Soul Asylum, meteora grunge che perse il treno
di Giuseppe VidettiQuesta è in vendita nei negozi dell’usato. Insieme alle camicie di flanella, i jeans di velluto a coste e le Converse. Non che i Soul Asylum siano coperti da una coltre di polvere, ma dal 1998 le loro apparizioni sono episodiche, e l’ultimo album, Hurry Up and Wait (il dodicesimo di una carriera iniziata nei primi anni 80), diffuso sotto pandemia, è passato inosservato (non che contenesse alcunché di prezioso). Lo aveva già lamentato il leader Dave Pirner in un brano del 2006: Success Is Not So Sweet, “il successo non è così tenero”.
Questa è in vendita nei negozi dell’usato. Insieme alle camicie di flanella, i jeans di velluto a coste e le Converse. Non che i Soul Asylum siano coperti da una coltre di polvere, ma dal 1998 le loro apparizioni sono episodiche, e l’ultimo album, Hurry Up and Wait (il dodicesimo di una carriera iniziata nei primi anni 80), diffuso sotto pandemia, è passato inosservato (non che contenesse alcunché di prezioso). Lo aveva già lamentato il leader Dave Pirner in un brano del 2006: Success Is Not So Sweet, “il successo non è così tenero”.
È il classico esempio di come una piccola canzone sia capace di grandi miracoli. Con una sterzata verso il country rock – profumo di Springsteen e sapore di Neil Young – i Soul Asylum entrarono nel grande circo del rock un soffio in anticipo rispetto ai contemporanei In Utero dei Nirvana e Vs. dei Pearl Jam.
Dopo la vittoria ai Grammy Awards, quella canzone era ovunque (grazie anche all’accattivante clip in chiave Chi l’ha visto? dove sfilavano alcuni volti di quel milione di ragazzini scomparsi nelle strade d’America). Pirner ebbe anche la sua gratificazione hollywoodiana (il lungo flirt con Wynona Rider), ma Runaway Train fu proprio come il titolo annunciava, un treno in corsa. Che non si fermò. I Soul Asylum si intestardirono a ripetere il vecchio copione post-punk che non aveva mai convinto fino in fondo. E oggi non ci resta che quella meraviglia da ascoltare e riascoltare.