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La cosetta che non perdono a Berlusconi

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: ogni settimana Natalia Aspesi risponde alle lettere dei lettori. Considerazioni più o meno frivole dopo il lutto nazionale
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano

Scrive il lettore Serafino:

È venuto a mancare il Cavaliere. Da essere umano provo dispiacere, è sempre triste assistere alla scomparsa di una donna o di un uomo. Ma in vita non l'ho mai amato. Ho sempre pensato che fosse una calamità accaduta perché dobbiamo pagare colpe infinite per esistenze vissute malamente da troppo tempo. Confesso che l'ho definito per oltre un decennio "Vecchio Indecente" in tanti scritti indirizzati al quotidiano Repubblica, ai suoi protagonisti più amati da me: Eugenio, Massimo Giannini, il buon Ezio Mauro, la Concita, Michele nostro. Negli ultimi due anni lo definivo un "Vecchio Reperto" e provavo anche una certa pena per un uomo che ormai era residuale come influenza e come potere (quello cattivo), gli erano rimasti solo i denari. Anche io sono antico, ma sono sempre in evoluzione, o almeno lo credo, sogno ancora la Presa della Bastiglia "De Noaltri", no…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano

Scrive il lettore Serafino:

È venuto a mancare il Cavaliere. Da essere umano provo dispiacere, è sempre triste assistere alla scomparsa di una donna o di un uomo. Ma in vita non l'ho mai amato. Ho sempre pensato che fosse una calamità accaduta perché dobbiamo pagare colpe infinite per esistenze vissute malamente da troppo tempo. Confesso che l'ho definito per oltre un decennio "Vecchio Indecente" in tanti scritti indirizzati al quotidiano Repubblica, ai suoi protagonisti più amati da me: Eugenio, Massimo Giannini, il buon Ezio Mauro, la Concita, Michele nostro. Negli ultimi due anni lo definivo un "Vecchio Reperto" e provavo anche una certa pena per un uomo che ormai era residuale come influenza e come potere (quello cattivo), gli erano rimasti solo i denari. Anche io sono antico, ma sono sempre in evoluzione, o almeno lo credo, sogno ancora la Presa della Bastiglia "De Noaltri", non mi sento mai domo. O almeno lo credo. Vedi, mi vengono dei dubbi sulla reale consistenza della mia residuale personalità. Ma poi mi dico che avere dei dubbi sarebbe da saggio. Ma tutto tra me e me, nessuno mi propone una conferma, nemmeno tu amica mia di penna che addoloro a giorni dispari con queste mie. Sono malridotto, ti avevo scritto che non stavo troppo bene da tempo. Mi trascino quando porto in giro la "Perfida Olivia" e, rientrato, crollo sul divano a peso morto e fatico a riprendere fiato. All'insegna del "Che vuoi che sia... " provo a fregarmene, ma le gambe fanno in continuazione "Gnè Gnè" e il richiamo alla realtà è senza assoluzione. Che sia giunta...

No, non è giunto niente, mi sono prescritto un sostegno a base di potassio e magnesio reclamizzato in ogni dove e confido in una ripresa delle mie energie infinite. Ti farò sapere per tranquillità, dove lo trovi un altro stronzo come me che ti fa ridere come mai in vita tua? Ciao piccola bimba bionda cresciuta, ti saluto pieno di acciacchi invisibili che "nen s'ammedeca".
 

Questa era la lettera che mi aspettavo, quella di un uomo che, parlandomi dei suoi guai, ci mettesse una parola più o meno buona verso Berlusconi, con un po' d'indifferenza, come a dire, non sarà mica una gran novità, uno che muore ricco alla sua età e lasciando un gran casino e una fila interminabile di figure anche patibolari che facevano, alle enormi esequie, la comunione in Duomo a Milano senza vergognarsi, e in suo nome, e a nome suo. Questa lettera mi è arrivata la mattina di giovedì 15 giugno, Berlusconi probabilmente era già stato incenerito dopo essere spirato la mattina di lunedì, lasciando milioni, ma proprio milioni e milioni di italiani del tutto distrutti, pensando soprattutto alle sue ricchezze che tutti vorrebbero avere e che lo fanno santo. Ho visto grasse massaie in tv che piangevano sconsolatamente questo ignoto miliardario facendosi la croce: lutto nazionale per sette giorni. Anche per lei che due buone parole per il defunto le ha dette, o quasi: "È venuto a mancare il Cavaliere... Ho sempre pensato che fosse una calamità...". E poi giù a parlare dei fatti suoi, tanto più importanti per lei, tipo "Mi trascino quando mi porto in giro la perfida Olivia (il cane)...". E poi confessa di averlo chiamato per almeno un decennio "un Vecchio Indecente", e qui mi scusi, entro io a fare quella cosa odiosa che è la propaganda e a dire con tutta sincerità e forse per la prima volta, il mio pensiero su Repubblica. Credo che oggi questo giornale di carta, quello che nessuno avrebbe più voglia di leggere, ha scelto una strada sicura e dura, che lo rende il solo quotidiano, cartaceo, a parlar del Pd come se fosse vero. C'è sul suo sito una interessante trasmissione, Metropolis, dove può incontrare i giovani (ahi noi!) che paiono nuovi e sono molto bravi, una gran consolazione rispetto agli orribili quotidiani di destra o che approvano, come se fosse normale, la destra. Insomma, Repubblica, per ora, è decisamente di sinistra. Lei è di quegli uomini che non resistono senza il quotidiano, anche lì, ad Ascoli, ed è lì che il giornale deve ripartire.

Poi lo sa, anche io sono frivola, e se posso sgridare il Cavaliere, a parte i 32 o quasi processi da cui è uscito indenne anche facendosi le leggi sue, c'è una cosa che non gli perdono: aver tentato di trasformare uomini che più invecchiavano più diventavano belli in uomini che hanno imparato da lui a farsi decine di pessime operazioni estetiche, diventando spaventosi vecchi, di cui lui era il maestro. Poi c'era a lui accanto la signora Fascina, 33 anni contro gli 86, nonno molto vecchio e nipote giovane, una bella signora calabrese, diventata del tutto sconosciuta onorevole a Portici, mai vista in Parlamento, sempre usata come compagna di Berlusconi per sorvegliarlo, e con 53 anni in meno.

 

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