Tra pantere e puma c’è una giungla alle porte di Londra
di Simone PorrovecchioUn leopardo nero (shutterstock)
Grandi impronte di felino fotografate in boschi e campagne delle Midlands (Inghilterra centrale), numerosi avvistamenti di animali “misteriosi” in Cornovaglia, Galles sud-occidentale, Aberdeenshire (Scozia). A maggio le ultime testimonianze su un grande felino nero ai margini di un’autostrada a ovest di Londra. E poi ancora nei dintorni di Worcester e Pembroke. E le carcasse di grandi cervi divorati fino all’osso puntualmente trovati nelle stesse zone dove avvengono le strane apparizioni di animali.
Al di là di ogni ragionevole dubbio si tratta, nella maggior parte dei casi, di pantere e puma che si aggirano liberi nelle campagne del Regno Unito.Lo conferma anche l’analisi del Dna mitocondriale estratto da campioni di pelo nero trovato sul filo spinato di una fattoria nel Gloucestershire, dove da mesi si verificava un’insolita attività predatoria, eseguite nel laboratorio forense della Royal Agricultural University: al 99 per cento coincide con una specie di predatore appartenente al…
Grandi impronte di felino fotografate in boschi e campagne delle Midlands (Inghilterra centrale), numerosi avvistamenti di animali “misteriosi” in Cornovaglia, Galles sud-occidentale, Aberdeenshire (Scozia). A maggio le ultime testimonianze su un grande felino nero ai margini di un’autostrada a ovest di Londra. E poi ancora nei dintorni di Worcester e Pembroke. E le carcasse di grandi cervi divorati fino all’osso puntualmente trovati nelle stesse zone dove avvengono le strane apparizioni di animali.
Al di là di ogni ragionevole dubbio si tratta, nella maggior parte dei casi, di pantere e puma che si aggirano liberi nelle campagne del Regno Unito.Lo conferma anche l’analisi del Dna mitocondriale estratto da campioni di pelo nero trovato sul filo spinato di una fattoria nel Gloucestershire, dove da mesi si verificava un’insolita attività predatoria, eseguite nel laboratorio forense della Royal Agricultural University: al 99 per cento coincide con una specie di predatore appartenente al genere Panthera (Panthera pardus). Un nome che indica gli esemplari neri di alcune specie di felini: nel caso del Glouchestershire si tratta di un leopardo. La scoperta si deve agli operatori della casa di produzione televisiva inglese Dragonfly Films, che proprio in quella zona erano impegnati con le riprese di un documentario, Panthera Britannia, su Amazon Prime nella seconda metà di luglio, che indaga sul mistero.
Conferma dal Dna
«Nell’80 per cento degli incontri registrati si tratta di leopardi neri. Nel 15 per cento di puma o leoni di montagna (Puma concolor), il resto sembrerebbero essere linci (Felis lynx)» ci spiega Rick Minter, biologo, esperto di felini e fondatore dell’organizzazione Bigcatconversation, impegnata nella raccolta e analisi delle prove raccolte in tutto il Regno Unito e nell’organizzazione di conferenze nelle contee dove avvengono gli avvistamenti. Minter è anche autore del bestseller Big Cats Facing Britain’s Wild Predators. «Non è la prima volta che un’analisi di Dna suggerisce l’esistenza di grandi felini liberi nel Regno Unito» afferma Andrew Hemming della Royal Agricultural University. «Tuttavia le analisi del passato non avevano fornito risultati così inequivocabili. E ora si è aggiunto anche l’esame delle fosse dentarie rinvenute sulle carcasse di cervi: appartengono a grandi carnivori». Le prove scientifiche sono particolarmente importanti perché il materiale fotografico, benché esistente, è ancora molto raro.
Nel caso di incontri fortuiti la possibilità di ottenere riprese chiare con il telefono sono limitate» spiega Minter. «Le persone impiegano diversi secondi per elaborare ciò che stanno vedendo e quando si rendono conto che l’animale insolito è un grosso felino, nella maggior parte dei casi è tardi per prendere il telefono. Inoltre circa un quarto degli incontri coinvolge anche un cane o un cavallo insieme al testimone. E anche gli animali reagiscono, spesso mostrando un comportamento spaventato o un’attenzione mai sperimentata prima dal proprietario. Le persone non possono filmare qualcosa mentre cercano di tenere a bada e calmare il proprio animale».
Rilasci dagli zoo
Ma com’è possibile che in Scozia, Galles e Inghilterra si aggirino i predatori alfa della giungla? Gli esperti indicano due episodi di liberazione di grandi felini avvenuti nel secolo scorso come origine delle popolazioni autoctone: il primo durante la Seconda guerra mondiale, quando gli zoo liberarono tutti i felini perché non più in grado di fornire diete a base di carne. Il secondo dopo il 1976, quando una nuova legislazione rese illegale la vendita di animali esotici nei negozi britannici. «Sono centinaia gli articoli di giornale che tra gli anni 70 e 80 riportano avvistamenti in tutto il Regno» spiega Matthew Everett, presidente della Dragonfly Films. «Il nostro documentario non intende stimolare la paura, ma destare l’interesse delle popolazioni locali, degli agricoltori, dei proprietari terrieri e delle autorità affinché si faccia di più per far luce su questa non più incredibile realtà». Le autorità nicchiano: servirebbero fondi per le ricerche e tutto sommato l’allarme non è ancora così alto. E tuttavia i casi si vanno moltiplicando: Everett e collaboratori hanno intervistato ex poliziotti, militari, scienziati, ricercatori e naturalmente testimoni oculari. «Ci sono circa duemila presunti avvistamenti all’anno. Da oltre quarant’anni. Io stesso ho visto una pantera a circa 2 metri di distanza davanti alla mia auto e ho dovuto fare una frenata d’emergenza. È stato proprio questo incidente a spingermi a fare il film» dice Everett.
«Abbiamo cercato di ottenere informazioni dalla polizia del Somerset, del Devon, della Cornovaglia, del Gloucestershire. Tutti hanno rifiutato di fornirci i dati di cui sono in possesso. Anche il Defra (Department for Environment Food & Rural Affairs, il ministero dell’ambiente britannico) ha rifiutato». Continua Minter. «Sappiamo che le autorità ricevono filmati, ma non li rendono pubblici e lo stesso vale per le notizie di felini morti in incidenti stradali». Evitare l’attenzione di curiosi e stampa è evidentemente il primo obiettivo.
Sul numero di felini in libertà si possono solo fare congetture. Ma il fatto che vengano sempre descritti esemplari sani e robusti sembrerebbe dimostrare che non ci sono problemi di consanguineità. «Per diventare una popolazione geneticamente sana sono necessari circa 300 individui. Questa cifra potrebbe essere la stima, probabilmente al ribasso, per ciascuna delle tre specie avvistate». La principale fonte di cibo è il cervo: si stima che in tutta l’isola ne circolino circa due milioni. «Da inizio anno abbiamo osservato sette carcasse di cervo completamente scavate, divorati chirurgicamente, come fanno i felini del genere Panthera» spiega Minter. Le roccaforti delle popolazioni di leopardi neri al mondo sono la penisola malese e Giava, dove sono in declino a causa di bracconaggio e perdita di habitat. Un giorno non lontano esemplari dei furtivi leopardi britannici potrebbero essere necessari per salvare l’intera specie.
Sul Venerdì del 30 giugno 2023