Small Axe: l'unica serie da guardare
di Vittorio LingiardiSmall Axe è una miniserie del 2020 diretta da Steve McQueen per la Bbc. La vidi su consiglio di un'amica geniale. Da due anni volevo parlarvene ma ho continuato a rimandare nella speranza uscisse in Italia. Niente (solo un'anteprima alla Fondazione Prada nel giugno dell'anno scorso). La ragione è incomprensibile (o magari c'è e mi sfugge). Il regista è famoso e bravo (Hunger, Shame, 12 anni schiavo), il tema è intenso (la scena afro-caraibica britannica londinese tra gli anni Sessanta e Ottanta), il titolo viene da una canzone di Bob Marley ("se tu sei il grande albero, noi siamo la piccola ascia, affilata per tagliarti, pronta ad abbatterti"), ma soprattutto i cinque episodi, o meglio i cinque film, che compongono la serie (Mangrove, Lovers Rock, Education, Alex Wheatle e Red, White, and Blue) sono perfetti come un pentagramma stellato.
Mi sono persino messo a tampinare gli addetti ai lavori perché facessero q…
Small Axe è una miniserie del 2020 diretta da Steve McQueen per la Bbc. La vidi su consiglio di un'amica geniale. Da due anni volevo parlarvene ma ho continuato a rimandare nella speranza uscisse in Italia. Niente (solo un'anteprima alla Fondazione Prada nel giugno dell'anno scorso). La ragione è incomprensibile (o magari c'è e mi sfugge). Il regista è famoso e bravo (Hunger, Shame, 12 anni schiavo), il tema è intenso (la scena afro-caraibica britannica londinese tra gli anni Sessanta e Ottanta), il titolo viene da una canzone di Bob Marley ("se tu sei il grande albero, noi siamo la piccola ascia, affilata per tagliarti, pronta ad abbatterti"), ma soprattutto i cinque episodi, o meglio i cinque film, che compongono la serie (Mangrove, Lovers Rock, Education, Alex Wheatle e Red, White, and Blue) sono perfetti come un pentagramma stellato.
Mi sono persino messo a tampinare gli addetti ai lavori perché facessero qualcosa. Niente. Mi ero ormai arreso quando mi è capitato in mano un vecchio numero della New York Review of Books dove ho letto un articolo intitolato What the Hell Can I Call Myself Except British? ("Come diavolo posso chiamarmi se non britannico?"). L'autore è Gary Younge, professore all'università di Manchester e giornalista del Guardian, e l'articolo, di fatto un piccolo saggio, è un inno a Small Axe. Allora ho deciso di usare questa mia piccola tribuna per lanciare un appello e chiedere se qualcuno sa perché da noi, invasi da serie di ogni tipo, Small Axe non è stato distribuito.
Si può rimediare? Nel mio episodio preferito, Lovers Rock, un uomo e una donna si conoscono e si desiderano durante un lento e sudato "blues party", soul e reggae, in una casa privata di West London, ingresso 50 pence e vendita di cibo caraibico fatto in casa. Era il 1980 e nelle discoteche in città venivano ammessi solo i bianchi.
Sul Venerdì del 16 giugno 2023