Parla Stan Smith (il tennista, non la scarpa): La mia faccia ai piedi di Obama e Madonna
di Maurizio Zoja"La cosa che mi ha colpito più di tutte è stato vederle ai piedi del presidente Obama" dice. "Ma le ho viste indosso a persone di ogni tipo. Ormai sono molti di più quelli che conoscono le mie scarpe di quelli che conoscono me". Quando si dice Stan Smith in effetti si pensa subito a uno dei più grandi successi nella storia delle sneakers. Bianche e semplici, sobrie ma con personalità. Le indossava anche Elly Schlein il giorno in cui è stata eletta segretaria del Pd. Sono in giro da una vita, create a metà anni Sessanta da Horst Dassler, il figlio di Adi, fondatore di Adidas, in collaborazione con il tennista francese Robert Haillet. Nel 1971, desiderosa di sfondare nel mercato Usa delle calzature per il tennis, la casa tedesca cerca un testimonial adeguato. Chi meglio di Stan Smith, numero 1 del ranking mondiale, che oltretutto è statunitense? Horst gli dà appuntamento a mezzanotte in un nightclub di Pa…
"La cosa che mi ha colpito più di tutte è stato vederle ai piedi del presidente Obama" dice. "Ma le ho viste indosso a persone di ogni tipo. Ormai sono molti di più quelli che conoscono le mie scarpe di quelli che conoscono me". Quando si dice Stan Smith in effetti si pensa subito a uno dei più grandi successi nella storia delle sneakers. Bianche e semplici, sobrie ma con personalità. Le indossava anche Elly Schlein il giorno in cui è stata eletta segretaria del Pd. Sono in giro da una vita, create a metà anni Sessanta da Horst Dassler, il figlio di Adi, fondatore di Adidas, in collaborazione con il tennista francese Robert Haillet. Nel 1971, desiderosa di sfondare nel mercato Usa delle calzature per il tennis, la casa tedesca cerca un testimonial adeguato. Chi meglio di Stan Smith, numero 1 del ranking mondiale, che oltretutto è statunitense? Horst gli dà appuntamento a mezzanotte in un nightclub di Parigi. Il giorno dopo ha una partita di doppio al Roland Garros. Nonostante le inevitabili distrazioni, i due si accordano. Il volto di Stan Smith finisce sulla linguetta della scarpa che porterà il suo nome.
Il successo è lento ma costante. Nel 1989 gli eccezionali risultati commerciali sono stati certificati anche dal Guinness dei Primati grazie ai 22 milioni di paia vendute nel mondo, oggi diventati 40 milioni. Un boom paragonabile a quello delle Air Jordan. Decisamente meno popolare è invece lui, il tennista Stan Smith. Eppure ha vinto uno Us Open nel 1971 e l'anno successivo ha conquistato Wimbledon battendo in finale Ilie Nastase. Una vittoria che l'anno precedente gli era sfuggita contro il grande John Newcombe, e che l'anno successivo non poté difendere a causa del boicottaggio del torneo deciso dalla neonata Atp. Gli Slam vinti in doppio sono addirittura cinque, tutti in coppia con il connazionale Bob Lutz. Nonostante questo palmarès di tutto rispetto, scherzando ma non troppo, quando si accorgono della sua presenza sulle tribune del centrale di Wimbledon i telecronisti della Bbc lo presentano sempre con le stesse parole: "Stan Smith, il giocatore, non la scarpa". Ci sarebbero gli elementi per provocare una brutta crisi d'identità. Ma lui, oggi settantaseienne, quattro figli, sedici nipoti e 120 paia di sneakers con il suo volto in una scarpiera che le contiene tutte, è tutt'altro che in crisi come ci dice dagli uffici della sua scuola di tennis con sede a Hilton Head Island, cittadina della Carolina del Sud a pochi chilometri dall'Oceano Atlantico.
Mr. Smith, non le dà fastidio che la maggior parte delle persone la associ alle scarpe che portano il suo nome e non alle vittorie ottenute in carriera?
"Ovviamente io sono molto più di un nome su un paio di scarpe, ma temo sia inevitabile essere conosciuto più per quello che per i tornei vinti. Quasi tutti quelli che le indossano non mi hanno visto giocare e, a meno di essere appassionati di storia del tennis, non sanno che Stan Smith è stato un giocatore. Ma essere associato a quelle sneakers è un onore".
E ci sono anche aspetti divertenti.
"Una volta Hugh Grant era seduto qualche fila davanti a me nel Royal Box di Wimbledon. A un certo punto si è girato e mi ha detto: 'La prima volta che ho baciato una ragazza avevo ai piedi le tue scarpe'".
Come spiega il loro enorme successo commerciale?
"Sono semplici, hanno un look pulito e sono comode. E poi stanno bene con tutto. Ho visto persino una foto della principessa di Galles, Kate Middleton, che le indossava. Poi qualche anno fa a Wimbledon ho avuto l'occasione di parlarle e le ho fatto avere tre paia di scarpe per i suoi figli. Ne ho fatto avere un paio anche a Meghan Markle, la duchessa del Sussex, per suo figlio Archie. Mi è arrivata una lettera di ringraziamento e la cosa mi ha fatto molto piacere perché mi risulta che tutti i regali fatti alla famiglia reale dovessero essere approvati dalla regina".
In qualche modo giocare con quelle sneakers l'ha aiutata?
"Mi piaceva molto il fatto che la scarpa fosse fatta di cuoio: fino a quel momento io avevo sempre giocato con delle scarpe di tela. Spesso, nei momenti più difficili di una partita, guardavo in basso verso la mia faccia disegnata sulla linguetta e mi dicevo: se indosso delle scarpe con sopra il mio volto devo essere un buon tennista, non è una cosa che capita a tutti".
A proposito di partite difficili, la sua vittoria a Wimbledon è arrivata dopo un tiratissimo quinto set contro Ilie Nastase.
"Quando siamo andati al quinto, come l'anno prima contro Newcombe, ho iniziato a pensare che sarebbe finita allo stesso modo. Per fortuna sul match point a mio favore Nastase ha mandato uno smash in rete. Mentre giocavamo quel punto c'era una ragazza, sarà stata in quinta o sesta fila, che non la smetteva di gridare. Quando Nastase sentiva la voce di una ragazza, dava sempre un'occhiata per vedere a chi appartenesse. Deve averlo fatto anche quella volta (ride), quando ho alzato il pallonetto, e per fortuna il colpo gli è rimasto dalla sua parte del campo".
Quando va in giro nota ancora le persone che indossano le sue scarpe oppure ormai ci ha fatto l'abitudine?
"Le noto eccome. A volte me ne accorgo prima ancora di aver visto la faccia della persona che ci cammina dentro. Soprattutto mi diverto a constatare che non passano mai di moda e che molti artisti e stilisti si divertono a personalizzarle. Quando Stella McCartney ne ha fatto la sua versione, sono andato a Londra nel suo negozio di Bond Street e ho autografato le tomaie nel giorno del lancio. A un certo punto, sbam!, mi arriva sul tavolo una Stan Smith con dentro il piede della proprietaria. Alzo lo sguardo ed era Madonna che mi dice: "Voglio il tuo autografo!". Poi lei e Stella McCartney hanno autografato quelle che indossavo io, facendone uno dei pezzi più pregiati della mia collezione".
E lei le mette ancora quando gioca a tennis?
"In campo non le indosso più, ma tutto il resto del tempo sì. Le ho messe addirittura con lo smoking. Qualche anno fa c'è stata una festa della Hall of Fame del tennis, una serata di gala. Sull'invito c'era scritto "cravatta nera" e ho visto quattro-cinque modelli in smoking con ai piedi quelle sneakers bianche nuove fiammanti. Stavano bene, mi ha fatto molto piacere".
Michael Jordan, con la Nike, incassa ancora oggi il 5 per cento per ogni Air Jordan venduta. Nel firmare il contratto con Adidas lei è stato altrettanto previdente?
"Posso solo dirle che sono molto contento dell'accordo che ho firmato. Anche perché è un contratto a vita".