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Maledetta noia. È in aumento, vediamo perché e come combatterla

(Getty Images)

 
Sommersi da stimoli tecnologici, finiamo con l’accusare di più il disagio caro a Tolstoj. Lo confermano gli studi di due psicologi: “Si è alzata la soglia per attirare la nostra attenzione. E siamo sempre insoddisfatti”
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“La noia è morta, viva la noia”. Nell’Occidente benestante e tecnologico è logico pensarlo: da un lato, tra social media, viaggi low-cost, corsi online di ogni tipo e eventi urbani a tutte l’ore, non abbiamo mai avuto tante possibilità di svago come oggi. E dall’altro abbiamo sul cellulare decine di app che ci promettono di farci risparmiare tempo in tutto ciò che facciamo. Così c’è addirittura chi rimpiange la noia: quasi ogni mese esce un articolo in cui si dice che dovremmo ritrovare il tempo di annoiarci, per diventare più creativi. Ma la realtà, secondo la scienza, è un po’ diversa: paradossalmente ci stiamo annoiando sempre di più.

Effetto pandemia

«Un indizio? Nel 2000 gli studi sulla noia avevano un migliaio di citazioni, nel 2020 erano nove volte tanto» spiega Anna Silvia Bombi, psicologa dello sviluppo, che con lo psicoterapeuta Daniele Malaguti ha scritto il saggio Il diritto di annoiarsi (Il Mulino, pp. 176, euro 13). «Agli studi sulla noia come fenomeno a sé si sono infat…

“La noia è morta, viva la noia”. Nell’Occidente benestante e tecnologico è logico pensarlo: da un lato, tra social media, viaggi low-cost, corsi online di ogni tipo e eventi urbani a tutte l’ore, non abbiamo mai avuto tante possibilità di svago come oggi. E dall’altro abbiamo sul cellulare decine di app che ci promettono di farci risparmiare tempo in tutto ciò che facciamo. Così c’è addirittura chi rimpiange la noia: quasi ogni mese esce un articolo in cui si dice che dovremmo ritrovare il tempo di annoiarci, per diventare più creativi. Ma la realtà, secondo la scienza, è un po’ diversa: paradossalmente ci stiamo annoiando sempre di più.

Effetto pandemia

«Un indizio? Nel 2000 gli studi sulla noia avevano un migliaio di citazioni, nel 2020 erano nove volte tanto» spiega Anna Silvia Bombi, psicologa dello sviluppo, che con lo psicoterapeuta Daniele Malaguti ha scritto il saggio Il diritto di annoiarsi (Il Mulino, pp. 176, euro 13). «Agli studi sulla noia come fenomeno a sé si sono infatti aggiunti quelli sugli effetti psicologici della pandemia, tra cui la noia è stato uno dei principali, per via delle varie restrizioni». Aggiunge Malaguti:«In questi anni ci siamo trovati in una condizione di impoverimento delle esperienze e della socialità. Questo ha reso tutti noi più sensibili a un disagio che non è nuovo, ma si è nettamente acuito: è già da una ventina d’anni che in psicologia si parla di riscoperta della noia».

Ma che cos’è la noia? «Un’emozione legata a doppio filo al nostro bisogno di agire in modo fruttuoso con l’ambiente, ricavandone sia benefici che un senso di efficacia personale» risponde Bombi. «Se questo bisogno è frustrato, per cause nostre interne come l’incapacità a prestare attenzione, o esterne, come un contesto privo di ogni stimolo, allora avvertiamo la noia». Che è diversa dall’apatia, perché l’apatia basta a sé stessa, mentre la noia ci rende insoddisfatti, ci fa cercare qualcosa da fare, è insomma quello che Tolstoj definiva “un desiderio di desideri”.

L’eccesso di pungoli digitali non è la soluzione ma un nuovo problema: «L’iperstimolazione produce difficoltà a mantenere l’attenzione, che a sua volta rende più difficile sentirsi pienamente coinvolti nel “qui ed ora”» spiega Malaguti. «Così il momento presente mi sembra vuoto, mi annoia. Questo fastidio mi impedisce di fermarmi a riflettere, e mi spinge invece a cercare nuovi stimoli, che non sono necessariamente significativi, ma possono essere trastulli momentanei come guardare l’email, controllare quanti “like” ha ricevuto il mio ultimo post sui social, e così via». Ma queste microattività hanno effetti molto limitati e temporanei. «Anche perché ormai siamo assuefatti alla sovrastimolazione digitale» osserva Malaguti. «Si è alzata la soglia da superare perché qualcosa attiri la nostra attenzione, e così ci annoiamo più facilmente».

TikTok, Instagram e social vari hanno un effetto preciso: «Ci offrono un’evasione momentanea, ma che ci lascia passivi» spiega James Danckert, docente di psicologia all’università di Waterloo (Canada) e autore, insieme al collega John Eastwood, di molti studi sul tema e del saggio The psychology of boredom. «Se siamo meri ricettacoli di un torrente di informazioni audiovisive, anziché evaporare la noia resta in agguato. Perché è un segnale che il cervello ci manda quando stiamo sottoutilizzando le nostre capacità. Lo scopo è spingerci ad azioni più produttive e che abbiano più significato per noi, dove possiamo realizzarci di più, senza sprecare energie in attività poco coinvolgenti. Ma se di fronte al segnale della noia ci limitiamo a compulsare lo smartphone, significa che non comprendiamo ciò che il cervello sta cercando di dirci». Le neuroscienze confermano l’idea che la noia sia una specie di sentinella.

Danckert e Eastwood hanno mostrato che la mente annoiata assomiglia molto alla mente a riposo: c’è poca o nulla attività nella rete cerebrale preposta al focalizzarsi su un pensiero o un’azione (detta “rete di salienza” e composta dall’insula e dalla corteccia cingolata anteriore dorsale) e sono invece molto attivi i circuiti cerebrali tipici dei pensieri casuali, dell’ozio e delle fantasticherie, ovvero il Default Mode Network (DFM), rete cerebrale composta da più aree (come il lobo temporale mediale, la corteccia prefrontale mediale e quella cingolata posteriore).

L’interruttore è l’insula

«Durante la giornata, questi due stati si alternano, e l’interruttore che ci fa passare dall’uno all’altro è l’insula» spiega John Eastwood. «Però perché l’insula possa fare al meglio il suo lavoro ci serve autocontrollo per resistere agli stimoli che cercano di renderci passivi. Questo è il motivo per cui, come evidenziano diverse ricerche, i bambini e gli adolescenti si annoiano di più dei ventenni e degli adulti: la loro corteccia prefrontale, cruciale per l’autocontrollo, è ancora incompleta. A ciò si aggiunge il fatto che gli adolescenti si trovano più spesso in situazioni in cui non hanno controllo e da cui non possono sottrarsi, come le ore di lezione: infatti anche le riduzioni di autonomia personale provocano la noia, come sanno gli adulti intrappolati nei meeting aziendali o nelle code in autostrada».

Quanto alla credenza che la noia renda più creativi, è tutta da rivedere: «Gli studi che lo sostengono sono controversi, ad esempio non fanno distinzione tra l’annoiarsi e il sognare a occhi aperti, ed è quest’ultima attività che è associata alla creatività» commenta Danckert. «La noia non ci rende più creativi, ma quello che si può dire è che le persone creative si annoiano di meno».

Per questo è utile che genitori e insegnanti si adoperino per offrire qualche antidoto intelligente ai ragazzi. «Nel tragitto sull’autobus da casa a scuola, io e mia madre facevamo un gioco: cercavamo di indovinare il mestiere degli altri passeggeri osservando il loro aspetto» ricorda Anna Silvia Bombi. «Mettere al lavoro le nostre capacità di osservazione è un’ottima ricetta per non annoiarsi, ovunque noi siamo: dalla fila alle poste ai tempi morti di un meeting aziendale».

Un altro trucco è avere aspettative realistiche sul mondo. «Tutti noi ci costruiamo dei modelli mentali utili a prevedere ciò che può succederci» spiega Danckert. «Le persone più portate ad annoiarsi spesso hanno dei modelli mentali poco aderenti alla realtà: in particolare si aspettano che le cose debbano essere sempre eccitanti. Ovviamente non può essere sempre così, e quando queste aspettative sono insoddisfatte, ecco che per loro scatta la noia».

Quello che può davvero giovare, nelle situazioni noiose, è l’accettazione. «Che non è rassegnazione, e nemmeno stoicismo» osserva Malaguti. «Se sono in coda al supermarket, e accetto questo tempo vuoto, divento più padrone del mio presente, riesco ad ascoltarmi meglio. È un’occasione per ricollegarmi con me stesso, per dirmi come sto, dove sono, quali emozioni provo. Se mi fermo per un attimo, chiudo gli occhi e mi concentro sul mio respiro posso riempire quel momento e viverlo senza fuggire né nel passato né nel futuro». A meno che, ovviamente, non abbiamo la sfortuna di avere qualche noiosone proprio accanto a noi. «Le persone noiose sono quelle che, meno dotate di empatia, ci vedono solo come audience. E ci calano in un ruolo in cui le nostre capacità cerebrali sono sottoutilizzate. Di qui la noia» spiega Eastwood. «Un esempio: i narcisisti che amano parlare soltanto di sé senza interessarsi minimamente all’interlocutore». Insomma quelli che, dopo avervi stordito con il racconto minuzioso delle loro giornate, aggiungono sornioni: “Ma adesso basta parlare di me, parliamo di te: cosa pensi tu di me?”.

Sul Venerdì del 23 giugno 2023

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