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Che intelligenti le giraffe, capiscono anche le statistiche

Giraffe nel Lake Nakuru Park, Kenya (Getty Images)

 
Uno studio recente prova la finezza del cervello di questi mammiferi, molto popolari eppure ancora poco conosciuti. E che rischiano adesso perfino l’estinzione. Causa clima e degrado del territorio
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Sono certamente tra gli animali più iconici del mondo, eppure delle giraffe sappiamo ancora molto poco. Le ultime novità che le riguardano sono però sorprendenti, indicando un’intelligenza e socialità più profonde e complesse di quanto si potesse pensare. «Non solo sono oggetto di poca ricerca, ma la maggior parte degli studi che riguardano Giraffa camelopardalis, una delle specie simbolo dell’Africa, vengono fatti negli zoo, in situazioni ben diverse da quelle naturali» conferma l’etologa e presidente dell’associazione Eticoscienza Chiara Grasso, che delle giraffe ha studiato la struttura sociale. In effetti anche l’ultima ricerca arriva da esperimenti nello zoo di Barcellona, volti a rispondere alla strana domanda che si è fatto l’etologo Alvaro Caicoya, dell’ateneo cittadino: ma le giraffe capiscono le statistiche? Come è noto anche molti Homo sapiens hanno difficoltà a comprenderle, però ciò che tutti noi inconsciamente sappiamo fare è l’uso dei campioni rappresentativi: se posso …

Sono certamente tra gli animali più iconici del mondo, eppure delle giraffe sappiamo ancora molto poco. Le ultime novità che le riguardano sono però sorprendenti, indicando un’intelligenza e socialità più profonde e complesse di quanto si potesse pensare. «Non solo sono oggetto di poca ricerca, ma la maggior parte degli studi che riguardano Giraffa camelopardalis, una delle specie simbolo dell’Africa, vengono fatti negli zoo, in situazioni ben diverse da quelle naturali» conferma l’etologa e presidente dell’associazione Eticoscienza Chiara Grasso, che delle giraffe ha studiato la struttura sociale. In effetti anche l’ultima ricerca arriva da esperimenti nello zoo di Barcellona, volti a rispondere alla strana domanda che si è fatto l’etologo Alvaro Caicoya, dell’ateneo cittadino: ma le giraffe capiscono le statistiche? Come è noto anche molti Homo sapiens hanno difficoltà a comprenderle, però ciò che tutti noi inconsciamente sappiamo fare è l’uso dei campioni rappresentativi: se posso pescare una sola manciata di monete o da uno scrigno che in superficie mostra tanti dobloni d’oro e pochi d’argento, o da uno con tanti d’argento e meno d’oro, immergerò la mano nel primo, ragionevolmente sicuro che quanto vedo in superficie, rappresenti un “campione” di tutto il contenuto.

Carote o zucchine?

Ebbene, Caicoya ha voluto capire se anche le giraffe riescano a tanto, e al posto delle monete ha usato contenitori che mostravano in superficie una certa quantità di fette di amate carote o di fette di molto meno apprezzate zucchine. «Abbiamo mostrato coppie di vassoi a quattro giraffe e l’animale poteva sceglierne uno toccando con il muso la mano dello sperimentatore» spiega Caicoya. «In tre diversi tipi di test, in cui variavamo le proporzioni visibili delle due verdure, le giraffe hanno mostrato sempre di preferire i contenitori che promettevano di avere più carote». Ma forse le giraffe “contavano” le carote in superficie? «No, perché nel terzo test, il numero di carote visibili era uguale nei due contenitori, cambiava solo quello di zucchine. In quel caso le giraffe non sceglievano quello con più carote, ma quello che prometteva un migliore rapporto carote-zucchine. Insomma hanno chiaramente la capacità di usare il concetto di campione rappresentativo» dice Caicoya. Il che le fa entrare in un ristretto club di animali molto intelligenti: questo test, infatti, per ora, l’hanno passato soltanto macachi, scimmie antropomorfe e pappagalli.

I “cugini” elefanti

Ma che se ne fanno le giraffe, animali che brucano le cime degli alberi, di questa capacità statistica? «Per loro che vagano per grandi distanze nella savana può essere utile a scegliere in quale direzione andare, valutando a distanza dove sia più probabile trovare gli alberi più verdeggianti. Probabilmente anche gli elefanti, che vivono in modo simile, passerebbero quel test» conclude Caicoya. In effetti anche l’organizzazione sociale delle giraffe somiglia molto a quella dei pachidermi. «In entrambe le specie per la maggior parte del tempo i due sessi vivono in branchi separati: maschi e femmine con i cuccioli sotto i due anni. Si mescolano soltanto nella stagione riproduttiva o se c’è molta abbondanza di risorse» spiega Grasso. «Mentre nei gruppi maschili a dominare sono gli individui più aggressivi, che sottomettono gli altri colpendoli con il collo, con gli ossiconi (i cornetti, che hanno anche una funzione termoregolatrice) e con calci, fra le femmine il vertice lo conquista l’autorevolezza della femmina più anziana: si può dire che fra i maschi vale la regola del “Fate come voglio io, o vi meno”, fra le femmine il “Ti seguiamo, perché ci fidiamo di te”. E la leader delle femmine, oltre a guidare il gruppo verso il cibo e l’acqua, si prende anche cura dei cuccioli orfani, seguendoli per i due anni necessari a imparare tecniche di sopravvivenza e regole sociali. Non poco, visto che questa specie vive circa 25 anni». Insomma le giraffe hanno lati cognitivi e comportamentali sorprendenti, ma sono popolari soprattutto per la strana forma del corpo, praticamente unica. «L’evoluzione sforna soluzioni che sono un compromesso molto raffinato fra opportunità e limiti: l’opportunità, nel caso delle giraffe, era raggiungere la nicchia alimentare intatta delle foglie degli alberi, ma ciò ha voluto dire sviluppare collo e gambe lunghissime, con una serie di problemi fisiologici da risolvere». Per esempio assicurare al cervello, posto due metri sopra al torace, un afflusso costante di sangue: la soluzione è stata evolvere un cuore molto potente, ma anche una rete di vasi sanguigni con valvole nel collo e nelle zampe, che assorbono l’eccesso di pressione, che altrimenti potrebbe, per esempio, far scoppiare le arterie cerebrali quando l’animale abbassa la testa al suolo per bere. il salto del neonato Ma perché allora non allungare di più le gambe, invece del collo? «Ovviamente ci sono limiti dovuti alla resistenza delle ossa e alla forza dei muscoli per muoverle. Ma c’è anche un altro fattore: le femmine partoriscono in piedi, e il neonato già oggi cade, a gambe in avanti per attutire l’urto, da un paio di metri di altezza. Altezze maggiori sarebbero problematiche. Del resto intervenire sul collo è stato semplice: come tutti i mammiferi le giraffe hanno sette vertebre cervicali, non ne hanno evolute di nuove ma solo allungate». Grasso poi ci fa notare un’altra caratteristica poco nota. «Restano soltanto 90 mila giraffe in tutta l’Africa, contro i 400 mila elefanti, per i quali i media sembrano preoccuparsi molto di più». La minaccia più grave è la perdita di territorio: per animali che contano su fonti di cibo sparpagliate in enormi superfici, il fatto che la savana in cui vagare si riduca per l’invadenza umana è esiziale. Conclude sconsolata l’etologa: «E non c’è solo quello: le giraffe vengono ancora cacciate per la loro bellissima pelle, e ultimamente hanno cominciato a farsi sentire anche gli effetti del cambiamento climatico: io stessa ho trovato in Zimbabwe tre giraffe morte di sete intorno a una pozza d’acqua, asciugata da una siccità eccezionale».

Sul Venerdì del 23 giugno 2023

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