Mykonos abusiva, il turismo è in mano al racket
di Elena KaniadakisElia Beach è una delle spiagge più famose di Mykonos: qui nel giro di pochi anni le costruzioni sono arrivate fin quasi all’acqua (Nurphoto via Getty Images)
Mykonos (Grecia). «Quando non senti più il rumore dei martelli pneumatici, sai che è arrivata l’estate». Seduto sulla soglia di casa, Sotiris Angelas osserva il viavai dei primi turisti con trolley sulla strada dove un tempo stendeva le reti da pesca ad asciugare. Da quando non prende più il largo, l’anziano pescatore passa il tempo a scrutare il traffico delle betoniere e dei muratori che ogni anno precede l’avvio della stagione turistica. È tornata l’estate, e quest’isola abitata da 10 mila persone si prepara ad accogliere il triplo della popolazione. «Il turismo ha portato molti soldi, ma la situazione ci è sfuggita di mano: e dove arriva il denaro, in assenza di controlli, arriva anche il crimine» commenta Angelas.
Le sue parole riflettono il sentimento di molti qui a Mykonos: mentre la pista dell’aeroporto dedicata ai jet privati è pronta a tornare in attività, in quest’isola nota come la “capitale della movida” delle Cicladi cresce l’inquietudine per la mancanza di regolamentazio…
Mykonos (Grecia). «Quando non senti più il rumore dei martelli pneumatici, sai che è arrivata l’estate». Seduto sulla soglia di casa, Sotiris Angelas osserva il viavai dei primi turisti con trolley sulla strada dove un tempo stendeva le reti da pesca ad asciugare. Da quando non prende più il largo, l’anziano pescatore passa il tempo a scrutare il traffico delle betoniere e dei muratori che ogni anno precede l’avvio della stagione turistica. È tornata l’estate, e quest’isola abitata da 10 mila persone si prepara ad accogliere il triplo della popolazione. «Il turismo ha portato molti soldi, ma la situazione ci è sfuggita di mano: e dove arriva il denaro, in assenza di controlli, arriva anche il crimine» commenta Angelas.
Le sue parole riflettono il sentimento di molti qui a Mykonos: mentre la pista dell’aeroporto dedicata ai jet privati è pronta a tornare in attività, in quest’isola nota come la “capitale della movida” delle Cicladi cresce l’inquietudine per la mancanza di regolamentazione nel settore del turismo, da cui dipende un quarto del Pil della Grecia.
Il nemico è l’archeologo
A marzo, l’archeologo Manolis Psarros, incaricato di vigilare sulla concessione di permessi edilizi nell’isola, è stato aggredito da sconosciuti fuori dalla sua casa di Atene. Colpito alle spalle, è stato ricoverato con tre costole rotte e il volto tumefatto. In un’intervista alla televisione pubblica Ert, Psarros ha ricollegato l’aggressione a «un sistema che opera a Mykonos secondo le proprie regole» e ricordato che nell’isola «l’edilizia illegale interessa l’80 per cento dei casi».
L’aggressione dell’archeologo non è un fatto isolato: negli ultimi anni, altre tre persone sono state assalite dopo avere denunciato le costruzioni abusive a Mykonos, tra cui un vicesindaco e un agente immobiliare aggredito con una mazza. Ma il caso di Psarros ha colpito a tal punto l’opinione pubblica da spingere il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, a convocare una riunione di gabinetto in cui ha deciso di sospendere la concessione di permessi edilizi nelle aree rurali di Mykonos. «È inaccettabile che ci sia un’isola dove alcuni si considerano al di sopra della legge» ha detto. Poco dopo una squadra di ispettori edili e circa cento nuovi agenti di polizia sono sbarcati sull’isola con lo scopo di ripristinare l’ordine.
Protesta ad Atene dopo l'aggressione all'archeologo Manolis Psarros, incaricato di vigilare sulla concessione di permessi edilizi a Mykonos (Associated Press/LaPresse)
Con i suoi novanta chilometri di costa, Mykonos è conosciuta soprattutto per gli esclusivi beach bar che offrono nel menu bottiglie di champagne da mille euro, ma il paesaggio all’interno riserva altre sorprese: fino a oggi sono stati scoperti cinquanta siti di interesse archeologico, i più antichi risalgono al V millennio a.C.
«Vogliono intimidirci perché difendiamo il territorio, anche se abbiamo pochi fondi e siamo sotto organico» racconta Despina Koutsoumba, presidente dell’Associazione degli archeologi greci. Lo stratagemma dei costruttori è quasi sempre lo stesso: «Ottengono l’autorizzazione per ristrutturazioni o per edificare su pochi metri quadrati, e poi si espandono a piacimento». Un fenomeno che, secondo Koutsoumba, si è sviluppato sotto gli occhi del governo greco: «Fino ad oggi le autorità si limitavano a intervenire con multe, utili alle casse dello Stato ma irrisorie rispetto al giro di affari degli imprenditori. Così una volta pagata la sanzione, l’attività riprendeva come prima».
Dai pirati ai milionari
Fino agli anni Sessanta, nel fitto reticolo di strade del centro storico di Mykonos, progettato per permettere ai residenti di saltare tra i tetti e mettersi in salvo dalle scorribande dei pirati, c’erano solo i pescatori e qualche archeologo interessato alla vicina isola di Delo. Nelle spiagge, gli hippy accampati per l’estate venivano rincorsi dalla polizia che aveva dichiarato guerra al nudismo, finché il prete dell’isola mise fine agli inseguimenti accettando l’idea che si potesse fare a meno del costume.
Poi fecero la loro comparsa gli yacht con a bordo Aristotele Onassis, Maria Callas, Brigitte Bardot. E lentamente il turismo iniziò a cambiare il volto dell’isola. L’anno scorso, le vendite di immobili nelle isole dell’Egeo meridionale hanno registrato un’impennata dell’80 per cento: tra queste, Mykonos è quella che ha attirato la maggiore domanda.
Nello stesso anno, nelle Cicladi sono state arrestate per abusivismo edilizio 135 persone. Per molti abitanti, il simbolo di questa emergenza a Mykonos è la spiaggia di Panormos, dove un solo bar ha occupato quasi tutto il litorale nella sua lunghezza. La licenza è stata sospesa nel mese scorso, dopo che gli ispettori hanno registrato quasi 40 mila metri quadrati di costruzioni illegali.
Casi come questo dimostrano che i controlli sono aumentati, ma molti abitanti rimangono scettici sulla loro efficacia. «Le ispezioni vanno eseguite soprattutto d’inverno, quando l’isola si trasforma in un cantiere a cielo aperto» spiega Anna Kammi, consigliera comunale, durante una pausa dal lavoro nel centro culturale Grypario, uno dei rari luoghi di incontro per gli abitanti dell’isola. «Ma anche quando vengono scoperti abusi, poi occorre demolire gli edifici: e non è facile perché il procedimento giudiziario è lungo e l’operazione molto costosa».
I danni ambientali non sono l’unico motivo di preoccupazione per i residenti. «Ci sentiamo sotto assedio» dice Anna Simaritis, mentre si fa strada con le buste della spesa tra i muratori impegnati a stendere l’asfalto vicino a una boutique di alta moda. «Non dormiamo la notte per la musica dei locali, mentre i bar ci impediscono di passeggiare sulla battigia perfino d’inverno». L’indignazione della signora Anna è condivisa da molti, ma in pochi denunciano per paura delle ritorsioni. «Che posto lasceremo in eredità ai nostri figli?» si chiede.
I mulini sono una delle caratteristiche del paesaggio di Mykonos: ce ne sono sedici sparsi in tutto il territorio dell’isola. (Nicolas Economou/NurPhoto)
Una pita tutta d’oro
Trenta milioni di viaggiatori hanno visitato la Grecia l’anno scorso, e secondo le previsioni del ministero del Turismo, quest’anno la cifra potrebbe essere ancora più alta. «Non è detto che per i greci sia una buona notizia» commenta Manolis Iotis, lavoratore stagionale di vent’anni da poco arrivato a Mykonos. «I miei amici andranno in vacanza in Spagna: l’estate in questo Paese è diventata troppo cara», racconta mentre sistema sul bancone di un bar le bottiglie di alcolici. Nel locale accanto, un menu pubblicizza la pita kalamaki – lo spiedino di carne onnipresente nella dieta dei greci – da 7 euro a fronte dei 2,70 che si pagherebbero ad Atene.
L’inquietudine della gente di Mykonos è comune a molte altre località turistiche greche. In una lettera inviata ai procuratori del Paese, la Corte suprema ha esortato a fermare le attività «che possono aver limitato il libero accesso dei cittadini alle spiagge». Arresti per costruzioni illegali si sono verificati a Rodi, mentre il comune di Sifno ha proposto di proibire la costruzione di piscine private per evitare che l’isola non abbia più acqua sufficiente per i servizi essenziali.
Un’eventualità che preoccupa anche Mykonos. «Alcuni sarebbero disposti a prosciugare il mare che abbiamo di fronte, pur di tenersi la piscina» commenta Angelas, il vecchio pescatore. «Ma la bellezza del nostro Paese non è eterna: se adesso non ce ne prendiamo cura, in futuro i turisti non saranno più disposti a visitarla».
Sul Venerdì del 30 giugno 2023