La terapia di gruppo di Zerocalcare
di Vittorio LingiardiIn un mondo sempre più malato, superficiale, immemore e sì, alla fine, cattivo, è un buon esercizio, di testa e di cuore, seguire i turbamenti di un giovane che, nato nella periferia romana dove continua a vivere, ormai famoso e più ricco dei suoi amici della panchina, non vuole diventare cattivo. Cioè non vuole abdicare ai propri ideali. È un problema che, in un modo o nell’altro, con partenze e arrivi diversi, riguarda il diventare grandi di molti. Ho lasciato indietro qualcuno? Ho girato la faccia dall’altra parte? Ho fatto solo i miei interessi? Il giovane diventato famoso è ovviamente Michele Rech. Qualcuno ha detto che la nuova serie Netflix – Questo mondo non mi renderà cattivo – fa rimpiangere la prima – Strappare lungo i bordi.
Ma…
In un mondo sempre più malato, superficiale, immemore e sì, alla fine, cattivo, è un buon esercizio, di testa e di cuore, seguire i turbamenti di un giovane che, nato nella periferia romana dove continua a vivere, ormai famoso e più ricco dei suoi amici della panchina, non vuole diventare cattivo. Cioè non vuole abdicare ai propri ideali. È un problema che, in un modo o nell’altro, con partenze e arrivi diversi, riguarda il diventare grandi di molti. Ho lasciato indietro qualcuno? Ho girato la faccia dall’altra parte? Ho fatto solo i miei interessi? Il giovane diventato famoso è ovviamente Michele Rech. Qualcuno ha detto che la nuova serie Netflix – Questo mondo non mi renderà cattivo – fa rimpiangere la prima – Strappare lungo i bordi.
Ma no, sono solo diverse e segnano due momenti diversi dell’autoanalisi in progress di Zerocalcare. Un’autoanalisi il cui narratore – una personalità, la sua, con molte voci, gli altri – viaggia in più direzioni psichiche: osserva la parte di sé che conosce, ricostruisce il passato nel ricordo, esplora territori emotivi inquieti e sconosciuti. E naturalmente subisce il suo Armadillo, demone pigro, la coscienza di Zero. Questo mondo non mi renderà cattivo è un sogno politico, sociale e privato narrato da chi sa che i tre mondi sono inseparabili.
Zerocalcare è bravo perché parla di sé, ossessivamente di sé, parlando di tutti. Persino dell’inconscio infelice di un amico mancato, il grande e grosso e solitario Cesare, che sotto gli occhi del mondo diventa un neonazi malinconico e arrabbiato. Fatti di deviazioni e parentesi, i racconti di Zerocalcare sono sedute di terapia. Sue e nostre, individuali e di gruppo. In periferie che sono le valli dell’anima, Zero attraversa le solitudini e i sensi di colpa, gli ideali e le certezze perdute. Ci fa sentire amici, nel suo dire, dolcissimo e scazzato, «Je est un autre».
Sul Venerdì del 30 giugno 2023