Paul McCartney: il migliore dei Fab Four?
di Ernesto AssanteSia lode a Paul McCartney. Sia lode alla sua vitalità, al suo genio, alla sua capacità di essere sempre se stesso e sempre diverso, alla sua instancabile voglia di cercare qualcosa di nuovo e di interessante, di essere al passo con i tempi ma restare saldamente ancorato alla storia e al passato. Sia lode al suo gusto melodico, alla sua capacità di raccontare l'amore e la vita, alla simpatia e alla comunicativa che hanno segnato la sua vita. Sia lode al fondatore di una band che senza di lui non sarebbe stata tale, sarebbero rimasti i Quarrymen, avrebbero avuto certamente successo per merito di quel genio assoluto che era John Lennon, ma non avrebbero avuto lo stesso impatto sul mondo, sulla storia, sulla cultura, sul costume, sulla musica del Novecento.
Sia lode a Paul McCartney. Sia lode alla sua vitalità, al suo genio, alla sua capacità di essere sempre se stesso e sempre diverso, alla sua instancabile voglia di cercare qualcosa di nuovo e di interessante, di essere al passo con i tempi ma restare saldamente ancorato alla storia e al passato. Sia lode al suo gusto melodico, alla sua capacità di raccontare l'amore e la vita, alla simpatia e alla comunicativa che hanno segnato la sua vita. Sia lode al fondatore di una band che senza di lui non sarebbe stata tale, sarebbero rimasti i Quarrymen, avrebbero avuto certamente successo per merito di quel genio assoluto che era John Lennon, ma non avrebbero avuto lo stesso impatto sul mondo, sulla storia, sulla cultura, sul costume, sulla musica del Novecento.
I Beatles, è ovvio, erano davvero quattro, ognuno di loro, in quota diversa, ha contribuito alla costruzione di un suono, di un mito, alla creazione di canzoni destinate a restare con noi, sicuramente, per l'eternità. Ma lui, James Paul McCartney, è stato la miccia che ha acceso il cuore di John Winston Lennon, il compagno di giochi e l'amico che ha permesso a John di diventare qualcosa di più dello sfrontato ragazzo creativo del quartiere di Woolton, Liverpool, è stato il peso che ha portato al centro la bilancia, è stato il polmone che ha permesso ai Beatles di respirare. Lui ha permesso ai Beatles, canzone dopo canzone, melodia dopo melodia, esperimento dopo esperimento, di crescere con una prospettiva, fino alla fine, fino all'ultima nota di Abbey Road. Con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi difetti, con tutti i suoi errori che, sommati a limiti, difetti ed errori degli altri tre, hanno portato alla fine della leggendaria storia del quartetto. Una storia che è fatta delle sue canzoni immortali, una più bella dell'altra, che non sarebbero state ugualmente belle se Paul non avesse avuto John al suo fianco, come è vero anche per le canzoni di Lennon. Perché in due erano molti di più.