Il giapponese che conquistò Parigi
di Daria GalateriaIl pittore giapponese Tsuguharu Foujita (1886-1968) nel 1923 (Getty images)
L’onorevole maggiore medico e a breve Generale dell’Esercito Imperiale nipponico Tsuguhaki Foujita apprese, nel 1886, la nuova gravidanza della moglie Masako dal rituale inchino con cui lei gli presentò il sekitan (riso rosso bollito) e il tai (orata alla griglia), considerati di buon auspicio. Il piccolo Tsuguharu Foujita crebbe disegnando con la nonna materna, artista di pittura a china della scuola Nanga; il Generale, di cui Foujita ebbe sempre un po’ paura, non si oppose al suo destino («Mi aspetto di essere il primo pittore in Giappone»), e lasciò che andasse a lavorare a Parigi, dove intanto fioriva la moda del giapponismo. Montparnasse era una scuola d’arte e trasgressione, Foujita, che era coniugato in patria, conquistò una modella bruna regalandole una camicia azzurra di sua creazione; lei gli offrì un tè, e tredici giorni dopo erano sposati; un’altra moglie, la “neve rosa” Youki, Foujita la condivise col suo amico Robert Desnos, geniale poeta surrealista (gliela lasciò).
Fou…
L’onorevole maggiore medico e a breve Generale dell’Esercito Imperiale nipponico Tsuguhaki Foujita apprese, nel 1886, la nuova gravidanza della moglie Masako dal rituale inchino con cui lei gli presentò il sekitan (riso rosso bollito) e il tai (orata alla griglia), considerati di buon auspicio. Il piccolo Tsuguharu Foujita crebbe disegnando con la nonna materna, artista di pittura a china della scuola Nanga; il Generale, di cui Foujita ebbe sempre un po’ paura, non si oppose al suo destino («Mi aspetto di essere il primo pittore in Giappone»), e lasciò che andasse a lavorare a Parigi, dove intanto fioriva la moda del giapponismo. Montparnasse era una scuola d’arte e trasgressione, Foujita, che era coniugato in patria, conquistò una modella bruna regalandole una camicia azzurra di sua creazione; lei gli offrì un tè, e tredici giorni dopo erano sposati; un’altra moglie, la “neve rosa” Youki, Foujita la condivise col suo amico Robert Desnos, geniale poeta surrealista (gliela lasciò).
Foujita si sposò più volte, e intanto era diventato famosissimo, con i suoi capolavori unici a colori piatti e precisione iconografica di donne, fiori, lottatori, e molti gatti e autoritratti; l’unico pittore ben pagato di Parigi, e, negli Anni Folli, figura permanente di dandy esotico – frangetta, baffetti e grossi occhiali neri: la sua vicenda biografica e artistica ora nel ricchissimo Foujita, un artista e le sue vite di Antonella Basilico presso Gangemi.
In viaggio in America Latina, Foujita aveva ammirato gli immensi murales di Diego Rivera e, nel 1936, in uno dei suoi rientri in patria, stava facendo le riprese dello squisito cortometraggio (visibile in rete) Le Japon pittoresque a Akita nell’isola di Honshu, quando il facoltoso collezionista locale Hirano Masakichi, sentendolo dichiarare pubblicamente che era “il più eccelso pittore al mondo”, lo sfidò ipso facto a creare il più grande quadro mai realizzato. Gli procurò un enorme granaio, un artigiano che costruì la tela di 3,60 per 20,50 metri, e promise di costruire un museo apposito per ospitare l’opera. Ad agosto Foujita tornò a Akita per la “festa delle lanterne”, prese appunti e scomparve. Il 15 febbraio del 1937 l’artista tornò nella cittadina sepolta nella neve; il 21 si chiuse nel granaio cominciando a dipingere, a ritmi forsennati, ispirato da un altoparlante che trasmetteva canti popolari di Akita. In 174 ore La fête des Quatre saisons era finita: splendido affresco della vita popolare cittadina. Giacque, ammiratissimo, nel granaio, ma solo molti anni dopo, nel 2013, si aprì in effetti il Museo promesso, disegnato, triangolare, dal grande Tadao Ando.
Sul Venerdì del 30 giugno 2023