Liala: è tornata la nonna del Romance
di Lidia RaveraAmalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi detta Liala (1897-1995) (Mondadori Portfolio)
Non ci sono vie di mezzo: le ragazze sono tutte bellissime. Sarà per questo che la casa editrice Sonzogno ha deciso di ripubblicare parte della sterminata produzione di Liala?
Si chiamano Coralla Kroon, le ragazze, come la sedicenne ribelle «discriminata perché figlia di attori di rivista» o Renata, detta Beba «dai lunghi capelli biondi» che resiste all’amore di Furio, duca di Villalta, per non «seguire le orme della madre tragicamente assassinata dal marito». Come le quattro sorelle di Villa Valbruna: Thea appassionata di canto, Eva appassionata di motori, Leila che «passa le giornate a giocare con la sua bambola» anche se ha già 15 anni e Donata, la maggiore, «che si fa carico della famiglia». I genitori sono spesso morti come nelle fiabe.
L’amore arriva quasi sempre in divisa. Se le ragazze e le donne sono invariabilmente di una bellezza debordante, gli uomini sono spavaldi o ricchi o capitani. Talvolta tutte e tre le cose. O almeno due su tre. Sono quasi sempre «affascinanti eroi …
Non ci sono vie di mezzo: le ragazze sono tutte bellissime. Sarà per questo che la casa editrice Sonzogno ha deciso di ripubblicare parte della sterminata produzione di Liala?
Si chiamano Coralla Kroon, le ragazze, come la sedicenne ribelle «discriminata perché figlia di attori di rivista» o Renata, detta Beba «dai lunghi capelli biondi» che resiste all’amore di Furio, duca di Villalta, per non «seguire le orme della madre tragicamente assassinata dal marito». Come le quattro sorelle di Villa Valbruna: Thea appassionata di canto, Eva appassionata di motori, Leila che «passa le giornate a giocare con la sua bambola» anche se ha già 15 anni e Donata, la maggiore, «che si fa carico della famiglia». I genitori sono spesso morti come nelle fiabe.
L’amore arriva quasi sempre in divisa. Se le ragazze e le donne sono invariabilmente di una bellezza debordante, gli uomini sono spavaldi o ricchi o capitani. Talvolta tutte e tre le cose. O almeno due su tre. Sono quasi sempre «affascinanti eroi dell’aviazione», ma ci sono anche ricchi avvocati e «affascinanti ufficiali di Marina».
Lo scenario è lussuoso e monotono: ville, terrazze, giardini. Laghi in cui le ville, le terrazze e i giardini si specchiano. Saloni sterminati e malinconici. Baldacchini sontuosi. Può capitare che le donne bellissime abbiano calcato la scena dell’eros con profitto allontanandosi dall’innocenza come Delizia Barbàro in arte Lili Sybel, ma in genere ci sono 400 pagine a disposizione per il riscatto di un’anima (purché abiti in un corpo perfetto). Per gli uomini, invece, aver vissuto è una regola: hanno dalla loro l’esperienza, corteggiano con elaborati complimenti, stendono schiere di ragazze ma poi, anch’essi, cadono preda dell’amore. E allora, pur se sono momentaneamente a terra, si inebriano del volo.
Questo, approssimativamente, il mondo di Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, in arte Liala. Come fa ad avere tutti quei cognomi? Non è dato saperlo, sappiamo, al contrario, che nasce sul lago di Como il 31 marzo del 1897, che si sposa alla fine del liceo con un uomo di 18 anni più vecchio di lei, ma marchese, Pompeo Cambiasi. Sappiamo che, da quel momento, vive in una «piccola proprietà» a Varese ed evidentemente non è felice perché, nel 1924, si innamora di un altro, Vittorio Centurione Scotto, anche lui marchese, ma, soprattutto, aviatore. Vittorio è valoroso, spericolato, audace. Infatti muore, durante l’allenamento per una gara fra idrovolanti. Sono trascorsi meno di due anni dall’inizio di un amore così travolgente da spingere Amalia Liana in direzione di un divorzio, scelta che all’epoca non era una passeggiata.
La morte dell’uomo che ama la fa cadere nel pozzo profondo della disperazione. Cerca di uscirne scrivendo, senza altra ambizione che quella di riuscire a sopravvivere, o forse di riuscire a rivivere quel sogno breve e intenso, la pienezza di quel sentimento clandestino e dirompente.
La morte è un elemento chiave del romanticismo, Liana non è una scrittrice, ma è una donna romantica e soprattutto una donna di mondo, abituata a vivere nell’ambiente poi descritto nei suoi romanzi: ville giardini terrazzi, conti marchesi e aviatori. Un «amico di famiglia», certamente titolato, la presenta ad Arnoldo Mondadori e lei ne è felice. Forse qualche aspirazione letteraria cova sotto il suggestivo sudario di sofferenza amorosa, perché a Arnoldo Mondadori Liana consegna il manoscritto della sua passione tragicamente interrotta, confessando: «L’ho scritto per non impazzire», ma accettando di vederlo pubblicato.
Quello che né lei né Mondadori (il capostipite dell’impero che ancora oggi giganteggia in libreria) potevano immaginare è che andasse esaurito in venti giorni. Del resto, i bestseller sono così: inconsapevoli, un po’ più avanti del loro tempo. E, in qualche misterioso modo, necessari. Sicuramente a chi li scrive, spesso anche a chi li legge. Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, senza averlo previsto, fondò, con quel suo primo romanzo, intitolato Signorsì, un genere che, con poche variazioni, catturerà milioni di lettrici in tutto il mondo per un centinaio d’anni a venire.
Certo, una bella mano gliel’ha data Gabriele D’Annunzio, spazzolando via tutti quei cognomi a favore di un nom de plume fra i più azzeccati di tutti i tempi: Liala. «Un’ala sta bene nel nome di una scrittrice che parla con tanto amore di aviazione», le disse, autografandole una fotografia, il giorno che l’ormai celebre marchesa Cambiasi Negretti Odescalchi fu invitata al Vittoriale.
Forte di quello pseudonimo volante ed elegante, Liala giganteggia per decenni, nonostante una scrittura involuta e rigida, che risulta, oggi, alquanto datata. I caratteri sono stereotipati, le trame ripetitive, i sentimenti più descritti che evocati. Ma è proprio grazie a questi difetti che si raggiunge il successo di massa, in un Paese dove la maggioranza della popolazione è composta da accurati non-lettori.
I romanzi di Liala sono stati definiti “d’appendice” e poi “rosa”. «Sembra Liala» è l’insulto base del lettore colto o del recensore spocchioso, nei beati anni dell’impegno (leggi: il secolo scorso) contro ogni storia d’amore. Oggi il genere gode di buona stampa perché vende. Si è sviluppato sotto etichette straniere, dalla Chick lit (allusione maschilista al fatto che le pollastre leggano storie d’amore sceme, anche se sotto forma di romanzi umoristici e post femministi) al fortunatissimo Romance.
Il Romance ancora giganteggia nel commerciale, come, ai suoi tempi, Liala. E senza stigma culturale. Erin Doom, autrice di Il fabbricante di lacrime e di tanti altri bestseller, ha rotto di recente il patto dell’anonimato, mostrandosi in tv: è una bella ragazzona emiliana e si chiama Matilde. Il suo romanzo ha venduto 700 mila copie. È stato il libro più comprato nel 2022.
I Romance piacciono perché sono rassicuranti, e sono rassicuranti perché sono sempre uguali. Puoi raggrupparli in sottogruppi basandoti sul trope (tema ricorrente nelle narrazioni) e ottenere buffe sottocategorie: ci sono gli Amnesy basati sulla perdita della memoria che viene riconquistata grazie alla dedizione dell’amato/a. Ci sono i Brother’s best friends, tutta una ipotetica collana sulle ragazze che si innamorano del miglior amico del loro fratello maggiore. Ci sono gli Enemies to lovers, la solita storia dei due che si detestano a pagina uno e si sposano a pagina 300. Sono romanzi per un pubblico bambino che vuole sentire sempre la stessa canzone, vuole sognare sempre lo stesso sogno, ripetere sempre gli stessi cliché sperando che diventino veri a forza di essere ripetuti.
Passano gli anni, i decenni, i secoli e la fame di illusione amorosa non accenna a diminuire.
Ma basta questa certezza a motivare la ripubblicazione di Una notte a Castelguelfo di Liala?
Certo c’è il fascino vintage del passato remoto, tutti quei deliziosi orpelli, ma sopratutto c’è un’autrice che è diventata un marchio: la sua scrittura turgida, gonfia di sentimento, racconta donne capaci di innamorarsi a morte, ma mai glorificate come mogli o madri, e questo, nella prima metà del secolo scorso, era puro anticonformismo.
Oggi i pronipoti della marchesa Cambiasi sono gli smilzi libretti di Harmony, obbligati al lieto fine. C’è più zucchero e meno dramma. Mancano le cerimonie della piccola nobiltà di provincia , raccontate da chi le conosceva bene. Manca l’intreccio di colpe e passioni. Ma la vera differenza fra le autrici di Romance contemporanei e Liala è questa: lei ci credeva. Credeva nelle sue storie di aviatori coraggiosi e signorine spasimanti. Ne aveva assaggiato il sapore e sapeva rievocarlo. Il che rende i suoi romanzi superati e nello stesso tempo eterni.
Sul Venerdì del 23 giugno 2023