele, per recuperare speranza e serenità ricorri alla letteratura e al cinema - e non sai quanto ti capisco. Non alla politica, che appare sempre più spesso l'impotente esecutore di pulsioni di dominio, come se fossimo ancora un caotico viluppo di tribù in guerra tra loro - e questo forse siamo. Ho scritto pochi giorni fa un'Amaca annichilita (e non è nel mio carattere) dopo la distruzione della diga sullo Dnipro. Evento che mi ha sconvolto perché nessuna "ragione strategica" può giustificare un simile terricidio (mi si passi il neologismo). Poi parlano dell'Ucraina come "patria da riconquistare", questi abominevoli criminali: intanto la distruggono, proprio come il maschio respinto che butta l'acido in faccia alla femmina che lo rifiuta.
Ne cancellano il volto, o sei mia o non esisti. Il volto della Terra come il volto della donna che odi perché non la possiedi, perché non ne sei il padrone, e dunque quel volto lo vuoi vedere scempiato. Questa è la triste metafora che mi ronza per la testa negli ultimi tempi. Scusa se non ho parlato del cielo: ma il cielo, per i padroni del mondo e per i signori della guerra, è solo una mappa militare, speculare alle loro mire terrene.
Pochi giorni fa ho sentito parlare Chiara Montanari, giovane ingegnere italiana, capo di spedizioni internazionali in Antartide. Parlava della extra-territorialità dell'Antartide, che è ancora, giuridicamente, "di tutti". Ho pensato: meglio non dirlo in giro. Meglio parlarne poco. Se arriva alle orecchie di uno dei tanti bulli che spadroneggiano nel mondo, magari gli viene l'idea: "Già, l'Antartide! Non ci avevo ancora pensato!".
Sul Venerdì del 16 giugno 2023