Dario Bellezza, il poeta rivive in un nuovo documentario
di Alberto Piccininia soli 52 anni, il 31 marzo del 1996. Marcello Mencarini / rosebud2
Roma. Dario Bellezza era il "Rimbaud di Monteverde". Il soprannome gliel'aveva dato la comunità letteraria romana che l'aveva accettato ventenne alla fine dei Sessanta: Moravia, Sandro Penna, i suoi amici e coetanei Elio Pecora, Franco Cordelli, Renzo Paris. L'amica/nemica Elsa Morante. Pasolini che nel 1971 lo laurea poeta "migliore della sua generazione". Amelia Rosselli gli affitta una stanza di casa sua davanti a ponte Sisto quando lui, omosessuale dichiarato, scappa via dai suoi. Per Enzo Siciliano è l'"upupa" perché veste sempre di scuro - giacche, maglioni, occhiali - e ha un gran ciuffo di capelli scuri alla Little Tony. Gli trovano qualcosa da fare e da scrivere: per qualche anno è il "segretario di Pier Paolo", anche se col candore di sempre Ninetto Davoli dice oggi che il ruolo gli fu attribuito per non offenderlo coi prestiti continui. Compaiono assieme nel Decameron, Dario è il sacr…
Roma. Dario Bellezza era il "Rimbaud di Monteverde". Il soprannome gliel'aveva dato la comunità letteraria romana che l'aveva accettato ventenne alla fine dei Sessanta: Moravia, Sandro Penna, i suoi amici e coetanei Elio Pecora, Franco Cordelli, Renzo Paris. L'amica/nemica Elsa Morante. Pasolini che nel 1971 lo laurea poeta "migliore della sua generazione". Amelia Rosselli gli affitta una stanza di casa sua davanti a ponte Sisto quando lui, omosessuale dichiarato, scappa via dai suoi. Per Enzo Siciliano è l'"upupa" perché veste sempre di scuro - giacche, maglioni, occhiali - e ha un gran ciuffo di capelli scuri alla Little Tony. Gli trovano qualcosa da fare e da scrivere: per qualche anno è il "segretario di Pier Paolo", anche se col candore di sempre Ninetto Davoli dice oggi che il ruolo gli fu attribuito per non offenderlo coi prestiti continui. Compaiono assieme nel Decameron, Dario è il sacrestano ladro di tombe. E articoli per giornali, riviste, finalmente (per Garzanti, nel 1977) la traduzione di Arthur Rimbaud, eletto tra le rockstar del tempo.
I baci e le botte
Ma il sarcasmo sembrava inevitabile, romano come i sampietrini e il mercato di Campo de' Fiori, uno dei suoi luoghi del cuore. "Dario voleva i baci e voleva le botte", dice oggi Barbara Alberti. "Erano anni in cui tutto veniva detto, come se la gola si fosse improvvisamente allargata" aggiunge il poeta Elio Pecora."Ci telefonavamo quasi tutte le mattine, erano sempre pettegolezzi e maldicenze", ricorda Franco Cordelli. Ancora Barbara Alberti, che lo aveva accompagnato per gioco in qualche giro di battuage: "Parlava con tutti, e quando gli chiedevano il nome lui gridava: 'Alberto Moravia!' o qualche altro scrittore famoso. Ha mandato a battere tutta la letteratura italiana!".
Le voci appassionate e a tratti commosse di Alberti, Pecora, Cordelli, Davoli - e molte altre - compongono da sole il racconto di Bellezza, addio, il documentario (in anteprima al Festival di Pesaro il 20 giugno) che cerca di riportare l'attenzione sul poeta romano prima che quel volto rotondo con gli occhiali grandi e il foularino annodato al collo sparisca dalla memoria dei telespettatori che lo ricordano almeno star minore dei talk show anni 90.
"A scuola Bellezza non si studiava, devo la sua conoscenza alla collana dei Miti Mondadori che ne ripubblicò qualcosa" dice Massimiliano Palmese, che ha realizzato il documentario con la coregista Carmen Giardina e le ricerche di Marco Beltrame. "Il suo mondo si era già sgretolato, la poesia aveva perso completamente ogni tipo di aura, lui cercava di usare la sua eccentricità e stravaganza al Maurizio Costanzo Show". Palmese, 56 anni, autore di poesie, romanzi e pièce teatrali, è nato a Napoli e da un po' è tornato ad abitarci. "Sono arrivato a Roma alla fine degli anni 80, quando Bellezza potevi incrociarlo alle presentazioni, spesso alla libreria Croce. È stato uno dei poeti piu originali del nostro Novecento, ma anche un punto di svolta per la comunità gay. Prima di Busi e Tondelli c'è stato lui con le sue Lettere da Sodoma".
Fuori catalogo
Proprio la vecchia edizione Garzanti di Lettere da Sodoma, fuori catalogo come quasi tutto di Bellezza, ricompare nel documentario tra le mani di Nichi Vendola, intervistato in quel che resta dell'Alibi, una delle storiche discoteche gay di Roma, oggi abbandonata. "Un libro che ha aiutato molte persone come me a dichiararsi", ricorda l'ex presidente della Regione Puglia. Immagini di repertorio mostrano lo stesso locale quasi trent'anni fa, quando la comunità si era mobilitata perché al poeta, malato di Aids, fosse concesso il sostegno della legge Bacchelli. Rivediamo un giovane Vendola lodare la limpidezza dei suoi versi. E Massimo Consoli, anche lui scomparso (nel 2007): era stato uno dei fondatori del movimento Lgbt italiano assieme a Bellezza nella sua fase più militante, quando le riunioni del Fronte nazionale di Liberazione omosessuale si tenevano nella sua casa in via dei Pettinari, vicino a Campo de' Fiori. "Omosessuali di tutto il mondo unitevi", proclamava sulla rivista Ompo's. Ma durò poco. Ebbe la meglio un'abissale, decadente nostalgia ("A Campo de' Fiori mi trascino giovane vecchio rinserrato in troppo pesanti giacche", scrive nel 1976).
Con il suo ordinato montaggio di repertori Rai, testimonianze mai banali, fugaci cartoline della Roma contemporanea, Bellezza, addio è anche un'impietosa riflessione visiva sul tempo perduto. Tra gli intervistati lo studioso e collezionista Giuseppe Garrera, che ha preso in consegna l'archivio del poeta, ricorda come già in occasione dei Mondiali del '90 una nuova illuminazione "cancellò la Roma buia che aveva accolto i fuggitivi dalla città di Sodoma". Lucente di lampioni alogeni e color correction, oppressa dal mito della Grande Bellezza (evocata nella bellissima camminata finale del poeta sulla sponda del Tevere, girata per un corto nel 1984 dal regista sperimentale Franco Brocani), la città oggi ha definitivamente cancellato la memoria dei luoghi in cui visse Dario Bellezza (paradosso dei nomi). "Durante le riprese ho abitato in via dei Pettinari, nel palazzo di fianco al suo, per provare l'emozione di rifare ogni mattina la strada che percorreva lui fino al mercato di Campo de' Fiori" racconta Palmese. "Non è rimasto quasi niente, i banchetti vendono la pasta bicolore e attorno ti sfrecciano i monopattini, ma questo lui l'aveva già visto negli anni 80. Aveva molto da ridire sulla città infernale, si rifugiava spesso in una casa a Rocca Imperiale, nel Cosentino".
Tra Costanzo e Mixer
"Come si fa a raccontare la poesia?" riprende il regista. "Vorrei solo mostrare che dietro i libri c'è una vita, un essere umano, e quel che ha fatto". Palmese è già al lavoro su un prossimo ritratto di Sandro Penna: "Poeti come loro sono stati dei santi, dei mistici, si sono dedicati all'arte in una maniera quasi assoluta, hanno sacrificato tutto, hanno fatto la fame. Oggi non la farebbe più nessuno".
Malato dal 1987, Bellezza aveva taciuto anche con gli amici finché aveva potuto, mentre attorno a lui esplodeva la fase più crudele del virus. Trovando qualche conforto in una presunta terapia elettromagnetica le cui sedute lo portavano periodicamente a Vitinia, fuori città. Finché arrivò la polizia ad arrestare l'inventore, un ingegnere, e sequestrare le macchine, proprio un pomeriggio che Dario Bellezza era lì. Il giorno dopo fu sbattuto sul Messaggero con nome e cognome. "Questa è diventata la cornice drammaturgica del documentario, una fortissima violazione della privacy. Il padre non sapeva niente, è morto di infarto due mesi dopo. Così Bellezza subisce qualcosa che lo avvicina a Braibanti". Al professore piacentino, perseguitato per la sua omosessualità, Palmese aveva dedicato il suo lavoro precedente. "Quasi un passaggio di consegne" spiega: "Braibanti l'ho lasciato nel '68, al momento del processo. In quello stesso anno Bellezza manda i primi lavori a Siciliano, alla rivista Nuovi argomenti".
Bellezza fece di tutto per non cedere al pietismo della malattia. Continuò ad andare in tv, forte di una certa romanità d'antan che a Costanzo era cara, la stessa verve sarcastica con la quale partecipava ad altri salotti televisivi di allora, tra Mara Venier e Vittorio Sgarbi, o al talk show dell'amica Marta Marzotto sulla privata Gbr. Lo si vedeva pure in certe trasmissioni culturali della Rai, ieratiche e dai colori sbiaditi. E, finalmente, in una leggendaria puntata di Mixer Cultura del 1986, quando diede ad Aldo Busi della "santa puttana che va in giro a vendere i suoi libri". "Tu sei stato esautorato dalla letteratura italiana!", gli gridava di rimando lo scrittore, ricco e fasciato da una bella giacca Armani. "Basta, Basta, porco mondo!" sbottava il conduttore Arnaldo Bagnasco.
Un bersaglio facile
Registrata in anticipo, la trasmissione che sarebbe diventata uno dei testi fondanti del moderno scazzo tv, era stata "bippata" ma non completamente ripulita dalle parolacce. Bellezza era seduto tra il pubblico, bersaglio facile, uno sconfitto abitato soltanto dalla sua "passione di esistere" come dice oggi il suo amico Elio Pecora. E Barbara Alberti ricorda come Dario avesse in sé non solo lo scandalo ma anche "il ridicolo della poesia". Porta in soccorso un verso di Rimbaud: "Par delicatesse, j'ai perdu ma vie".
D'altra parte i conti con la modernità Bellezza li aveva già fatti nel 1978 affrontando il pubblico del leggendario festival di Castelporziano. Recitava con la voce monocorde la sua inadeguatezza provinciale e "tutto il nulla di cui sono capace" a un pubblico che aspettava Patti Smith. Gli gridavano: "Nudo! Nudo!". Rispondeva: "Fascisti stronzi", ma con una mitezza sovrumana, sotto un cappellino bianco da pescatore, un incrocio tra un fumetto e un personaggio di Carlo Verdone (che davvero tra Castelporziano, via dei Pettinari e Campo de' Fiori copiò tre quarti delle sue maschere dell'epoca).
Ironia crudele, a quei tempi Patti Smith era diventata la nuova sacerdotessa del culto di Rimbaud. "Giù le mani, stronza!", l'aveva avvisata Bellezza su una rivistina. Quella sera, attesissima, lei non si fece vedere, neppure a Monteverde.
Sul Venerdì del 19 giugno 2023