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Saluti da Londra, a sette anni dalla Brexit

Nella foto, un altarino: che la Brexit riposi in pace (Getty Images)

 
Quando scongiurarono Bojo. Il simposio segreto degli scrittori. In viaggio col razzista. Le lacrime dell’italiana praticamente inglese. E quelle maledette 80 sterline di tasse doganali. Appunti sparsi
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Londra. Caro diario della Brexit,  direbbe Nanni Moretti, sono felice solo in mare, nel tragitto tra un’isola che ho appena lasciato e un’altra che devo ancora raggiungere. Siamo invecchiati, siamo inaciditi, gridavamo cose orrende, violentissime, nei nostri cortei, e ora guarda come siamo tutti imbruttiti! Ma nessun uomo è un’isola, completo in se stesso, diceva John Donne, ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. E già. Sono passati sette anni dallo scisma inglese più grande dopo quello di Enrico VIII dalla Chiesa cattolica, ossia quel referendum Brexit del 23 giugno 2016 che – 52 a 48 per cento – ha stravolto la vita di 60 milioni di britannici e di molti altri europei. «Un coccodrillo sempre più affamato», me la definì l’allora ministro per l’Europa, Sir Alan Duncan in un incontro privato al Foreign Office. Un coccodrillo che ha generato centinaia di appunti, scartoffie, conversazioni off e on the record, note e ricordi incisi in diari e agendine. E il c…

Londra. Caro diario della Brexit,  direbbe Nanni Moretti, sono felice solo in mare, nel tragitto tra un’isola che ho appena lasciato e un’altra che devo ancora raggiungere. Siamo invecchiati, siamo inaciditi, gridavamo cose orrende, violentissime, nei nostri cortei, e ora guarda come siamo tutti imbruttiti! Ma nessun uomo è un’isola, completo in se stesso, diceva John Donne, ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. E già. Sono passati sette anni dallo scisma inglese più grande dopo quello di Enrico VIII dalla Chiesa cattolica, ossia quel referendum Brexit del 23 giugno 2016 che – 52 a 48 per cento – ha stravolto la vita di 60 milioni di britannici e di molti altri europei. «Un coccodrillo sempre più affamato», me la definì l’allora ministro per l’Europa, Sir Alan Duncan in un incontro privato al Foreign Office. Un coccodrillo che ha generato centinaia di appunti, scartoffie, conversazioni off e on the record, note e ricordi incisi in diari e agendine. E il cui fantasma si aggira ancora oggi nella Ue e soprattutto nel Regno Unito. 

23 giugno 2016 - Un altro scisma

La storia è nota. Al referendum vince clamorosamente la Brexit nonostante il re euroscettico Nigel Farage dichiari la sconfitta a mezzanotte. Invece, il risveglio è drammatico per molti, soprattutto per milioni di italiani ed europei residenti nel Regno Unito, che si sentono insultati, estromessi, umiliati dal voto dei britannici. Il futuro muta in fosca incertezza. È solo l’inizio, in un Paese lacerato da divisioni, proteste, accuse. Dopo sette anni incontro Guto Harri, a lungo capo delle comunicazioni dell’implacabile condottiero della Brexit, Boris Johnson. «È il 21 febbraio 2016, e la sorella di Boris», racconta Harri, «l’europeista Rachel, mi chiama e implora: “Guto, fai qualcosa! Boris sta facendo una cavolata, vuole appoggiare la Brexit!”. Gli telefono subito. Lui borbotta: “Ma no, Guto, non ho ancora deciso…”. Lo avverto: “Boris, sarebbe un errore enorme. Non farlo. Sei destinato comunque a diventare Primo ministro. Neanche tu credi alla Brexit e ti stai alleando con una tribù di euroscettici ideologici peggio di Cromwell!”. Purtroppo non mi ha ascoltato. E cambiò la storia del Regno Unito. Senza di lui, la Brexit non ci sarebbe mai stata».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) È sempre London ma non è più nostra]]

8 giugno 2017 - La stella della morte

La prima ministra Theresa May, subentrata al dimissionario David Cameron, rischia le elezioni anticipate per aumentare la maggioranza in Parlamento. Invece il Labour fa l’exploit: May sarà un’anatra zoppa fino alle sue dimissioni due anni dopo. Matthew Parris sul Times la definirà la «stella della morte» della politica britannica. 

Autunno 2018 - L’uomo del No

Steve Bray, 53 anni, gallese di Port Talbot. Lo incontro nell’autunno 2018 perché da un anno, ogni giorno, viene davanti a Westminster per protestare contro la Brexit. Tuba blu, bandiera Ue, cartelli inneggianti a un secondo referendum. «Per una settimana ho anche dormito in strada» mi confessa. «Ma protesterò fino all’ultimo. Stavolta è troppo importante». Steve ha mantenuto la promessa. Ancora oggi, ogni giorno, armato di megafono, fuori dal Parlamento urla contro politici e brexiter e spara musica a tutto volume. Colonna sonora: Abba e Bella Ciao. 

20 ottobre 2018 - In marcia con McEwan

Una marea di bandiere Ue, famiglie, studenti, giovani, vecchi: gli europeisti affollano Hyde Park. È mattina presto. Incontro, per caso, Jarvis Cocker dei Pulp e lo scrittore Ian McEwan, che lungo Park Lane scatta orgoglioso foto alla folla. Ha pagato di tasca sua il viaggio in bus a decine di europeisti dalla Scozia e dal Galles. «La Brexit è folle» mi dice «ora alziamo la voce per dire ai politici: ripensateci!». Macché. Pure il Labour ci ha rinunciato. 

2 febbraio 2019 - Il cielo d’Irlanda

Il confine con l’Irlanda del Nord è stato il vero nodo dei negoziati Brexit. E ancora oggi, nonostante l’ultimo “accordo di Windsor” tra Regno Unito e Ue, c’è un pericoloso stallo a Belfast perché unionisti e protestanti boicottano il governo guidato dal partito indipendentista Sinn Féin: considerano quell’intesa il primo passo verso una temutissima riunificazione delle due Irlande. Allora prendo un aereo, affitto un’auto e decido di guidare lungo tutto l’invisibile confine di 500 chilometri tra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda, da (London)Derry a Newry. Una linea nei decenni insanguinata da attentati, autobombe ed esecuzioni degli anni delle violenze (i Troubles) e della guerra civile. Una «terra dal sangue cattivo», per lo scrittore irlandese Colm Tóibín.

La prima persona che incontro, poco fuori da LondonDerry, è un contadino, David Crockett, 70 anni. Morirà nel 2022 cadendo dal tetto di casa, rest in peace. Viveva a Cosgquin, proprio sul confine: la sua fattoria è al 60 per cento in Irlanda del Nord e il 40 in Irlanda. Lungo la strada, il 24 ottobre del 1990, il cuoco Patsy Gillespie venne costretto dall’Ira a guidare un furgone imbottito di esplosivo contro i soldati britannici. Crockett, con saggezza contadina, mi racconta tutto di Brexit e Irlanda del Nord in pochi minuti: «Qui la pace non è iniziata nel 1998, ma nel 1973, quando il Regno Unito è entrato nella Comunità europea. Allora, il confine divenne invisibile». Nel 2016 il padre del signor Crockett, allora 94enne e malato terminale, è voluto andare a tutti i costi a votare per restare nella Ue: «Chi vive al confine sa la differenza tra essere in Europa ed esserne fuori». 

19 maggio 2019 - In viaggio con Farage

Nigel Farage sta facendo campagna in Galles e nell’Inghilterra operaia per le imminenti elezioni europee, dove il suo Brexit Party trionferà con il 33 per cento. Sono embedded con lui, arriviamo a Merthyr Tydfil, un tempo fulcro della siderurgia gallese. Poi, l’inesorabile declino. Oggi è considerata tra le aree del Paese con la più grave povertà infantile, con punte del 60 per cento. Eppure qui e in tutto il Galles avevano i conti in attivo per i contributi da e verso la Ue, che ha fatto costruire infrastrutture ed edifici. Farage sbotta: «Ah sì? E com’è che non stanno meglio?».

Estate 2019 - Johnson come Trump

May, dopo aver inutilmente provato a far passare in Parlamento i suoi accordi Brexit con la Ue, si dimette il 24 luglio. Anche Johnson, che ha preso il suo posto, stecca. E allora il 28 agosto impone una brutale sospensione del Parlamento. Proteste in strada, democrazia a rischio. Ma la deriva trumpiana è bloccata dalla Corte Suprema, istituita solo nel 2009. Giusto in tempo.

17 ottobre 2019 - Il tradimento

È un’amabile sera d’autunno a West London e un gruppo di celebri intellettuali inglesi “remainer” – niente nomi, come da loro regole – mi invita a uno dei simposi su come far saltare la Brexit – tra vino, birra, bites (assaggini) e terapia di gruppo europeista. Vado per curiosità. Alle 22.30 piomba il gelo. Scoop del Telegraph: «C’è l’accordo Brexit tra Johnson e la Ue»: l’addio di Londra all’Europa avverrà il 31 gennaio 2020. «No, non è possibile!», lamenta uno degli scrittori presenti. «E ora che possiamo fare?», mormora un altro intellettuale disperato. Il padrone di casa gela tutti: «My friends, è finita. Ci ha tradito anche la Ue!».

12 dicembre 2019 - Il trionfo di Boris

Johnson stravince le elezioni con oltre 80 seggi di maggioranza. Disastro per i laburisti di Jeremy Corbyn, che si dimette. Cade l’ultima speranza per gli europeisti: il Labour aveva aperto a un secondo referendum. Ma era un flop facile da immaginare: qualche settimana prima ero andato nel Red Wall, il cruciale “muro rosso” operaio nel Nord inglese, elettori storicamente laburisti e forgotten men, ora brexiter anche per ripicca contro l’odiata Londra. Tutto si è capovolto. Corbyn è odiatissimo mentre un’anziana signora di Darlington, tra i tanti, mi dice: «Voteremo Boris, perché è l’unico che rispetta la voce del popolo: la Brexit!».

31 dicembre 2019 - Capodanno Vip

Su invito di amici in comune, la vigilia di Capodanno la passo con Rachel e Jo Johnson, sorella e fratello del primo ministro Boris. Siamo in un pub di West London, dove curiosamente ci sono due grandi quadri: uno di Johnson, l’altro di Corbyn. La mezzanotte si avvicina, l’alcol sale. Anti-brexiter ed europeisti iniziano a ricoprire di insulti e birra il quadro di Boris. Il padrone del locale lo rimuove di corsa. La folla esplode di gioia. Rachel e Jo cambiano locale.

31 gennaio 2020 - The big party

Stasera big party della Brexit a Parliament Square: scocca ufficialmente il divorzio tra Ue e Regno Unito, anche se Londra applicherà le norme Ue fino a fine anno (periodo di transizione). Incontro una anziana e distinta signora, da sola. «Non scriva il mio nome». Perché? «Le mie figlie non sanno che sono una brexiter. Sono europeiste di ferro, mi cancellerebbero dalla loro vita. Ogni volta che partecipo alle manifestazioni dico una bugia: un tè con un’amica, una passeggiata… Altrimenti la nostra famiglia andrebbe distrutta!».

24 dicembre 2020 - Il nuovo mercato 

In extremis, alla vigilia di Natale, Regno Unito e Ue firmano un’intesa commerciale che evita il “No Deal” e rimpiazza, parzialmente, il mercato unico europeo. Secondo studi del governo, il Regno Unito perderà così il 4 per cento del Pil. Nel 2021, i controlli doganali Brexit entrano in vigore, il mercato unico Ue è un ricordo, molte piccole aziende non ce la fanno più ad esportare in Europa causa burocrazia e costi doganali. Io ho la geniale idea di comprare una sedia ortopedica dall’Italia. Arriva il corriere e... sorpresa! Devo 80 sterline in tasse doganali altrimenti niente pacco. Pago.

31 dicembre 2020 - Giro finale

Il Regno Unito esce definitivamente dalla Ue e, come si dice al pub, è “l’ultimo giro” per italiani ed europei già residenti nel Regno Unito per inviare al ministero dell’Interno una bolletta, il contratto di affitto o il rendiconto della banca per ottenere un permesso di soggiorno di almeno cinque anni. Famiglie, professionisti, studenti che ancora vogliono pagare le rette universitarie ridotte come per gli inglesi: è la nuova corsa all’oro. Oltre sei milioni di europei regolarizzati in pochi mesi, ammirevole sforzo dei britannici. Certo, poi c’è Anna Amato, 57 anni, di cui 55 in Regno Unito, «l’unico Paese della mia vita», dopo esser arrivata da Caserta con la madre negli anni Sessanta. Tutto questo non basta a farle avere la cittadinanza britannica, né la residenza permanente automatica. Ha dovuto fare richiesta come tutti: «Sono distrutta, disgustata, indignata: mi sento una cittadina di serie B».

6 maggio 2021 - La guerra del pesce

La pesca e le relative quote Ue sono state una causa surreale della campagna brexiter: il settore rappresenta meno dello 0,1 per cento del Pil. Eppure la tensione tra Regno Unito e Francia presto s’infiamma sulla spartizione delle aree nella Manica. I pescatori francesi bloccano l’isola di Jersey. Londra invia la nave da guerra HMS Severn. Un giorno di ordinaria follia.

12 maggio 2021 - In manette

Dopo la concretizzazione della Brexit e durante le limitazioni del Covid, se viaggiano senza il visto e i documenti giusti, italiani ed europei rischiano il carcere, anche per giorni. Così Marta Lomartire, 24 anni, di Taranto, viene detenuta in prigione dalle autorità di frontiera britanniche a Heathrow, e il giorno dopo espulsa: «Credevo di avere la documentazione giusta» mi dice «e invece: filo spinato sulle mura, sbarre alle finestre, cellulare sequestrato, cancelli blindati. È stato uno shock».

20 ottobre 2022 - Welcome to Britaly

Boris Johnson cade a causa dello scandalo “Partygate”, le feste mentre il Paese era in lockdown per il Covid. A Downing Street arriva Liz Truss, ex ministra degli Esteri e ultra-brexiter convertita, che rischia un azzardo: tagliare le tasse con l’inflazione alle stelle e una pessima congiuntura economica causa guerra in Ucraina. I mercati vanno a picco, la Banca d’Inghilterra salva all’ultimo i fondi pensione, Truss si dimette. È il turno di Rishi Sunak, quarto primo ministro in quattro anni. La stabilità politica inglese, altra vittima della Brexit. Il settimanale Economist pubblica una copertina dal titolo: Welcome to Britaly, con Truss centurione e gli spaghetti nella forca.

5 giugno 2023 - L’ultima libreria

Sino a qualche giorno fa c’era l’Italian Bookshop, unica libreria italiana ed europea di Londra, diretta da Ornella Tarantola. Oggi ha chiuso definitivamente. «Tra le cause» spiega la titolare «c’è la Brexit, che ha fatto aumentare i costi di dogana e spedizione dei libri dall’Italia, e la concorrenza di Amazon». Risultato: Londra non ha più una libreria italiana ed europea. Addio alle armi. E ora per chi suona la campana?

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