Valditara: "La mia scuola? Segue la regola delle due L"
di Claudia Arlettiè stato senatore di Alleanza nazionale. È ministro dal 22 ottobre 2022. Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images
Prima del prima, fu la parola "merito", aggiunta a "ministero dell'Istruzione" a dare il segnale. Merito di chi? In che senso? Poi il il caso della preside di Firenze e l'uscita sull'"umiliazione" ("non come valore educativo, ma come riflessione personale"); insomma, non è stato un inizio liscissimo, quello del leghista Giuseppe Valditara sulla poltrona di viale Trastevere; oggi però il ministro dell'Istruzione e del Merito sembra nuotare con più serenità, anche se forse resterà sempre un pesce fuor d'acqua in un partito che ha conosciuto gli show grotteschi del Papeete e la festa canterina dopo la tragedia di Cutro. Valditara, 62 anni, milanese, una vita da docente universitario, dice la sua pochi giorni prima degli esami. Ed è da qui che cominciamo.
Ministro, che ricordo ha della sua Maturità?
"La prova di italiano fu su Carlo Porta, poeta dialettale; scrissi dell…
Prima del prima, fu la parola "merito", aggiunta a "ministero dell'Istruzione" a dare il segnale. Merito di chi? In che senso? Poi il il caso della preside di Firenze e l'uscita sull'"umiliazione" ("non come valore educativo, ma come riflessione personale"); insomma, non è stato un inizio liscissimo, quello del leghista Giuseppe Valditara sulla poltrona di viale Trastevere; oggi però il ministro dell'Istruzione e del Merito sembra nuotare con più serenità, anche se forse resterà sempre un pesce fuor d'acqua in un partito che ha conosciuto gli show grotteschi del Papeete e la festa canterina dopo la tragedia di Cutro. Valditara, 62 anni, milanese, una vita da docente universitario, dice la sua pochi giorni prima degli esami. Ed è da qui che cominciamo.
Ministro, che ricordo ha della sua Maturità?
"La prova di italiano fu su Carlo Porta, poeta dialettale; scrissi della figura di Giovannin Bongee, il garzone di bottega protagonista di una serie di disavventure. Porta mi piaceva, mi piaceva l'umanità varia dei suoi personaggi. Feci una riflessione sulla riscoperta della letteratura dialettale e sull'anima della mia città. L'interrogazione orale - ricordo un testo di Euripide - fu bella ma molto impegnativa. La tensione dei giorni precedenti mi abbandonò, quasi quasi mi divertii".
Doveva essere un secchione.
"Lo sono stato dopo, all'università. Prima, per nulla. Pensi che ero stato interrogato in matematica a febbraio e poi non avevo più aperto libro immaginando che non sarebbe uscita matematica agli esami. A due settimane dagli scrutini, la professoressa mi dice: "Valditara, o ti fai interrogare o non ti ammetto alla maturità". Dovetti studiare il programma di un quadrimestre in due settimane ".
Poi magari ha avuto gli incubi.
"Come no. Negli anni successivi ogni tanto sognavo che mi avessero annullato la maturità e che dovevo rifare tutto".
Qual è il senso oggi di questo esame?
"Gli scritti sono sempre gli stessi, l'orale non è un'interrogazione disciplinare in senso stretto, ma un colloquio: deve emergere cosa si è assimilato in termini di contenuti e di metodo, la capacità di fare collegamenti fra discipline. Un vero esame di maturità, che non si misura chiedendo le regole imparate a memoria".
Facendo un passo indietro, con la vicenda della preside di Firenze, che si era schierata a favore degli studenti picchiati da ragazzi di destra, è stato molto criticato.
"È stata montata una vera campagna diffamatoria. Si è strumentalizzata un'intervista televisiva in cui ho criticato chi invitava a combattere e isolare chi difende le frontiere. Mi hanno addolorato certi attacchi, io che nei miei libri ho esaltato i valori di libertà, democrazia, centralità della persona contenuti nella Costituzione. Basta leggere un mio libro per capire che sono antifascista non da oggi. Come pure anticomunista: ho sempre detestato i totalitarismi. La mia è una cultura liberale e riformista. Ma preferisco andare oltre e pensare agli incontri con gli studenti. La cosa più bella".
Per esempio?
"Gli esempi sono tanti, quotidiani. Ho trovato scuole dove ragazzi che hanno avuto problemi con la giustizia, magari bocciati più volte, scoprono le ragioni per un riscatto. Lì sono valorizzati i talenti, ognuno è aiutato a fare ciò che sa fare meglio e si dà un'opportunità a tutti. I percorsi scolastici che toccano i tasti giusti e danno una chance ai ragazzi che rischiano l'emarginazione e l'insuccesso formativo mi stanno molto a cuore".
Meglio così, ma tra i docenti serpeggiano stress e depressione.
"Incontro tanti docenti impegnati, pieni di entusiasmo per il loro lavoro, consapevoli di svolgere un'autentica missione. Cosa c'è di più bello che dare il futuro ai nostri ragazzi? Ma ci sono anche docenti demotivati. Oggi si chiede loro tanto. E spesso non si sentono rispettati. Occorre ridare autorevolezza al loro ruolo. Anche per questo era indispensabile chiudere il contratto che era bloccato da tempo e mettere a disposizione la difesa legale nel caso di aggressioni, prevedere che lo Stato si possa costituire parte civile, vietare l'uso scorretto del cellulare in classe, introdurre l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, disporre la ricostruzione di carriera per i docenti precari, ma anche introdurre la funzione del docente tutor e orientatore".
Le aggressioni fanno scalpore.
"È un fenomeno purtroppo in crescita, soprattutto dopo il Covid. Il bullismo colpisce anche gli insegnanti. Talvolta poi i genitori fanno i sindacalisti dei figli. Occorre recuperare lo spirito di una grande alleanza che unisca famiglie e docenti. D'altra parte il lavoro del docente è di per sé stressante, obbliga a un continuo confronto. Il mio obiettivo è che nelle scuole torni la serenità. E il ministero farà tutto quello che è nelle sue possibilità. Poi bisogna lavorare a supporto della scuola, anche utilizzando il contributo di task force di psicologi".
L'avere inserito la parola "merito" nel nome del ministero continua a sembrare una sfida alla sinistra.
"Io mi rifaccio alla Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economico-sociali che impediscono la piena promozione della persona. Ricordo la relazione di Giorgio La Pira sui principii relativi ai rapporti civili in sede di Costituente, dove dice che la persona è al centro e lo Stato è al suo servizio, mai viceversa. Una visione personalistica diversa dall'idea di scuola di Gentile, che la concepiva in forma piramidale con al vertice il liceo classico, e a scendere il resto. Nel '900 vi era il pregiudizio che esistesse un solo tipo di intelligenza. E invece ci sono tanti modelli di intelligenza, pratica e teorica, tutti di pari dignità; e "merito" significa valorizzare i talenti di ciascuno, dare a ogni giovane la possibilità di affermare le proprie abilità, superando gap che hanno anche origini sociali. Una scuola che mi ha colpito molto accoglie solo chi è stato bocciato, e lì sta il merito: saper tirare fuori i talenti di ognuno, con un'azione socratica, maieutica, e poi valorizzare le abilità. Accendere la lampadina che ogni ragazzo ha dentro. La sinistra non comprende che le persone hanno diverse abilità e tutte hanno pari dignità, a prescindere che sia la propensione alle lettere o alla matematica, alla meccanica o alla cucina".
Ora dirà che don Milani per lei è un punto di riferimento.
"Mi limito a dire che mi sento in linea con le parole pronunciate a Barbiana dal presidente Mattarella, pochi giorni fa: "Il merito non è l'amplificazione del vantaggio di chi già parte favorito... è dare nuove opportunità a chi non ne ha". La scuola elitaria e aristocratica, che valorizza solo i più bravi, non è certo il mio modello".
Parla come un ministro di sinistra.
"Ma no, le buone idee non hanno tessera di partito. Però nella prima repubblica ho votato socialista e repubblicano".
Per il suo modello di scuola ha in mente un Paese in particolare?
"L'istruzione tecnico-professionale in Germania è certamente all'avanguardia, e a noi serve una grande riforma per dare competenze e occasioni di lavoro ai ragazzi, e per rendere più competitivo il sistema industriale. Anche la figura del docente tutor va in questa direzione: costruire percorsi scolastici personalizzati, che aiutino chi è in difficoltà a recuperare, e che diano nuovi stimoli a chi è già capace".
Dice Alessandro Barbero: "C'è la convinzione delle classi dirigenti - non so se astuta o ottusa - che la scuola serva a prepararti per il mondo del lavoro. Un obiettivo in contrasto con un progresso civile di secoli...". Come la mettiamo con la sua idea di valorizzare il lavoro sin dalle elementari?
"Per me vale la regola delle due 'elle': libertà e lavoro. La scuola deve educare a diventare cittadini maturi e consapevoli, capaci di scegliere, senza essere alla mercè di persone, istituzioni, gruppi, ideologie. Deve educare alla libertà, e lo fa attraverso la cultura, la preparazione che è disciplinare e umana. E poi deve insegnare la bellezza del lavoro. In conformità ancora una volta con la nostra Costituzione. Se a bimbi di 8 anni un artigiano mostra come ha costruito un tavolo che esprime la sua arte, con competenza e sacrificio, si vedrà che con quelle mani e con quell'ingegno si creano oggetti meravigliosi. E li si apprezzerà".
La sinistra ha egemonizzato il mondo della scuola?
"È nota la teoria della egemonia culturale di gramsciana memoria. Gli insegnanti oggi vogliono però risposte concrete dalla politica, vogliono che si ridia valore e rispetto al loro lavoro. L'egemonia culturale è stata sconfitta dalla realtà".
E l'idea di togliere o ridurre Manzoni, Verga?
"Quando ero senatore e mi occupavo di scuola, ho contrastato il mito del '900 e l'indebolimento dello studio del passato, delle nostre radici culturali, per cui tutto doveva ruotare intorno allo studio del secolo breve; e lo stesso vale per la letteratura. Manzoni è fondamentale, e non si tocca".
La scuola non dà spazio alle autrici. Elsa Morante a scuola viene raramente studiata.
"Anche Matilde Serao o Alda Merini se è per questo. Con me sfonda una porta aperta. Quando ero capo dipartimento dell'alta formazione superiore e ricerca del Miur, dopo avere trovato i finanziamenti per la nave rompighiaccio italiana, si pose il problema del nome. Suggerii il nome di Laura Bassi, fra le prime donne al mondo ad avere avuto una cattedra universitaria".
Per ogni docente "un suo studiolo arredato, una postazione con un pc, una libreria": parole sue forse un po' velleitarie, considerato lo stato in cui versano tanti edifici.
"Tanti anni fa, al liceo Beccaria di Milano, trovai i professori con indosso il cappotto, che ricevevano in piedi i genitori. Un'immagine che mi colpì molto. Da assessore provinciale disposi che ogni nuova scuola e ogni scuola ristrutturata dovessero avere uno studio per i docenti. Allora noi ci riuscimmo. Perché non si può fare adesso che ci sono finanziamenti importanti? Abbiamo lanciato un piano di ristrutturazioni trovando risorse aggiuntive a quelle del Pnrr. Le aggiungo che gli ambienti devono essere belli, perché il bello favorisce la concentrazione e rende più stimolante l'ambiente di lavoro e di studio. Certi colori sono meglio di altri, gli arredi contano. Ne ho parlato di recente con Renzo Piano. L'idea è quella di fornire agli enti locali delle linee guida".
Il divieto di usare il cellulare in classe: altro motivo di scontro.
"Il cellulare può essere usato, ma sotto la guida del docente, non per chattare con gli amici, o per riprendere i professori di nascosto e dileggiarli sul web. È una questione di rispetto. Poi noi abbiamo appena stanziato risorse importanti sull'educazione digitale e sulla infrastrutturazione telematica".
Con i sindacati la partita è sempre aperta. Come va con la Cgil?
"Spero bene, voglio il dialogo con tutti".
Sul Venerdì del 16 giugno 2023